Il pubblico delle grandi occasioni ha risposto all’appello questo fine settimana per la prima, attesissima edizione del Gran Premio Storico d’Italia. Sul circuito del Mugello, sedici piloti di fama internazionale hanno riportato in vita l’era più gloriosa della Scuderia Ferrari, facendo echeggiare ancora una volta la sinfonia dei motori V10 tra le colline toscane. Un weekend di pura adrenalina, che ha visto quasi 200 auto storiche da corsa sfidarsi in 18 gare mozzafiato, alcune delle quali decise sul filo dei millesimi di secondo.

Un debutto in rosso da incorniciare Il primo Gran Premio Storico d’Italia ha lasciato un segno indelebile. Organizzato dal 2 al 4 ottobre da HVM Racing sul tracciato del Mugello, in stretta collaborazione con Ferrari Corse Clienti e sotto l’egida dell’Automobile Club d’Italia, l’evento si è rivelato un successo travolgente. HVM Racing ha importato in Italia la formula vincente già collaudata con il KENNOL Grand Prix de France Historique: un mix perfettamente bilanciato tra esibizioni di monoposto di Formula 1 affidate a piloti leggendari e competizioni accanite tra specialisti del motorsport storico.

Il protagonista assoluto del fine settimana, tuttavia, non è mai stato in discussione. Al Mugello, da sempre terreno di prova prediletto della Rossa, l’esibizione “Scuderia Ferrari – Golden Age: 1996-2006” ha reso omaggio al decennio più vincente nella storia di Maranello: 5 titoli piloti, 6 titoli costruttori e 87 vittorie nei Gran Premi. Ma questi capolavori dell’ingegneria non erano certo stati portati in Toscana per restare parcheggiati nel paddock.

I campioni tornano al volante Tra sabato e domenica, i bolidi sono stati scatenati sull’asfalto da piloti dal puro DNA ferrarista. Il pubblico ha potuto ammirare René Arnoux (sulla 412 T2 del 1995), Eddie Irvine (F399), Nicola Larini (F1-2000), Stefan Johansson (F2001), Mika Salo (F2002), Giancarlo Fisichella (F2003-GA), Andrea Bertolini (F2004), Antonio Giovinazzi (F2005) e Luca Badoer (248 F1). A questo parterre de rois si è unito nella giornata di domenica anche Gerhard Berger, che ha preso il volante della F2004.

Fin dai primissimi giri, l’urlo dei V10 – incorniciato dal V12 della 412 T2 e dal V8 della 248 F1 – ha riempito la vallata, rimbalzando di tribuna in tribuna fino a perdersi nel paesaggio toscano. È stata la colonna sonora di un’epoca magica, quella in cui Michael Schumacher e la Scuderia dominavano incontrastati, un suono che mancava dalla Formula 1 dalla metà degli anni Duemila. Per i fan più giovani si è trattato di un’autentica rivelazione; per tutti gli altri, un tuffo al cuore e un riabbraccio carico di profonda emozione.

Foto: Piero Biagini – Giornalemotori


