In questa nuova stagione che ormai è ufficialmente cominciata tra i vari test, le novità non mancheranno: la più importante è l’introduzione delle CRT. Questa nuova categoria vedrà un debuttante assoluto nel mondo dei GP: Danilo Petrucci.

Classe 1990, nato a Terni, Danilo viene dal mondo delle derivate dalla serie, ed è entrato nel mondo della MotoGP dopo una stagione in crescendo nel campionato FIM Stock chiuso al secondo posto con Ducati. Chiusi i test di Jerez, abbiamo intercettato Danilo per sentire come si sente, le sue sensazioni e il suo punto di vista su questo 2012 che si appresta a partire.

Bene Danilo, Campione Italiano Stock 2011, secondo nella FIM Cup Stock 2011 a soli 2 punti dal vincitore Giugliano e ora sarai uno dei volti nuovi del Mondiale MotoGP 2012: come ci si sente ad entrare in un mondo così diverso dal solito?

Molta pressione addosso, non essendo arrivato in MotoGP dalla Moto2 o dalla SBK, non so quello che mi aspetta, non conosco più della metà delle piste ne le gomme Bridgestone, per di più correrò con una CRT, perciò non parto di certo avvantaggiato. Ma nonostante la pressione addosso sono abbastanza tranquillo, ho tutte le potenzialità per fare bene, ho una squadra che crede moltissimo in me, e anche la squadra stessa è di primissimo livello

Non ti spaventa un salto di categoria così importante, dal punto di vista tecnico?

Se avessi corso con una MotoGP sicuramente ero più tranquillo, ma di certo non sarebbe stato il 2012 l’anno del mio passaggio in MotoGP. Devo dire grazie alla Dorna per l’inserimento delle CRT, perché è grazie a queste che ho potuto fare questo salto. Tecnicamente sono molto vicine alle SBK, anche se come ho visto la guida e il setting sono completamenti diversi, in MotoGP devi andare forte e saper mettere a posto la moto, soprattutto con l’elettronica, forse la vera differenza dalla MotoGP alla SBK. Ma come ho già detto la mia squadra è preparata, e sa quello che fa

Tu vieni dal Campionato Stock con Ducati, hai lavorato con Ducati con la SBK e la nuova Panigale. Non era più facile trovare una sella in SBK attenuando un pochino il divario tecnico tra i mezzi che dovrai guidare e che hai guidato fino ad ora?

Si e l’avevo pure trovata una sella buona, sempre con Ducati, un bello stipendio e il ruolo di collaudatore per il secondo anno consecutivo. Devo dire che ci ho pensato su molto, perché con un anno di collaudi sulle spalle sapevo a cosa andavo incontro, ed ero ben preparato. La Ducati è veramente una grande famiglia, nonostante avessi già firmato per Ioda, alla fine dell’anno mi hanno invitato alla festa di fine anno dell’azienda con Checa Baiocco e Giugliano per ringraziarmi delle vittorie  del 2011. Però sono stati lenti, come per il caso Checa che era venuto fuori nel round di Portimao dove aveva già deciso di cambiare moto, hanno aspettato troppo per farmi quell’offerta, e io non volevo restare con le mani in mano per troppo tempo. Così nei giorni precedenti Giampiero Sacchi mi ha formulato questa offerta, biennale in MotoGP. Pochi avrebbero risposto di no, secondo me è un treno che passa una sola volta nella vita. Ad andare in SBK secondo me faccio sempre in tempo, mentre la MotoGP avrei dovuto aspettare un po di più.

Lavorerai nel progetto Ioda Racing con un “Mammasantissima” che ha fatto la storia del Motomondiale: Giampiero Sacchi. Che cosa si prova a lavorare fianco a fianco con delle persone che si vedevano in TV quando eravamo ragazzini?

Conosco Giampiero da quando ero piccolo, siamo entrambi di Terni, in più mio padre ha lavorato e lavora nel suo team da molto tempo. Per me è un onore lavorare con lui, che ha cresciuto Capirossi, Biaggi, Rossi, Lorenzo, Poggiali, Simoncelli, solo per dirne alcuni. Ha sempre visto giusto, spero che abbia fatto lo stesso anche con me.

Raccontaci come ti sei ritrovato a firmare con Ioda Racing.

Era un sabato mattina, avevamo fissato l’appuntamento da nemmeno una settimana. Visto che mio padre lavora con lui ero stato spesso nel suo ufficio, ma solo come ospite. Il suo ufficio, è un museo dove ogni volta mi incanto a vedere le cose che ci sono. Oltre mille modellini di moto e macchine, una sala dedicata alla Gilera, dove c’è la moto di Liberati, campione del mondo della 500, di Terni come me, poi tutte le gp 125 e 250, inclusa l’ultima gilera campione del mondo con Simoncelli. In più in giro per questo ufficio c’è l’aprilia di rossi con cui ha vinto la prima gara, e quella mondiale, la 250 di Lorenzo sempre campione del mondo, più tutte le moto con cui ha corso anno per anno.

Quel giorno, mi propose questo contratto, biennale, con uno stipendio mai visto prima, nella classe regina del motomondiale. Era convinto che avevamo le carte in regola per fare bene, perché anche la squadra campione del mondo con Biaggi capitanata da Giovanni Sandi sarebbe stata con noi. Volevo dirgli subito di si, ma mi fece pensare un giorno intero, così la domenica mi diede una copia del contratto per guardarlo e il lunedì ho firmato. Lui è molto scaramantico come me, infatti non fa e non firma niente di martedì e venerdì, perché “di venere e di marte non si da inizio all’arte” per questo siamo stati velocissimi a metterci d’accordo.

Anche se con le CRT, corri sempre nella classe regina del motomondiale. Un sogno che si realizza o un punto di partenza verso obbiettivi più grandi?

Molti mi hanno detto “adesso sei in MotoGP, sei arrivato” io rispondo che invece comincio adesso. È questo l’inizio della vera carriera da pilota. Non sono arrivato in MotoGP per fare la meteora, ma voglio restarci, poi vedrò come andranno le cose. In tutte le categorie che ho fatto non sono mai stato un comprimario, ma ho sempre lottato per le prime posizioni, e farò di tutto per essere davanti anche li.

Si fa un gran parlare delle prestazioni mediocri delle CRT, e a Sepang si è visto che il livello è ancora decisamente basso. Cosa pensi  di questa convivenza forzata tra due moto così distanti prestazionalmente?

Non credo che quello visto a sepang corrisponda alla realtà. Edwards non ha ancora una moto definitiva, per di piu Sepang è una pista molto veloce dove le MotoGP fanno la differenza. Già a Jerez, dove abbiamo girato noi, DePuniet girava costantemente con Barbera e anche il tempo alla fine del giro era lo stesso. Solo che noi siamo all’inizio dello sviluppo. Ho una moto unica, perché ha il telaio a traliccio, ed è costruita interamente dai ragazzi che poi sono in pista, cioè tutta l’equipe di Giovanni Sandi. Lavorano giorno e notte da gennaio, stanno facendo un lavoro incredibile perché non ci stanno a stare dietro, perciò credo che alla fine potremmo competere con le MotoGP satellite.

Molte piste saranno per te nuove. Play Station?

Ormai quella è superata! Ci ho giocato talmente tante volte che le piste le so tutte a memoria, per conoscere la sequenza delle curve aiuta ma poi nella realtà è un altra cosa. Vado nei giorni prima a vedere curva per curva a piedi l’andamento del tracciato, poi se abbiamo dati su quella pista guardo anche la telemetria dell’anno precedente, giusto per delle indicazioni sommarie. Poi purtroppo basta, puoi chiedere agli altri piloti, ma i segreti se li tengono per loro…quando entri per le prime prove libere puoi seguire qualcuno, ma se sanno che vai forte ti curano e perciò non ti fanno stare dietro, cosi devi imparare tutto da solo

Ora sei nelle fiamme Oro: riesci a conciliare bene l’attività di pilota con la tua attività lavorativa?

Quello delle fiamme oro è un mio sogno realizzato. Ero piccolo, 2-3 anni, mio padre lavorava nel team pileri (un altro team di terni) dove correva un giovanissimo e fortissimo Loris capirossi. C’era anche Giampiero Sacchi. Io pur essendo piccolo rimanevo incollato alla tv e ai giornali per vedere le corse. Loris era forte, vinceva, forse era il pilota più famoso in Italia a quei tempi. Ed era nelle fiamme oro. In lui io che ero piccolo vedevo il mio mito, nessuno era come Loris. Perciò da quel momento in poi io volevo essere come lui “da grande”. Piano piano ci sto riuscendo, sono entrato nelle fiamme oro come lui, gran parte della squadra che aveva lui adesso lavora con me, corro nella classe regina. Mi manca vincere decine di gare e tre mondiali poi sarò proprio come lui!

Come ti stai allenando fisicamente e mentalmente in vista della nuova stagione?

Fisicamente molto. Mattina e pomeriggio quasi tutti i giorni, mattina sport aerobici come bici o corsa a piedi, pomeriggio palestra o motocross o trial. La gara della MotoGP è terribile, io non sono abituato perché le mie gare erano lunghe la metà. Poi ho molti problemi alla schiena, dovuti alla tante cadute, perciò dopo metà gara sicuramente soffrirò, ma mi sto allenando apposta per far si che non venga fuori il dolore. Poi devi rimanere sempre piuttosto leggero, per me che sono alto e già peso molto, è ancora più difficile allenarsi e non mettere su peso

Test Jerez: allora come va questa moto?

La moto ha stupito tutti. Abbiamo cominciato a lavorarci alle 15 del primo giorno e già andava meglio della moto col telaio di serie, che è già un gran passo. Purtroppo era un motore stock, senza elettronica e senza freni in carbonio. Era più una stock che una MotoGP. Ma già nel primo giorno eravamo vicini alle aprilia ufficiali che hanno 6 giorni di test piu di noi. Purtroppo nel secondo giorno l’apprendistato con le gomme Bridgestone si è rivelato difficile, in un highside in una lungo curvone a sinistra ho semi distrutto la moto perciò abbiamo perso un ulteriore giorno. Nel terzo giorno però abbiamo risalito la china, abbiamo fatto tantissimi giri e regolato l’elettronica in modo generale, cioè non curva per curva ma in maniera omogenea lungo tutta la pista. Nonostante questo ho fatto 41.6 ad un secondo da DePuniet, che sono sette anni che sta in MotoGP, io non sono nemmeno sette anni che corro in moto…purtroppo la stampa e la gente fa confronti tra SBK e MotoGP, ma non si rendono conto che le MotoGPp hanno gomme difficili da interpretare e soprattutto durissime. Hanno un rendimento piuttosto uguale per 40 giri, perciò scivolano dal primo all’ultimo metro di utilizzo. Con delle gomme da tempo simili a quelle usate in SBK, credo che abbassino il tempo di 3 secondi…nei test irta a fine marzo disporremo della moto in versione definitiva, li vedremo a che punto siamo e come cominciare il campionato

Per chiudere, una domanda personale che non centra nulla: so che arrampichi. Grado più alto fatto? Guarda che quest’estate ti porto a Predazzo sotto il Passo Rolle….

no no! Non arrampico per niente! Le fiamme oro ci hanno portato a fare fondo in val di Fassa, a Moena, per allenamento, a me e simone corsi. Siccome li in caserma c’è la scuola per alpini della polizia di stato, un giorno siamo andati in una palestra per vedere cosa facevano, e devo dire che sono rimasto impressionato da quello che riescono a fare, addirittura c’era una via che passava per il soffitto, orizzontale al terreno! Non so come facevano, sembrava che avessero la colla nelle mani.

12 COMMENTS

  1. Thanks!! 😉
    Disponibile e gentile, un bravo ragazzo e uno veloce. Spero non si scotti in questa nuova avventura.

  2. Ma che bella intervista, cosi’ di prima sensazione mi sembra uno con la testa sulle spalle e pure simpatico.

    Interessantissimo il commento sulle gomme della Bridgestone e la differenza che farebbero i prototipi con le gomme delle SBK risponde a domande che ci facciamo spesso tutti.

  3. bella intervista e devo dire che petrucci ha dato delle gran belle risposte soprattutto per quanto riguarda la scelta del campionato.ha rischiato ma ha le idee chiare!vedremo in pista se le crt riusciranno a girare insieme alle gp sat,per ora lo ritengo poco plausibile.

  4. @mostro: ovviamente si!!!! faccio arrampicata in falesia da anni, e da 4 anni faccio anche cime….non sai l’adrenalina quando si scende in corda doppia con 200mt di strapiombo sotto le chiappe….

  5. @Aseb: anche a me ha fatto specie sentire che le Bridgestone scivolano così tanto….Che le Pirelli siano prestazionali già si sapeva, ma sentirlo dire da un pilota del suo livello è straordinario

  6. Bravo Danilo!!!! 🙂 🙂
    Cosi’a pelle mi stai simpatico,cerca di essere altrettanto bravo per come sei simpatico pero’eh!! 😉 😉

  7. @smeriglio…. anche io per anni…… fino a che mi sono trasferito in germania….. ma non sono andato oltre il 7.a grado…. ho fatto anche diverse vie lunghe…. specie in svizzera e nel veneto……. e so cosa si prova poi a calarsi in doppia…..

  8. Azz mostro, un settimo grado è cazzuto complimenti! Io vuoi per discontinuità o per pigrizia ho aperto da solo fino a un 6b+ e il 6c lo ho chiuso da secondo. al settimo non mi sono inoltrato. invece in parete abbiamo fatto dei bei quarti gradi lunghi sulle pareti del sella e falzarego. ci sono delle torri bellissime.

  9. io mi divertivo tantissimo a Carate Urio sul lago di Como….. bella falesia con vie, tutte di un solo tiro di corda che vanno dal 5 fino all´8 grado (mai provato) mi scaldavo in mattinata sulle vie da 5 grado per poi passare alle vie di 6 per poi rovinarmi sul 7.a anche da primo….. ho provato qualche cosa di piu´difficile da secondo ma non sono mai riuscito a chiuderle….. ho fatto un paio di volte una parete lunga sulle piccole dolomiti vicentine…. una decina di tiri di corda con grado da 5 fino a 6.b… sempre da primo e la prima volta sono andato fuori via e non trovavo la sosta e quindi mi sono dovuto arrangiare con cordini e chiodi…. lo spasso era che poi chi mi seguiva non voleva salire perche´ non si fidava della sosta che avevo aprontato (era la mia prima via lunga da primo) 😛

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