1955022400Con la Ferrari si è soltanto fidanzato. Doveva trattarsi di una straordinaria storia d’amore e invece è arrivato un divorzio improvviso, un ricordo da rimpiangere. E tra i tanti capitoli memorabili della straordinaria carriera di Alain Prost, si fa addirittura fatica a rintracciare l’impronta del Cavallino.

L’avventura di questo piccolo grande pilota, figlio di un commerciante di mobili, nato a Saint Chamond, in Francia, il 24 febbraio 1955, sembrava tutt’altro che fortunata. Debutto con i kart nel 73, pochi anni carichi di vittorie al volante di piccole monoposto, poi Formula 1 con la Mclaren nel Gran Premio di Argentina 1980, tre stagioni con la Renault Turbo per imparare a vincere molte corse ma anche a perdere in dirittura d’arrivo. Costretto ad accontentarsi del titolo di vicecampione nel 1983 dietro Piquet, decise di cambiare squadra, ma il destino produsse una replica sconcertante: vicecampione anche nel 1984 dietro Lauda, suo compagno alla Mclaren motorizzata Honda turbo. Distacco tra i due: mezzo punto. Fu l’ultima lezione: il brutto anatroccolo si trasformò di colpo in un cigno perfetto: titolo mondiale nel 1985, bis nel 86, tris nel 89, sempre con la Mclaren, con al fianco il più terribile degli avversari: Ayrton Senna. Col brasiliano ha scritto le pagine più belle della F1 anni 80 e 90, regalando agli appassionati duelli epici, indimeticabili, difficilmente irripetibili. Una rivalità capace di consegnare la coppia alla storia della velocità.

Alla Ferrari arriva nel 90: non ha più a fianco l’odiatissimo brasiliano ma Nigel Mansell, un compagno per niente facile, un altro avversario irriducibile. La macchina è firmata John Barnard ed è una vettura vincente. Infatti: cinque vittorie, un’altra sfida ad alta tensione con Senna affrontata finalmente al volante di auto diverse. Cesare Fiorio, direttore sportivo Ferrari, non gli facilita la vita e Mansell la complica togliendo a Prost punti e serenità. Il capitolo decisivo va in scena in Giappone: Senna chiude Prost alla prima curva, volano fuori entrambi e il titolo viene cosi assegnato a Senna.

Una vendetta, un’altra collisione storica sulla stessa pista dove l’anno prima Prost aveva bloccato Senna, conquistando il terzo titolo mondiale. Il rapporto continua anche nel 1991. Barnard non c’è più, al posto di Mansell arriva Alesì, un altr0 francese, un pilota finalmente disposto a comportarsi da scudiero. La stagione sarà avara di successi, collezionando solamente tre secondi posti. La svolta arriva in Giappone: “La Ferrari sembrava un camion” dice Alain a fine gara. E il presidente Fusaro lo licenzia in tronco, sostituendolo col collaudatore Morbidelli in Australia. A molti sembra un pretesto, Prost assomiglia a un capro espiatorio, scoppia una polemica gigantesca, ma ormai è fatta. E’ il divorzio.

hof_profile_left_36Alain interrompe l’attività, sta a guardare per un’anno. Abbastanza per farsi rimpiangere anche dalle parti di Maranello. Torna in pista nel 1993 con la Williams che avrebbe voluto guidare Senna per scrivere l’ultimo capitolo di un’epoca, di una sfida a due straordinaria. E vince a mani basse il suo quarto titolo anche grazie alla superiorità della vettura inglese equipaggiata con l’efficacissimo 10 cilindri fornito dalla Renault.

Poi chiude, definitivamente. Il bilancio fa impressione, è il bilancio di un fenomeno: 4 corone iridate, 51 vittorie, 33 pole position, 41 giri veloci in gara oltre a 4 titoli di vice campione del mondo.

Il destino beffardo ha voluto che Alain fosse presente in quel maledetto week-end di Imola da spettatore inerme.

 

Nel warm-up di domenica durante il giro di installazione, Senna, in diretta radio con la tv francese, come prima cosa dedicò un saluto al suo amico e rivale di sempre esclamando “Alain mi manchi”, a marcare che tra i due c’era più un legame di fratellanza più che di rivalità.

3 COMMENTS

  1. Dannazione mi avete fatto venire i brividi di prima mattina e per poco a fine articolo non ci scappa la lacrima.

  2. credo che il miglior prost si sia visto nel 1990, con una macchina leggermente inferiore alla meclaren(berger si classifico’ meglio di mansell) ed un compagno di squadra che avvantaggio’ piu l’avversario senna,egli disputo’ una stagione incredibile dimostrando ancora una volta la sua immensa classe.

  3. Alain, non so se mai ti raggiungerà questo messaggio, spero di si e spero di poterne avere riscontro.
    Se ti scrivo puoi immaginare che sei una figura importante nel mio ideale. Ho iniziato da bambino a seguire la F1 dopo il drammatico incidente di Gilles. da allora non posso perdere una corsa. La Ferrari in quegli anni era nelle retrovie e forse tutti noi italiani abbiamo individuato un pilota da tifare. Tu, eri il mio idolo e non puoi immaginare quante ore e ore ho passato a Monza fuori dai cancelli per rubarti una foto o un autografo. A volte ci sono riuscito e il momento più emozionante è stato quando al tavolo del paddok ferrari mi sono potuto avvicinare a te e un meccanico ci ha fatto la foto. Vero che Airton è un mito, vero che le leggende forse sono alimentate dai tragici eventi, vero tutto, ma se qualcuno ha un pò di competenza, non può negare che il migliore eri tu. Sto frequentando ancora Monza, me le corse non sono più come allora. lo scorso anno ho incontrato nel paddok Zermiani e Palazzoli. A Zermiani gli ho detto: ciao, scusa se te lo dico, ma ho grande nostalgia di quando in pit-lane facevi le interviste, i servizi…ho nostalgia di quei tuoi commenti che solo a sentirli facevano venire la pelle d’oca…bei tempi quelli!. Palazzoli, li vicino, mi rispose dicendo con un filo di voce commossa: quei tempi che…non torneranno più. Purtroppo è proprio vero, quei tempi dove potevi vivere direttamente le corse, vedere la fatica, il sudore, sentire le cambiate manuali delle auto…era davvero una grande Formula 1
    Ecco Alain, se solo leggerai questo messaggio, mi auguro solo di averti catturato l’attenzione e….come mi piacerebbe incontrarti anche per solo 5 minuti. Oggi ho 43 anni, e la mia cameretta, a casa di mia mamma, è ancora con foto tue e di senna…foto che ho avuto la fortuna di scattarti.
    Alain, sei davvero stato il più grande di tutti i tempi.
    Un abbraccio, Massimo da Milano

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