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Insieme a quelli di Spa e Monza, questo tracciato completava il trio delle piste più affascinanti, pericolose e veloci dell’intero Mondiale. Tracciati che premiavano i piloti più coraggiosi, tracciati che forse oggi mancano a questa Formula 1.

Nel vecchio tracciato i piloti si tuffavano ogni giro in rettilinei lunghissimi immersi nella foresta, in una sorta di “ritorno al passato” che rendeva questo Gran Premio assolutamente unico al mondo, regalandoci fino al 2001, medie sul giro prossime ai 250 km/orari e duelli sul filo dei 340 km/orari.

Eh si, vecchio tracciato, perchè ora la pista è completamente diversa: i lunghi rettilinei spezzati dalle  curve Clark, Ost e Senna, hanno lasciato lo spazio ad un tratto meno veloce e più guidato, facendo perdere la fama di essere una delle piste più veloci del Circus: il fascino di Hockenheim è così svanito tutto d’un tratto, ma rimane senza dubbio nel cuore di chi ha vissuto gare storiche.

Ma non è solo per i lunghi rettilinei immersi nella foresta che la pista viene ricordata con nostalgia dagli appassionati: tantissimi episodi hanno segnato in maniera indelebile l’asfalto di Hockenheim. Episodi anche tristi, come la morte del grande Jim Clark durante  una gara di Formula 2, poiché era abitudine all’epoca cimentarsi in più campionati contemporaneamente. Quel giorno, invece di essere a Brands Hatch per una 1000 Km di vetture sport, Clark preferì recarsi in Germania, anche in virtù di obblighi contrattuali con Firestone.

Al quinto giro, la sua Lotus volò fuori del tracciato e, schiantandosi contro gli alberi, lo uccise sul colpo. La causa non fu mai stabilita con certezza, ma le indagini portarono a credere che fosse stata una gomma afflosciatasi a causare l’incidente.

Quel giorno Colin Chapman, devastato, dichiarò pubblicamente di aver perso il proprio miglior amico e in segno di rispetto le Lotus furono listate a lutto sul muso; a fine campionato l’iride fu vinto dal compagno di Clark, Graham Hill, che lo dedicò all’amico scomparso.

Un’altra tragedia segnò l’asfalto di Hockenheim: siamo nel 1980 e il pilota francese Patrick Depailler si trovava ad Hockenheim per una sessione di test privati, per sviluppare l’Alfa Romeo che guidava e che si era dimostrata ampiamente poco competitiva.

Alla velocissima Ostkurve, che solo dopo fu rallentata da una chicane, la vettura di Depailler si schiantò contro una barriera. La causa è sempre stata supposta nel cedimento delle minigonne dell’auto, le quali assicuravano (all’epoca) tutto il carico aerodinamico della vettura, per cui in loro assenza si poteva avere anche il decollo. Depailler, nel suo volo, riportò danni al cranio e morì praticamente sul colpo.

In seguito a queste tragedie,  furono prese delle decisioni importanti ai fini della sicurezza. Il tracciato fu modificato, inserendo delle chicane per ridurre la velocità e in seguito alla morte di Depailler si lavorò per incrementare le misure di sicurezza a bordo pista anche durante i test privati. Sempre per motivi di sicurezza, per l’anno successivo furono imposte altezze da terra più alte per limitare l’effetto suolo delle monoposto e ridurne le prestazioni.

Alessio Mazzocco

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