Ultimi articoli

MotoGP, Aragon – Debriefing

 

Bridgestone-1

Lasciando perdere qualunque polemica sugli episodi di gara e soprattutto a quanto successo tra Marquez e Pedrosa, fatto che tecnicamente non ha alcuna rilevanza e che pertanto non verrà neppure trattato in questa sede, la querelle si sposta sulle gomme scelte dai vari piloti.

Marc-2

Due Honda gommate una morbida e l’altra dura sull’anteriore contro due Yamaha altrettanto diversificate. E subito la polemica: chi ha sbagliato? Dai commenti di settore arriva la sentenza: le prime due all’arrivo avevano la morbida, quindi gli altri hanno commesso un errore (sennò chissà come sarebbero arrivati, è il peloso sottinteso). E invece no. Stavolta non ha sbagliato nessuno, con buona pace degli analisti da bar.

99lorenzo_s1d8685_original

Vediamo. Lorenzo ha la sua migliore arma nello stile veloce ma ragionato, calibrato con cura e precisione sorprendenti. La percorrenza e i raccordi in curva sono la sua specialità, le sue pieghe lasciano pochissimo margine agli eventuali errori ma lui è concentrato e sicuro di non farne. Ogni sua staccata non è una vera e propria frenata ma una decelerazione progressiva e rapidissima, in perfetto controllo del grip. Per lui il tempo sul giro vien fuori da curve perfettamente rotonde (oggi qualcuno finalmente ammette “da duecentocinquantista, proprio come la M1 gradisce”).

E d’altra parte il maiorchino eccelleva anche in 250, come quasi tutti i suoi avversari che vengono dalla medesima scuola. La perfezione per Lorenzo significa non scomporre bruscamente l’assetto della sua moto: la sua forcella, tanto per esempio, soffre meno di quella di un Rossi violento sui freni e che necessita di maggior sostegno. Stesso stile in accelerazione, dove l’attento dosaggio della manopola e la sapiente direzione di Ramon Forcada, preciso nel perfetto equilibrio dell’elettronica, fanno viaggiare la moto in maniera tanto perfetta da apparire perfino facile agli occhi degli spettatori. Sui binari, si sente dire spesso.

Come risultato la sua guida consuma meno carburante (la capienza del serbatoio è un limite per tutti) e il suo motore può essere un filo più “spinto” senza il rischio di restare a secco. E magari con una durata sul chilometraggio un po’ superiore. Ma come corollario, è anche una guida che stressa meno le gomme. Anche l’anteriore.

Facciamo qui un breve ripasso: le gomme scaldano per deformazione della carcassa sotto trazione (la posteriore) e sotto frenata (l’anteriore). Mentre la posteriore si sorbisce sotto trazione tutte le uscite di curva e tutti i rettilinei, trovando respiro solo in inserimento, l’anteriore scalda solo quando frena. In rettilineo si raffredda, per poi tornare a scaldarsi sotto frenata. Una frenata più dolce e progressiva deforma la gomma assai meno di una frenata brusca.

In una pista come Aragon, dove già scrivevamo quanto le frenate fossero impegnative, una gomma morbida utilizzata in modo brusco supera la massima temperatura di carcassa ammissibile per i carichi richiesti, e la gomma non garantisce l’intera durata di gara. La coesione della mescola, ad alta temperatura, non è sufficiente a tenere le molecole di gomma coese tra di loro: e mentre la gomma che tocca l’asfalto resta incollata al suolo, lo strato di gomma che gli sta immediatamente più interno si muove, spappolandosi letteralmente.

Tante volte avrete sentito che “la morbida qui in frenata si muove troppo”. Ecco, ora sapete il motivo: la gomma sta disfacendosi per la combinazione temperatura/forza richiesta. E qui ai freni, di forza, se ne chiede tanta che in parecchi adoperano perfino le prese d’aria per le pinze.

Lorenzo sceglie giusto: morbida all’avantreno grazie al proprio stile morbido. Ma sceglie giusto anche Rossi, sempre aggressivo in frenata e bisognoso di una gomma che ad alta temperatura e forti decelerazioni non creasse problemi di coesione sulla mescola. La mescola dura ha – nella sua curva di stabilità – il suo range di criticità “temperatura/carichi” a temperature più elevate, e in quelle condizioni regge senza perdere coesione anche a forti decelerazioni.

Scelta perfetta anche per Rossi, dicevamo, che ha potuto rintuzzare fino all’ultimo gli attacchi di Bautista e di Bradl a cui sicuramente, avesse scelto la morbida, avrebbe dovuto cedere il passo con l’anteriore a pezzi già da metà gara. E che le due moto in testa sul traguardo fossero entrambe equipaggiate di gomme morbide è una pura casualità che evidenzia solo il pressappochismo di quanti fanno della Statistica malamente applicata su un campione irrisorio – e pertanto assolutamente inattendibile – una scienza più precisa della Fisica.

Fisica che al contrario ci dice che il più veloce – e di tanto! – in pista era Pedrosa, gommato duro su una moto dal centraggio meno avanzato delle M1 di Rossi e di Lorenzo. Il che ci fa capire bene le intenzioni di Pedrosa: staccate da record e pulizia in uscita. E abbiamo visto quanto riusciva a guadagnare su chiunque proprio in frenata, pur senza essere acclamato “Re delle staccate”.

Ultimo dei magnifici quattro, il rookie Marquez. Che però ad Aragon sceglie di derapare, usando molto la posteriore e risparmiando così l’anteriore. Con basse deformazioni e bassi carichi la morbida per lui è perfetta: poi al sesto giro, quando il suo esperto compagno aveva ormai la dura stabilizzata e sufficientemente calda, pretende di passarlo in staccata… Presunzione o inesperienza, difficile dirlo.

Ha dovuto rinunciare per la gomma che ha cominciato a muoversi. Ma a farne le spese è stato proprio il suo caposquadra, tecnicamente più a punto e con la vittoria praticamente in tasca. Alla fine il risultato tecnicamente più veritiero sul traguardo sarebbe stato Pedrosa-Marquez-Lorenzo-Rossi, e la famosa statistica (“due su due avevano la morbida”) finirebbe dove merita.

Le cose son poi andate diversamente, ma i valori tecnici e le scelte effettuate erano evidenti. Nessuno ha sbagliato nulla: ognuno dei quattro, con scelte opposte, avrebbe peggiorato i propri tempi.

Una nota su Dovizioso che dichiara Aragon “pista non favorevole”. Con tutto il rispetto: per la medesima ragione per la quale Honda si è trovata meglio, pure la Ducati qui è tecnicamente in grado di dire la sua. Non dimentichiamoci che Lorenzo, pur con la sua perfezione in percorrenza e coi suoi 15 secondi rifilati al suo compagno di squadra, oggi nulla ha potuto contro Marquez. E deve ringraziare che non c’era Pedrosa… Ma se in Ducati si continua a non sfruttare i vantaggi di trazione su piste come questa, alla perenne ricerca di un equilibrio “da duecentocinquantista” (dopotutto anche Dovizioso viene da lì) che questa D16 non avrà mai, bè, qualunque pista diventa “non favorevole”.

Occorre un approccio diverso con la D16: parola di uno dei pochi piloti che non proveniva dalla solita trafila europea e che, infatti, in classe 250 non era un granchè. E a questo proposito provate a far mente locale su quali piloti, nella MotoGP degli ultimi anni, non vengano dalla classe 250. Me ne vengono in mente tre: Stoner, Marquez e Crutchlow. Quanto di più lontano dallo stile di Dovizioso, mi pare.

E a proposito di Crutchlow, chiudiamo con un chiarimento: ad Aragon ha punzonato l’ultimo dei suoi motori e sarà obbligato a farselo durare fino alla fine del campionato. Inevitabile la scelta Tech3 di perdere qualche cavallo a favore di una maggior durata. Difficilmente lo rivedremo tra i primi per queste ultime quattro gare.

31 Commenti

  1. Ciao, mi piacciono sempre un sacco queste analisi tecniche, la mia domanda è sulla Ducati, se guidata e settata secondo la natura di questa moto, dove potrebbe arrivare?

  2. ciao federico, grazie per questi articoli!
    cosa pensi del fatto che crutchlow & team si lamentano che il motore rifilatogli ha qualche cavallo in meno di suo? scuse? la tua spiegazione mi sembra plausibile. ma perché allora accusare pubblicamente il tuo fornitore?

  3. Grazie a tutti 🙂
    Marco – Non sappiamo cosa riuscirebbe a fare la Ducati settata e guidata secondo la propria natura. Possiamo solo notare che sulla medesima moto (GP10) il cambio di setting e di guida ha prodotto un ritardo di due secondi a giro.
    DJArmy – Oggi occorreva levare pure Pedrosa. Parliamoci chiaro: senza incidenti è probabilissimo che avrebbe vinto Pedrosa, i suoi tempi e i primi giri parlano chiaro. E senz’altro avrebbe patito a fine gara un decadimento inferiore sia a Marquez che a Lorenzo. Avrebbe vinto lui, e oggi tutti parlerebbero di un errore di Marquez nella scelta della morbida. Se è un errore sulla Honda, figuriamoci sulla M1. Lorenzo è stato gigantesco, il vero azzardo è stato proprio il suo. Ma doveva tentare, doveva sparigliare i giochi contando solo sulla propria guida. Tanto di cappello a lui e all’ingegnere responsabile della sua moto, Forcada, che ha saputo dosare perfettamente tutti i fattori – dall’assetto all’elettronica – fornendo un mezzo delicatissimo ma veloce ed equilibrato a un Lorenzo che è stato capace di farlo viaggiare con delicatezza fino alla fine.
    Gio – Guarda, per spiegare certi atteggiamenti bisogna farsi due conti da bottegaio:
    Yamaha – Cinque gare in settima posizione sono 9×5=45 punti. Saltando una gara con il motore da quinta posizione avremmo 4×11=44 punti, quindi non conviene.
    Cal & Tech3 – Col motore a piena potenza noi faremmo tre gare (3×11=33), poi facciamo esplodere apposta il motore durante le prove per evitare lo zero in classifica di un’esplosione in gara. Partiremo dal fondo e faremo sicuramente meglio del 15 posto (1 punto). E ci resta ancora una gara “normale”, con altri 11 punti assicurati. Totale, 45 punti ugualmente. Senza contare che ogni posizione guadagnata sopra la 15 con partenza dal fondo ci porta sopra i 45 punti. E col motore in piena potenza potremmo perfino andare oltre il quinto posto nelle gare “normali”.
    E qui nasce il problema: i punti guadagnati oltre il quinto posto sarebbero punti in meno per la Yamaha ufficiale. E la scusa del settaggio prudenziale sul motore si dimostra appunto una bugia. Se fossero certi che Crutchlow accettasse di stare dietro a Rossi la cosa era fattibile, e i punti guadagnati oltre la 15 posizione nella gara con partenza dal fondo diventavano convenienti sia per Yamaha che per Tech3. Ma chi va a dire a Cal di darsi una calmata, proprio adesso che è in partenza verso Ducati e quindi il suo unico interesse è legato alla propria classifica personale?
    Conti da bottegai, insomma.
    Non so se mi sono capito 😉

  4. Cal guida troppo oltre il suo limite, spesso va a terra. Io penso che il suo valore sia una via di mezzo tra il Cal dei podi e il Cal di adesso. Messo un bel contratto in saccoccia non rischia più

  5. A terra ci finisce quando è costretto a rimediare con la guida alle carenze di una moto meno performante. Eppoi, se conosco abbastanza i piloti britannici, fare calcoli col bilancino non è nel loro stile: Sheene, Dunlop, Hailwood, Rea, Crutchlow, Redding… non me ne viene in mente neppure uno. D’altra parte, non esisterebbe il TT.

  6. E poi Federico ho l’impressione che Marquez vada forte con qualsiasi gomma, morbida o dura che sia. Non so come faccia ma sta sempre lì, e a fine gara arriva in ottime condizioni, cosa che non ha fatto Pedrosa negli ultimi tempi, in cui perdeva sempre grip negli ultimi giri. La moto di Marc si muove da tutte le parti, sia in frenata che in accelerazione, sembra che non guidi la stessa moto di Pedrosa, eppure sono uguali. Boh forse mi sbaglio

  7. Sì, è vero. Pedrosa generalmente sceglie un settaggio più adatto alla percorrenza, con ruota arretrata, mentre Marquez sceglie di avere motricità e poi a girarla ci pensa lui in drift. Di conseguenza, a fine gara la moto di Pedrosa comincia a muovere in accelerazione mentre quella di Marquez, che muove fin dall’inizio per scelta precisa, non sente una gran differenza.

  8. E non sa nè leggere e nè scrivere, essendo al primo anno in motogp. Perciò dico che quello che sta facendo è impressionante. Lorenzo è un fenomeno, è incredibile… ma Marc sta dimostrando di essere qualcosa di piu di un fenomeno. Parere mio

  9. Non viene dalla 250, e questo dice tutto. E’ impressionante, ma forse sarebbe meglio dire impietoso, il confronto con chi si porta appresso antichi retaggi che mostrano chiaramente i propri limiti. E’ impressionante per chi per troppo tempo ha scambiato un massimo relativo con un massimo assoluto. Stoner veniva da una scuola analoga, perfino più severa, e apprezza moto con centraggio che altri – tipicamente duecentocinquantisti – definiscono un cancello. Senza neppure mettere in dubbio se stessi: per non passare da retrogradi preferiscono definire marziani quelli che con diversa esperienza li stanno semplicemente ridimensionando.
    La storia del motociclismo è farcita di fasi come questa. Non è impressionante. E’ normale. Eravamo gli unici ad averlo scritto già negli anni scorsi proprio parlando di Marquez, suscitando grande scandalo nei “baroni del motociclismo” indignati per aver messo in dubbio le gerarchie consolidate. Non era, la nostra, una mancanza di rispetto ma un semplice e sano realismo. La loro, piuttosto, è stata semplicemente “memoria corta”.

  10. Dovizioso in 250 è stato vicecampione del mondo proprio contro Lorenzo per due anni consecutivi.
    Comunque non è facile cambiare stile di guida, quelle sono cose innate che hai o non hai.
    Quando ti abitui in un certo modo, diventa dura cambiare e anche accettare le cose che fanno gli altri….

    Sembra di essere tornati negli anni 70/80 con l’arrivo degli americani nel motomondiale: proprio Roberts Sr (unico per il momento ad aver vinto il titolo della classe regina al debutto) fu il primo a rivoluzionare lo stile di guida usando il ginocchio in maniera “moderna”. Poi Sheene, Spencer fenomenale nei primi giri a gomme fredde….
    Abbiamo ora quasi gli stessi avvenimenti….

  11. E come allora abbiamo un esercito che cerca di rimanere aggrappato alla vecchia (e immensa, chi lo nega…) gloria “Ago” e non sa darsi pace. Corsi e ricorsi, diceva Vico…

  12. Perdona la mia ignoranza Federico, ma allora questa Desmosedici come andrebbe settata e guidata? E come mai a Borgo Panigale non sono ancora riusciti a cambiare tipologia di moto?

  13. Settata e guidata più o meno come faceva Stoner e come probabilmente farebbe Marquez. Bassa e arretrata, forcella non troppo rigida, ed elettronica più aperta. E’ fatta per girare come un’auto da rally, inutile cercare percorrenza, pulizia e facilità. Si rischia soltanto, sollevandola senza variazioni di centraggio nel tentativo di renderla più friendly, di renderla sottosterzante in uscita e totalmente incoerente nel comportamento. Ovviamente richiede una guida fisica, con molto spostamento del pilota e in pieno controllo del drift. Altra mentalità, appunto. Stoner, con la sua personale esperienza nel flat-track, alla fine dei test di Valencia 2010 disse di un Rossi sconcertato: “non ha capito nulla, se insiste a cercare facilità e percorrenza finirà doppiato”.

  14. Cambiando argomento ma non troppo penso che la Moto 3 a parte il fatto di far parte del “salotto buono” con tutti gli annessi e connessi sponsor case ufficiali visibilità ecc. ecc. come categoria propedeutica sia abbastanza inutile e costosa meglio una 600 supersport molto più economica e sicuramente formativa per la successiva guida di una moto2 o di una motoGP.

  15. I tuoi debriefing sono meglio di un giallo di Dan Brown Federico. Non me ne perdo uno. Ma in Ducati nessuno sa che esisti?

  16. MAXRD63 penso che il costo della moto che sia Moto2 o Moto3 sia una parte non rilevante del costo globale di gestione di un team, pilota incluso, che devono spostarsi in giro pe ril mondo. La Moto3 che a tutti gli effetti e’ un prototipo di piccola produzione consente di impararsi i circuiti mondiali guidando in modo pulito ed estremamente redditizzio pena la perdita di velocita’ , quindi una sana guida in percorrenza con ingressi larghi staccate dosate con il misurino sicuramente e’ propedeutica al passaggio su moto piu’ potenti e pesanti sucessivo dove si derapa.

  17. MARCO su certi perche’ in Ducati in redazione ci stiamo discutendo da mesi , tanti mesi, puo’ darsi che prima o poi ci decidiamo a scrivere un articolo che sia la somma di tutte le analisi tecniche , speculazioi sui motivi di certe scelte e probabilmente ne esce fuori una verita’ alquanto inaspettata anche se poi alla fin fine di una notevole logica e semplicita’ come poi sono tutte queste cose che sembrano misteriose.

  18. Ok ASEB! d’accordo che il fenomeno tipo Marquez anche se comicia sui rollerblade o con la BMX esce comunque quello che volevo evidenziare che gli ultimi campioni 125/moto3 a parte il piccolo diavolo remano una stagione abbondante prima di fare cose decenti in moto2

  19. Ciao Federico, ma allora secondo te perchè Valentino non è riuscito a stare con quelli davanti? Le premesse del sabato sembravano buone, dobbiamo quindi rassegnarci alla fine del mito?

  20. Paolo – Ha preso la solita quindicina di secondi da Lorenzo, inutile nasconderselo. Stesso distacco subito su altre piste con gommatura identica al compagno. La gomma c’entra poco: con la morbida avrebbe fatto inizialmente qualche giro insieme ai primi ma avrebbe pagato maggior distacco a fine gara, cedendo pure qualche posizione. Aragon non è una pista per Rossi, tutto qui. Non inganni la prestazione di Lorenzo, la pista non è favorevole neppure alla M1: la posizione del maiorchino, lo ripeto, è tutto merito suo (e della squadra che l’ha saputo mettere nelle condizioni migliori azzardando la morbida).

  21. federico con la morbida allora poteva capitare che l’avrebbe finita molto prima , circa a metà gara. tra l’altro il suo stile di guida e modo di frenare penso che poco si adattano a queste gomme e modo di gestirle. hanno buttato i turni di prove per mettere un tipo di gomma provata solo per qualche turno. continuo a non capire le scelte nel box lui e la sua squadra fanno

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui