La massima aspirazione dell’uomo in fatto di automobili: cosi si chiama il settore dell’Esposizione Universale di Montreal dove, nel 1967, viene esposto il nuovo prototipo coupè Alfa Romeo disegnato da Bertone. Una s sportiva firmata dal designer Marcello Gandini che richiama chiaramente molti dettagli formali della Lamborghini Miura: ottima distribuzione dei volumi, linea slanciata e grintosa, con i cristalli laterali sfuggenti verso l’alto, una soluzione stilistica già applicata da Bertona sul prototipo Giulia Sport Special del 1964. Il prototipo, costruito in due esemplari, è allestito sul pianale della Giulia Sprint GT, eccezion fatta per il motore, che è quello della Giulia TI. Anche se le due vetture vengono collocate in uno spazio stretto, insieme a due motociclette e a un paio di motoslitte, i sei mesi di vetrina dell’Expo di Montreal sono una iniziativa promozionale di altissimo prestigio e rassicurano la Casa milanese sul successo di un’eventuale messa in produzione. Battezzata Montreal in ossequio alla manifestazione canadese, al suo ritorno in Italia inizia subire modifiche per arrivare alla definizione della scocca da costruire a Torino, e da finire poi con gli organi meccanici ad Arese.
I due prototipi della Montreal vengono presi in consegna dai tecnici Alfa oer i primi test. In realtà soltanto uno dei due esemplari viene trasformato in laboratorio viaggiante, mentre il secondo è ancora oggi in condizioni originali presso il museo della Casa ad Arese. Il lavoro di equipe sull’asse Torino-Milano porta all’adeguamento del modello ai nuovi e maggiori ingombri per ospitare il motore 8 cilindri a V di 90° della 22 da competizione. La scelta di questo propulsore appare subito ovvia in relazione al fatto che l’Alfa vuole a tutti i costi sfruttare l’immagine sportiva per la produzione in serie. Purtroppo i tempi di definizione si allungano oltremodo, probabilmente perché viene aumentate l’altezza della vettura, mentre il cofano è notevolmente gonfiato con una finta presa d’aria NACA (per ospitare l’iniezione), costringendo Bertone a rimaneggiare completamente l’idea originale. La Montreal definitiva debutta al Salone di Ginevra 1970, dopo tre lunghi anni di gestazione. Troppi, dicono in molti affermando che la carrozzeria avverte il passare del tempo, anche se la disposizione dei volumi è però complessivamente ottima.
L’abitabilità è da vettura sportiva: i due posti posteriori sono virtuali, perché anche due bambini viaggiano sacrificati. In compenso è il motore, come è del resto tradizione della Casa, a fare la parte del leone. L’8 cilindri è totalmente in lega leggera, la distribuzione a 4 alberi a camme in testa con impianto di iniezione indiretta Spica, l’accensione elettronica, la potenza di 200 cv e la velocità massima dichiarata di 220 km/h. la punta si raggiunge con una facilità estrema perché, grazie al cambio 5 rapporti costruito dalla ZF, si arriva ad alti regimi in un battibaleno. Con la Montreal le curve più veloci si possono affrontare in tutta sicurezza: il comportamento della vettura in curva è nettamente sottosterzante, ma quando si entra troppo forte è sufficiente lasciare il pedale del gas, accennare a un lieve controsterzo e quindi dare gas per rimettersi sulla traiettoria ideale. Prestazioni superbe, dunque, da vera sportiva di razza.
La vettura viene messa a listino a 5 milioni e 700 mila lire: tre gli optional: vetri elettrici, tinta metallizzata e condizionatore. Il successo commerciale è comunque buono, considerando il periodo nero dei primi anni 70, con la crisi petrolifera dovuta alla guerra del Kippur. La berlinetta di Arese verrà costruita fino al 1977 in quasi 4000 esemplari.
