“Ma questo qui da dove spunta?”. Quella mattina di venerdi 23 agosto 1991, in sala stampa a Spa Francorchamps, la domanda era la stessa per tutti. Sul monitor dei tempi una Jordan di colore verde, numero 32, continuava a stare davanti a gente blasonata come Senna, Mansell, Prost, Piquet, Patrese, ma nessuno che riuscisse a ricordare il nome del pilota capace di tanto. “sarà sbagliato il cronometraggio”, disse qualcuno. “Ma va, non vedi che va forte? Ma chi è sto tedesco?”. Già, chi era il tedesco che andava come una scheggia mettendo sottosopra le certezze della F1? Si chiamava Michael Schumacher, e fino a quel momento era uno dei tre terribili ragazzini che la Mercedes aveva girato alla Sauber per farli correre nel Campionato Mondiale Prototipi. Fino a quel momento Schumacher era solo il nome di un pilota di F1 che in una finale europea ne aveva combinate di tutti i colori. A Le Mans fu conivonto in un incidente al primo giro e per far interrompere la corsa lasciò la sua macchina in mezzo alla pista, togliendo il volante e impedendo ai commissari di spostarla in tempi brevi. Poi Schumacher tornò ai box, prese l’auto di scorta e corse con quella macchina, ma aveva un motore diverso da quella con cui si era qualificat e fu poi tolto di classifica. L’inizio di Schumacher pilota non fu dunque dei più promettenti, almeno da punto di vista dell’immagine. E questo è niente. Il peggio lo ha fatto a Macao, quando ha buttato fuori pista un certo Hakkinen, che andava come una scheggia. Insomma, sto Schumacher andrà pur forte, ma do come si è presentato sempra proprio uno destinato a farsi dimenticare. Non farà strada, fu il pronostico della sala stampa, anche se a guardare i tempi sul giro il tedesco ci sapeva fare. Conquistò il settimo tempo. In gara, un paio di curve e subito fuori con semiasse rotto e frizione bruciata.

Fine dell’avventura. I maligni subito a dire che anche stavolta Eddie Jordan aveva fatto l’affare del secolo per sostituire Gachot, arrestato a Londra dopo una rissa con un tassista. Eddie Jordan ha “noleggiato” la sua F1 alla Mercedes per far correre Schumacher: costo dell’operazione 500 mila dollari a gara, ma se la corsa dura neanche 300 metri, Jordan mette in tasca i soldi e il premio partenza, senza aver speso un dollaro. Quella mattina, invece, sul difficile e impegnativo tracciato di Spa, cominciava la carriera di F1 di quello che è diventato il pilota più titolato nella storia delle corse.

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Flavio Briatore, team manger della Benetton, pensa subito come capitalizzare questo talento a costo zero. L’operazione fu perfezionata in pochi giorni e a Monza Michael Schumacher è già al volante della monoposto con cui vincerà i due titoli nel 1994 e 1995. Anno dopo anno, corsa dopo corsa, il ragazzino ha cominciato a crescere, a ottenere risultati, fino a quando è arrivato il primo mondiale. Dal punto di vista del carattere, e con quello che aveva mostrato in pista, Schumacher aveva preso da honorem la patente dell’antipatico e dello scorretto. Eppure, chi lo conosce, sa che non è proprio cosi. Anche se c’è da dire che lui ci metteva del suo. A Magny-Cours, nel primo giro del GP di Francia 1992, tentò un attacco al tornantino, col risultato che finì per tamponare Ayrton Senna e mettere fuori uso alcune monoposto. Tornati ai box, Senna prese da parte Schumacher, lo attirò verso la linea di partenza, lo girò a favore delle telecamere, in modo che tutti potessero vedere cosa stava per accadere, e cominciò a tenere una lezione di “guida sicura” al tedesco che, col casco in mano dietro alla schiena, diceva di sì. La “lezione” in realtà era il biglietto da visita nel club dei grandi piloti. Nei test del GP di Germania di qualche giorno dopo, i due si presero a ruotate per tutto un giro e ai box il brasiliano cercò addirittura di aggredire Schumacher: lo voleva punire  per l’insolenza e l’arroganza. Per fortuna intervennero i meccanici che riuscirono a separarli. Senna aveva capito che quel ragazzino gli avrebbe reso la vita difficile, e prorpio nella sfida con Schumacher Ayrton avrebbe più tardi subito il sio fatale incidente.  A Spa, però, un’anno dopo il debutto in F1, Michael si prese la prima rivincita: vince la corsa davanti a Mansell e Patrese, distanziando Senna di oltre un minuto. Su una pista difficile come quella belga, infliggere distacchi pesanti di questo tipo, significa essere entrati nella storia dalla porta principale. Schumacher aveva le qualità per vincere, bisognava costruirci attorno la squadra. E Briatore riuscì nell’impresa quando arrivò Tom Walkinshaw della TWR a metterci qualche elemento prezioso. Come Ross Brawn. Mentre Rory Byrne, fra un campionato di aquiloni e una vacanza in Thailandia, ogni tanto sfornava idee tecniche vincenti. In quegli anni, a parecchi chilometri di distanza da Enstone, la Ferrari era in piena crisi tecnica. Dal 1991 al 1995 aveva vinto solo due gran premi: Germania 94 e Canada 95. Da luglio 1993 era arrivato Jean Todt al timone della scuderia, chiamato da Montezemolo per ricostruire una formazione vincente. A Maranello si chiedevano cosa si potesse fare per tornare vincenti e  in un contesto del genere, Schumacher rappresentava l’ultima carta da giocare per completare il lavoro di ricostruzione della fabbrica avviato da Todt un paio di anni prima. Tutto quel lavoro sarebbe stato inutile senza un pilota veloce e fu così che dopo una riunione, una serie di contatti e discussioni, la Ferrari decise di prendere Schumacher per la stagione 1996 con un contratto pluriennale.

96 F310 Schumacher Spagna

L’accordo fu firmato in una stanza dell’Hotel de Paris a Montecarlo l’8 luglio 1995 ed era un papiro di circa 100 pagine, l’ingaggio, mai ufficializzato all’epoca, si aggirava attorno ai 30 milioni di dollari, circa 60 miliardi di lire dell’epoca. “non è venuto per un tozzo di pane”, commentò sarcastico l’avvocato Agnelli. Con due titoli alle spalle affrontò dunque la sfida più difficile: far tornare a vincere la Ferrari.

I giornalisti lo accolsero storcendo il naso, perché nessuno aveva ottenuto dalla squadra tutto quello che aveva ottenuto lui. Schumacher capì subito che non era come alla Benetton, a Maranello bisognava tenere tutto sotto controllo. Per questo si faceva tradurre tutti gli articoli, chiedendosi il perché di certi titoli. In squadra non si fidava di quello che non capiva e fu in quel momento, agli inizi del 96, che decise di imparare l’italiano. Era il periodo in cui i motori esplodevano nel giro di ricognizione (Francia) o la pit-stop si perdevano i semiassi (Canada), si rompevano i freni… un vero disastro!!! Qualcuno cominciò a parlare di sabotaggio, Schumacher iniziò a imparare l’italiano per capire i discorsi dei meccanici e non farsi soprendere. Cominciò a lavorare coi tecnici e i meccanici, coinvolgendoli nel programma di ritorno alla vittoria. Sapeva come trattarli, sapeva infondere fiducia ed essere ricambiato. Quando chiedeva una modifica faceva lavorare ininterrottamente la squadra , ma li ripagava con prestazioni incredibili. In quel primo anno, con la prima vittoria in Spagna sotto al diluvio, Schumacher fece capire che la Ferrari aveva cambiato passo, che si era pronti per tornare al vertice. Al termine della stagione 96 la Ferrari vince 3 gran premi: oltre a quello di Spagna ci saranno i successi in Belgio e a Monza, che mancava dal 1988. Schumacher finirà al secondo posto in altre tre occasioni e in altre due salirà sul podio al terzo posto.

La Ferrari nella sola stagione 96, aveva fatto meglio che nei quattro anni precedenti. Con queste premesse Michael affronta la stagione 97 convinto di aver finalmente le basi per poter vincere il Mondiale. Nel 97 la Williams ha una monoposto veloce, ma classe di Schumacher riesce a contenere i successi di Villeneuve e Frentzen. La stagione parte con un secondo posto in Australia, poi Michael finisce 5° in Brasile, in una gara dove viene contestato dai tifosi di Senna. A Imola c’è un altro secondo posto, ma è da Montecarlo che parte  la riscossa della Ferrari. Schumacher vince la corsa, si ripete in Canada e Francia. Poi vince ancora in Belgio, a Monza e in Austria ci sarà solamente un sesto posto, ma a Suzuka Michael vince ancora. La Ferrari ha il mondiale nel mirino, si arriva all’ultima gara di Jerez con Schumacher in vantaggio di un solo punto rispetto a Villeneuve.  Ma al 48° giro il sogno iridato sfuma: Villeneuve tenta l’attacco a Schumacher al tornante Dry Sac, lo infila. Michael chiude la traiettoria, le auto si toccano e la Ferrari va fuori pista.

schumacher-villeneuve-jerez-1997

E’ il ritiro e la beffa, perché la Federazione lo ritiene scorretto e lo squalifica dalla classifica iridata. Le polemiche saranno feroci, in molti lo accusano di scorrettezze, proprio come era accaduto del 94 quando si toccò con Hill nell’ultima gara della stagione. Si ricordano i precedenti della stessa stagione, quando a Silverstone Schumacher non rispettò la penalizzazione per aver superato Hill nel giro di formazione e fu poi estromesso con la bandiera nera, che non fu rispettata. Dopo quell’episodio, la FIA lo escluse per due gran premi e quando il tedesco tornò vinse in Belgio, ma venne squalificato ancora perché il fondo scalinato era consumato e inferiore alla misura prevista. Eppure lo avevano visto tutti che si era trattato di un testacoda su un cordolo e non certo una manvora volontaria.

Niente da fare. In quell’ottobre 1997 sono tutti concordi nell’accusare Michael Schumacher. Ma la Ferrari difende il proprio pilota e riparte a spron battuto per la stagione 98.

hungary 1998Gli equilibri in campo sono cambiati. La Williams sprofonda in una crisi tecnica, la Mclaren motorizzata Mercedes invece si propone come la rivale per il titolo iridato. Schumacher vinse 6 GP e finisce sul podio altre 5 volte, ma la chiave di volta della stagione avviene ancora una volta in Belgio.

Durante il doppiaggio della Mclaren di Coulthard, Schumacher tampona violentemente lo scozzese, perdendo musetto e una ruota. Sotto il diluvio rientra ai box come una furia, scende dalla macchina e si avventa nel box Mclaren. Solo l’intervento dei meccanici evitaranno una scena da pugilato.

Nell’ultima corsa, in Giappone, Schumacher si gioca tutto. La tensione è alle stelle: Michael è in pole con Hakkinen al suo fianco. La Mclaren fa paura, Schumacher non è quel pilota freddo e distaccato che tutti pensano e infatti, al momento della partenza per il giro di formazione, fa spegnere il motore. Viene riportato, come da regolamento, in fondo allo schieramento. La corsa viene vinta da Hakkinene con essa anche il suo primo titolo mondiale. Per la Ferrari è seconda cocente delusione all’ultima gara del mondiale.

Nonostante tutto, la squadra non si abbatte e si presenta nel 1999 ancora più determinata a vincere quel titolo che continua a scappare. Schumacher non molla, è una garanzia e a metà stagione è nuovamente in lotta per il mondiale. A Silverstone però, l’11 luglio, subito dopo il via finisce fuori strada per un cedimento dei freni. Urta le barriere della curva Stowe e si frattura tibia e perone della gamba destra. schumacher_1999Dovrà rinunciare a sei gare: questo rimarrà l’incidente più grave mai accaduto in carriera a Michael.

Il ritorno pone molti dubbi sulla ritrovata efficienza fisica, ma basta guardarlo in azione in Malesia, quando cede la vittoria al suo compagno di squadra Irvine, per capire che la stoffa del campione è intatatta. Per la Ferrari l’ultima gara della stagione sarà ancora una delusione, con Hakkinen che vince e Irvine che perde il titolo mondiale. La Rossa però è campione del mondo Costruttori, cosa che non accadeva dal 1983.

Dopo aver perso il titolo all’ultima gara nelle ultime tre stagioni, in molti pensano che la Ferrari non abbia lo spessore psicologico per farcela. Tecnicamente non manca niente, ma tanti piccoli particolari fanno capire che serve ancora qualcosa. L’analisi di Prost, che ha una propria scuderia, è però lapidaria: “Alla Ferrari non manca niente, appena vinceranno il primo titolo saranno pronti per aprire un’era di successi difficilmente ripetibile”.

Qualcuno pensa che sia un complimento all’amico Jean Todt, invece è la lucida analisi di un pilota che conosce bene la F1. La stampa internazionale è ancora scettica: la Ferrari ha bruciato piloti come Mansell e Prost, investito su Alesi e  Berger e non ha combinato niente, e anche Schumacher nonostante i due titoli iridati, fatica a farcela. C’è qualcosa di sbagliato? No, manca solo un pizzico di fortuna. E nel 2000 fila tutto per il verso giusto. Schumacher vince le prime 3 gare, è terzo a Silversone e di nuovo vincitore in Canada. Poi arriva una serie di ritiri, di secondi posti e la vittoria di Monza che sblocca psicologicamente il campione tedesco.

In Giappone Schumacher vince la gara davanti ad Hakkinen, che in Belgio lo aveva umiliato con un sorpasso spettavolare e con l’ottava vittoria stagionale riporta a Maranello il titolo piloti che mancava dal lontano 1979. Da quel momento in poi l’analisi di Prost diventa realtà. Nel 2001 la Ferrari bissa il titolo battendo ancora una volta la Mclaren. Con otto GP vinti e il quarto titolo mondiale, che si aggiudica in Ungheria, Schumacher entra nella storia.

La marcia della Ferrari è trionfale, ma il 2002 è una stagione di ancora maggior dominio: la Ferrari vince 15 GP su 18, di cui 11 sono vinti da Schumacher, che in Francia il 21 luglio si laurea campione del mondo per la quinta volta, eguagliando il recondo di Fangio. La caccia al sesto titolo è una altalena di emozioni. La superiorità mostrata nel 2002, nel 2003 viene messa in discussione dalla Mclaren, che ora ha in Kimi Raikkonen l’alfiere principale.

Schumacher vince sei gare, Raikkonen soltato una, ma ha una serie impressionante di piazzamenti sul podio. a Suzuka si decide tutto per il titolo. Schumacher parte male, si tocca col fratello Ralf, la Ferrari sembra in affanno, ma alla fine Michael conquista un’ottavo posto e il punto che fa la differenza nella classifica iridata gli consente di vincere il titolo.

Schumacher_2000_Canada_02_PHCE’ un record, pronto però per essere migliorato nel 2004, con la Ferrari che vince ancora 15 GP in una stagione, di cui 13 grazie al solo Schumacher: un nuovo primato in assoluto. Come è un primato assoluto il settimo titolo mondiale del pilota tedesco, e il sesto consecutivo della Ferrari nella classifica costruttori.

Si compie così la profezia di Prost: mai nessuno ha vinto tanto, e consecutivamente. La stagione 2003, però, ha fatto capire che nuovi protagonisti sono pronti ad entrare sulla scena mondiale. Raikkonen ha dimostrato di essere veloce e costante per poter puntare al titolo, ma Fernando Alonso, vincendo con la Renault il suo primo GP in Ungheria, è diventato il più giovane vincitore in assoluto della storia della F1 e si candida come futuro campione.

Il duello con Schumacher sarà feroce ma anche bello da vedere, perché dimostra ancora una volta come Michael, nonostante l’età e i sette titoli iridati, abbia ancora le carte in regola per battersi ad altissimo livello. La Ferrari, però, nel 2005 non è più al vertice e soffre parecchio. Schumacher salirà quattro volte sul podio e otterrà una vittoria ad Indianapolis, condizionata però dal ritiro delle 14 monoposto gommate Michelin, troppo fragili per la curva sopraelevata del catino dell’Indiana.

Quando si parte per il 2006, la F248 si dimostra una macchina migliore di quella dell’anno prima e Schumacher, con Fernando Alonso campione del mondo in carica, dà il meglio di sé, tanto che saranno sette le vittorie a fine anno. Ma dopo quella casalinga di Monza, arriva anche l’annuncio ufficiale: a fine anno Schumacher si ritirerà dalla Formula 1.

Con questo, però, non viene meno l’impiego per vincere l’ottavo titolo, o almeno provarci. Contro Alonso va in scena uno dei duelli più belli della storia della F1, tra il giovane e il vecchio campione, simili nello stile di guida, con la stessa determinazione e la stessa voglia di vincere. In cina Schumacher coglie l’ultimo successo in F1 (il 92°), in Giappone la rottura del motore gli impedisce di coronare il sogno e lascia ad Alonso la strada per il secondo titolo consecutivo.

In Brasile, ultima gara della stagione e della carriera di Schumacher, si assiste a un repertorio di classe, grinta e sorpassi da parte del pilota tedesco. Dopo una toccata con Fisichella e la foratura di una gomma. Schumacher riparte ultimo, recuperaquasi un giro al leader , Felipe Massa con l’altra Ferrari, e si esibisce in una serie di sorpassi al millimetro (memorabile quello su Kimi Raikkonen).

Si capisce che stavolta Michael corre solo per il gusto di correre, di dare il massimo, con l stessa voglia di quando, bambino, a soli quattro anni, salì sul kart che papà Rolf gli aveva costruito. In quei giri aspron battuto non esiste il Mondiale o il podio, esiste solo la consacrazione di un uomo dedito alla velocit, tanto da averne fatto la ragione della sua vita. E come da bambino, Michael spinge sull’acceleratore per la gioia di farlo, per il gusto di sentire il mezzo che scivola in curva e la tensione di controllare la sbandata.

SPANISH GRAND PRIX F1/2010 - BARCELONA 07/05/2010In quei giri Michael Schumacher compie qualcosadi eccezionale, come altre volte ha fatto nella sua carriera (Ungheria 1998 e Francia 2004 per esempio). Nel binomio uomo-macchina, alla ripartizione dei meriti, stavolta anche Enzo Ferrari avrebbe dato qualcosa in più all’uomo e qualcosa in meno alla macchina, pur se si trattava di una rossa Ferrari.

Ma non sarà un’addio alle corse, anzi: Schuamcher negli anni seguenti è sempre restato nella famiglia Ferrari come consulente e occupandosi di sviluppare progetti importanti, come la F430 Scuderia, nata proprio su indicazioni del pilota tedesco. Oltre alle macchine, Schumacher pensa anche alle moto, disputando qualche gara del International German Superbike Championship, rimediando però più cadute (anche di un certo spessore) che risultati soddisfacenti.

Il 2009 potrebbe essere l’anno del ritorno in F1, per sostituire Felipe Massa dopo il terribile botto dell’Ungheria, ma dei problemi fisici dovute proprio alle cadute in moto, faranno saltare il ritorno di Schumacher al volante della Ferrari. A fine stagione 2009, come un lampo a ciel sereno, arriva un comunicato  della Mercedes (ex Brawn GP nel 2009), dove annunciano l’ingaggio di Schumacher per la stagione seguente.

Tre stagioni travagliate a lottare principlamente con una vettura mediocre, mai in grado di mettersi in luce e di lottare per le posizioni di vertice. Schumacher raccoglierà pochissimo in termini di risultato: un terzo posto a Valencia nel 2012 e una pole position sfumata per una penalità sempre a Montecarlo nel 2012. In mezzo tanti incidenti e rotture  meccaniche che hanno un po’ offuscato la vecchia fama del Kaiser tedesco.

Resta comunque uno dei migliori piloti, se non il migliore, che la F1 abbia mai visto. Un pilota nato per infrangere qualsiasi record possibile e difficilmente, in un futuro prossimo, ce ne sarà un altro di tale spessore.

 

3 COMMENTS

  1. Poco da fare…Schumacher, simpatico o meno, è sempre stato uno con le palle quadre e un talento smisurato.
    Poi noi italiani siamo strani, prima contro a tutti i costi, poi appena vince tutti sul carro del vincitore…

    Uno col carisma di schummy la F1 lo rimpiangerà un bel po….

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