Ferrari-312-T-1975-Niki-LaudaPersonaggio multiforme, discusso, amato-odiato, Andreas Nikolaus Lauda detto Niki ha raggiunto uno dopo l’altro tutti gli obiettivi che si è prefissato, muovendosi nella vita non meno che nel mondo delle corse con la più lucida razionalità e con un pragmatismo di ferro.

Nato a Vienna il 22 febbraio 1949 da una ricca famiglia di industriali, non fu mai sfiorato dall’idea di impegnarsi nell’azienda paterna. I sogni erano ben altri: e l’idolo era Jochen Rindt. Niki esordì in corsa nel 1968: colse i primi risultati con una Mini Cooper S, poi con una Porsche 911 e, nel 1069, con una Porsche 908 e una monoposto della Formula V. Incominciò a mettersi in luce nel 1970, pur disponendo di una F3 poco competitiva, una McNamara. Poi, con il 1971, arrivò la prima svolta della carriera.

Ottenne da una banca un prestito di 35 mila sterline e finanziò la sua partecipazione all’Europeo di F2, alla guida di una March, peraltro poco valida (qualche piazzamento e molti ritiri). Tuttavia in quella stagione Niki Lauda riuscì a esordire in F1 nel GP d’Austria: ruppe il motore e abbandonò, ma ormai la strada era aperta. La March gli offrì una macchina per il Mondiale 1972, la BRM fece altrettanto per il 1973 (altri anni avari di soddisfazioni), finchè nel 1974, ecco la Ferrari. Lauda si dimostra subito un’ottimo collaudatore e, finalmente, un pilota vincente: è primo in Spagna e Olanda e quarto nel Mondiale. Nel 1975 Niki si impone in cinque Gran Premi e il titolo è suo.

lauda76Tutti si aspettano il bis nel 1976, e a metà stagione il suo vantaggio pare incolmabile. Ma il 1° di agosto, al Nurburgring, la sua Ferrari esce di pista e prende fuoco. Salvato per miracolo, è in pericolo di vita, ma si riprende in modo fulmineo e meno di quaranta giorni dopo è in pista a Monza per il GP d’Italia. E’ atrocemente sfigurato, soffre molto ma corre e arriva quarto. Poi nell’ultima gara, il GP del Giappone, sotto una pioggia torrenziale, ancora sofferente a un occhio, compie un solo giro di pista e si ritira.

Hunt vince il titolo e Niki è sepolto da impietose polemiche. Molti lo considerano finito. Ma si sbagliano. Nel 1977 è di nuovo il più forte, riconquista il titolo, pianta la Ferrari e passa alla Brabham. Due annate non brillanti e, a fine 1979, l’annuncio: Lauda lascia le corse per occuparsi a tempo pieno della compagnia aerea che ha costituito, la Lauda Air.

Ed ecco, alla fine del 1981, un nuovo colpo di scena: Lauda torna a correre in F1, con la Mclaren. Una trovata pubblicitaria? Niki taglia corto “Giudicatemi fra tre gare” dice. E al terzo Gran Premio del 1982, a Long Beach, è di nuovo primo. Segue un periodo non proprio aureo. Lauda pensa poco alle gare e molto alla messa a punto del nuovo motore TAG Porsche che la Mclaren adotta nel 1983. Viene il 1984 e Niki ha un solo rivale, il suo compagno di squadra Alain Prost. I due si battono dalla prima all’ultima corsa e alla fine, con un scarto di mezzo punto, il Campione del Mondo è ancora una volta Niki.

lauda_05Il 1985 lo vede uscire definitivamente dalla scena agonistica, ma la sua esperienza e la sua sagacia non andranno disperse. Nel 1992, infatti, sarà richiamato alla Ferrari come consulente speciale. E a richiamarlo sarà il presidente Luca di Montezemolo, direttore sportivo della squadra del Cavallino nel 1974, all’epoca del primo casco iridato vinto da Niki Lauda.

1 COMMENT

  1. L’avevo notato la prima volta in F2. Una capacità disarmante di inventare traiettorie e passare gli avversari come il solo Senna, molti anni dopo, riuscirà a fare. Lo dissi a mio babbo che per tutta risposta mi guardò perplesso: avevo 10 anni. Due anni dopo, ormai pilota Ferrari (lui, mica io 🙁 ), mi diede ragione. E la mia stoffa da talent scout non fu mai più messa in discussione 😛

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