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Jorge Lorenzo, il gladiatore della MotoGP

Ed eccoci al secondo appuntamento con le schede dei piloti della MotoGP. Dopo aver parlato di Marc Marquez, come annunciato oggi parliamo di Jorge Lorenzo, il ragazzo maiorchino che ha lottato fino all’ultimo per il titolo in questa stagione 2013.

Quest’anno Lorenzo è stato battuto, ma non sconfitto completamente. La sua stagione è stata condizionata da un errore in prova ad Assen, cadendo sul bagnato e rompendosi una clavicola.

Jorge non molla, vola a Barcellona, salta le qualifiche del sabato per farsi operare e la domenica corre arrivando addirittura quinto. Poi un’altra caduta al Sachsenring lo costringe ad uno stop, obbligando il maiorchino ad una rimonta sul rivale Marquez che però vincerà il titolo comunque.

Jorge, fin dal suo debutto nel Motomondiale nel lontano 2002, ha mostrato di sapere bene cosa voleva ottenere dalle corse. Al suo debutto con la Derbi a Jerez, dovette aspettare il sabato delle qualifiche per entrare in pista perché non aveva ancora 15 anni e proprio quel sabato era il suo quindicesimo compleanno.

Ragazzino schivo, ombroso, quasi strafottente, non ispirava una grande simpatia, ma in moto ci sapeva fare eccome. La parentesi in 125 dura tre stagioni, poi il passaggio in 250 prima con Honda e nel 2006 con Aprilia, con la quale vince due titoli consecutivi. Lo fa sulla stessa moto di uno dei suoi miti: Max Biaggi.

Nel 2008 il debutto in MotoGP, in squadra con il simbolo vivente del campionato: Valentino Rossi. In Qatar è subito pole e podio, al debutto; se prima avevamo a che fare con un talento, ora siamo di fonte a un fenomeno.

Ma nel primo anno Jorge cade molto, addirittura prende talmente tanta paura da pensare alla morte, al ritiro prematuro. Insomma, brutti pensieri che a uno così giovane non dovrebbero nemmeno passargli per l’anticamera del cervello.

Questo anno così difficile lo fa maturare moltissimo, lo fa concentrare a livelli tali da farlo soprannominare “The Machine”, la macchina. Ma ancora non è evoluto completamente.

Il suo stile di guida sembra perfetto per la M1: staccate calibrate, velocità in curva da capogiro, perfezione nelle traiettorie. Difficilmente Jorge fa due traiettorie diverse nella stessa curva, lui passa sempre nello stesso punto con precisione millimetrica.

Nel 2009 contende il titolo a Rossi, nel 2010 arriva la consacrazione anche nella massima categoria. Ma Jorge rimane ancora un mistero per il mondo della MotoGP, non è compreso del tutto agli addetti ai lavori e nemmeno ai fan spagnoli.

Una cosa da precisare: per gli spagnoli Jorge è un “Maiorchino”, un isolano, viene trattato quasi non fosse spagnolo al 100%.

Inoltre festeggia a volte in maniera strana, dicono che vuole imitare Rossi nelle scenette, sembra voler mostrare la felicità in un modo che sembra non essere il suo. Insomma, Jorge rimane ancora un oggetto sconosciuto.

Come se non bastasse, viene additato come uno che ha vinto il titolo più per demeriti altrui che per meriti propri: Rossi si rompe al Mugello, Pedrosa è di cristallo, si ritrova con un titolo in mano pieno di “ma” e di “se”.

Ma Jorge sa bene che il titolo lui lo ha vinto con merito, all’inizio della stagione 2010 aveva già messo in difficoltà il suo compagno Rossi, e per un occhio esperto si vedeva che era nettamente in palla.

Nel 2011 non si ripete, e salta le ultime tre gare dell’anno per un infortunio serio all’anulare  della mano sinistra. Vincerà Stoner, ma Jorge ha pronto il riscatto.

Nel 2012, a parte due gare in cui non taglia il traguardo, Jorge arriva sempre o primo o secondo. Batte Pedrosa, secondo titolo in bacheca, una maturità agonistica incredibile.

Ma è in questo 2013 che mostra un lato di sé tenuto a bada per molto tempo: Jorge deve fare i conti con Marquez, ragazzino terribile che va fortissimo, è simpatico, è appoggiato dai media, insomma è l’uomo nuovo della MotoGP.

Non vincerà il titolo, ma mette in pista il meglio del suo repertorio con gare fatte  di fughe, strategie perfette, e lotta corpo a corpo come a Silverstone, dove ingaggia un duello spettacolare con Marquez sorpassandolo in una maniera incredibile.

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Lorenzo ha alzato l’asticella, non solo della velocità, quanto quella del ritmo e della forza psicologica. Il suo stile di guida, lo porta a tenere un ritmo incredibile con una costanza che prima non esisteva. Ha obbligato tutti gli altri a spingere si  da subito, e in questo ricorda molto Spencer, anche lui mago nelle fughe sin dalle prime battute.

Inoltre è maturato come uomo, sa di potersi muovere i un certo modo in un mondo a volte molto difficile. Se prima si preoccupava del perché nessuno capisse la sua timidezza e il suo essere schivo, ora fa si che siano gli altri ad adattarsi a lui circondandosi solo di persone fidate.

Nel 2014 Jorge ha le carte in regola per contendere nuovamente il titolo a Marquez, e proprio grazie a quest’ultimo il maiorchino ha dovuto riprendere a correre come ai tempi della 250: pochi calcoli, aggressività, costanza.

Nel prossimo appuntamento facciamo un salto in SBK e parliamo di Sykes. Stay tuned!

Danny Garbin

5 Commenti

  1. Grande pilota Jorge,si vede che negli anni dispari è sfortunato
    (salvo il 2007) ma il 2014 è anno pari allora!!!!!!!!!!!!!!!!,e come diceva Ghoethe:Nonè forte quello che non cade mai, ma quello che cadendo si rialza

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