Motegi si presenta con un fondo piuttosto liscio, poco abrasivo e con un grip non eccellente, combinato con un tracciato che richiede robuste accelerazioni e grande trazione. Insomma, perfetto per la Honda e favorevole perfino alla Ducati. La Yamaha al contrario, col suo ridotto carico posteriore, a parità di mescola non riesce a scaricare la sua potenza ed è condannata alla sconfitta. A scombinare le carte però interviene Bridgestone. Vediamo.
Cominciamo col rilevare che la gomma cosiddetta “hard” versione 2013 non ha mai funzionato correttamente, tanto che perfino la D16 – che pure ne poteva trovare vantaggio – ha usato regolarmente la mescola soft. Oggi tutti o quasi hanno utilizzato la gomme senza striscia bianca, quindi formalmente era una “hard”. Cosa è successo? Come mai improvvisamente tutti hanno trovato efficace la mescola più dura? E soprattutto, come mai con quella mescola i tempi erano perfettamente sovrapponibili a quelli del 2012? La risposta è semplice: la gomma senza striscia bianca, chiamata “hard” in questa circostanza, era la “soft” utilizzata nel corso di tutta la stagione. In questo modo la Bridgestone ha potuto presentare una nuova “soft” con mescola extramorbida e carcassa differente. Ed è abbastanza evidente che questa “nuova soft” non poteva essere utilizzata dalla maggior parte delle MotoGP, le quali hanno proseguito con la solita gomma di sempre, semplicemente privata della striscia bianca e classificata “hard” per l’occasione. Insomma, non è stata la “hard” a diventare utilizzabile ma semplicemente è stata la solita soft a cambiare nome.
Sulle dichiarazioni di Forcada torneremo in un articolo specifico, qui vogliamo esaminare il lato tecnico della faccenda. In gara erano disponibili due gomme: la prima, senza striscia bianca e usata da tutti, era la soft; la seconda, con striscia bianca e chiamata extrasoft, era una gomma mai utilizzata prima sulle MotoGP factory. La mescola più morbida e la carcassa differente riportavano la M1 di Lorenzo alla pari col grip delle Honda, consentendogli di non pagare scotto in uscita di curva; come contropartita, non era in grado di reggere i carichi delle MotoGP se non adoperate con la massima delicatezza. Lorenzo, ancora una volta chiamato a compiere un mezzo miracolo e costretto dalla classifica a giocare sempre il tutto per tutto, decide di sparigliare e sceglie di utilizzarla in gara. Il risultato dimostra che ha avuto ragione: pareggiato il conto col grip in accelerazione, alla durata ci ha pensato lui. Ha resistito alla tentazione di strapazzarla quando era braccato dalle due Honda, ha mantenuto il sangue freddo e ha spremuto il minimo indispensabile per stare loro davanti. Negli ultimi giri si è reso conto che la gomma aveva tenuto e ha deciso per lo strappo: ha saputo valutare il momento esatto in cui iniziare a spremere tutto ciò che aveva, arrivando giusto a fine gara. Un capolavoro.
Vediamo gli altri. Rossi e Crutchlow, troppo aggressivi per la “nuova” soft, hanno fatto il possibile a parità di gommatura rispetto a Honda e ne sono usciti ovviamente sconfitti date le caratteristiche della pista. I due Hondisti hanno scelto giustamente la dura (la vecchia morbida) per reggere i carichi della propria moto: la scelta era obbligata, e le differenze tra i due riguardavano il setting, alto per Pedrosa e basso per Marquez. Come conseguenza Pedrosa puntava sulla maggiore accelerazione – conseguenza del presunto vantaggio di motricità – mentre Marquez cercava un’accelerazione anticipata. Azzerato dalla scelta di Lorenzo il presunto vantaggio di Pedrosa, Marquez era l’unico a poter insidiare il maiorchino: il tracciato di Motegi però non offre curvoni sui quali driftare ma piuttosto curvette strette dalle quali ripartire. L’anticipo di accelerazione di Marquez, nell’arco dell’intera pista, era quindi limitato a pochi metri: non abbastanza per recuperare la percorrenza di Lorenzo nelle curve 6-7-8 e nella chicane 13-14. Insomma, Motegi non è un tracciato per driftaroli ma per spigolatori. Ci ha provato, è andata male. Onore a Lorenzo.
Sulla Ducati non mi esprimo se non per rilevare una “finta hard” ancora degradata in fretta. Coi carichi della D16 occorre altro sia a livello di gomme che di guida. E se sulle gomme la difficoltà è oggettiva, sulla guida non è un caso che Hayden col suo stile più spigolato e amerikano, abbia limitato i danni.







A quali dichiarazioni di Forcada ti riferisci Federico? Cmq fino a metà gara pareva che Marquez ne avesse un pò di piu, si è pure “affacciato” tentando un mezzo sorpasso, ma secondo me ha tirato i remi in barca e ha deciso che il secondo posto andava piu che bene. Un Marquez senza margine in classifica secondo me avrebbe fatto una gara diversa. Ma questa nuova gomma extra-soft sarà portata anche a Valencia?
Un po’ di pazienza, Aseb ci sta lavorando sopra 😉
Qui ce del bel “valore aggiunto”. Poi me lo studio con calma.
‘è
Chi sono gli spigolatori Federico? Se non lo è Marquez tantomeno lo è Lorenzo che arrotonda pure i pianerottoli delle scale di casa e Rossi di nuovo che ha sempre girato largo rispetto a quasi tutti gli avversari. Pedrosa?
Che ne dici degli ingressi di Marquez con la moto tutta intraversata stile moto 2? Uno era eccessivo tanto che è andato lungo a 5-6 giri dalla fine.
Pedrosa e Hayden sono due spigolatori. Non puntano al drifting ma a raddrizzare in fretta per accelerare prima possibile senza perdite di aderenza.
Hayden mi era sfuggito, mi sembrava uno che faceva fumare parecchio le gomme con le vecchie 990 e qualche volta di recente nelle rare inquadrature che gli dedicano.