Dopo le prime tre gare si torna in Europa, su circuiti più convenzionali e guidati. Jerez è una pista ben conosciuta da tutti: curve di diversi raggi ma tutte sempre molto raccordate e fondo senza particolari esigenze, liscio e con grip non elevato. Se un vantaggio esiste, lo dovremmo riconoscere alle moto con migliore percorrenza: e in quest’ottica la Forward è probabilmente la moto più adatta su una pista che non pretende ingressi di curva troppo secchi o grandi accelerazioni da bassa velocità.
La sua gomma soft garantisce la motricità che l’anno scorso mancava, con qualche dubbio sulla durata della mescola se le temperature dovessero salire troppo. E il discorso sulle temperature comincia a vedersi nella seconda sessione, dove in generale i piloti hanno accusato un calo della mescola: l’aderenza crescente ha cominciato a generare deformazioni troppo elevate sulla carcassa e la temperatura maggiore dell’aria non consentiva un adeguato raffreddamento. Occorrerà lavorare sulle pressioni o usare mescole più resistenti durante la gara. Oppure guidare con estrema fluidità senza sottoporre la posteriore a stress eccessivi, un po’ sullo stile di Lorenzo. Vediamo qualche dettaglio.
Marquez nel pomeriggio migliora il suo tempo ma usa le hard su entrambe le ruote: sa che qui il drifting non è fondamentale quanto la percorrenza e tiene la moto alta con forti trasferimenti di carico e gomme dure. Pedrosa conta sulla sua proverbiale capacità di trattare bene le gomme più morbide e preferisce una medium al posteriore, sempre con un assetto alto. Raddrizzerà la moto di colpo senza derapare come il suo personalissimo stile ci ha abituato a vedere, qui a Jerez lui guida a memoria in quel modo fin da bambino.
Lorenzo e Rossi con medie sia davanti che dietro lasciano un po’ perplessi: se le HRC usano la hard sull’avantreno, a parità di altezza e di trasferimenti di carico la hard anteriore può essere usata a maggior ragione sulla M1. L’unica spiegazione è che non abbiano grossi trasferimenti di carico, ovvero le moto non siano alla massima altezza. Probabilmente per non affaticare la media posteriore e per poterla utilizzare anche in gara. In sostanza, tutto lascia pensare che abbiano fatto l’assetto per coprire l’intera gara con le medie minimizzando il degrado degli ultimi giri. Con il medesimo criterio le Tech3 scelgono la soft dietro e la media davanti, ma la motricità della posteriore è eccessiva rispetto all’altezza e Smith finisce lungo disteso di anteriore.
Metà altezza su gomme medie anche per le Honda di Bradl e di Bautista: la percorrenza non è la migliore dote della Honda e il setting non aiuta a migliorarla. La soluzione di Marquez per un pilota normale è forse quella più indicata: rende la moto più agile, un po’ più nervosa – sulle piste europee non guasta una certa rapidità nelle reazioni e nei trasferimenti – e senza problemi anche in caso di temperature alte e di grip crescente. Le medium probabilmente costringeranno a limitare i trasferimenti e perdere percorrenza e fluidità: in caso contrario, difficilmente eviteranno il calo a metà gara. Forse è il caso di ripensarci.
Ducati alle prese con una pista decisamente poco amichevole. Servirebbe percorrenza con una moto alta, ma dietro non si può usare che la medium e quindi la moto va tenuta bassa e con trasferimenti ridotti. Ruota posteriore tutta arretrata per limitare il carico statico. Anteriore media per evitare il sottosterzo dovuto all’eccessiva motricità della medium posteriore. Le moto di Iannone e Dovizioso però non hanno lavorato in ottica gara e hanno usato una soft posteriore: dura pochissimo e obbliga a una moto bassissima e molto fisica. Per le qualifiche potrebbe pure andare ma il passo di gara è un altro, inutile farsi illusioni. Il fatto che abbiano provato il setting per il giro secco dimostra che il solo sabato non era sufficiente a trovare un assetto da tempo in griglia, e quindi hanno utilizzato anche il venerdì per capire la moto nel primo circuito guidato della stagione. L’assetto da gara probabilmente sarà lo stesso del miglior giro secco ma con la posteriore media, con un piccolo sollevamento della moto durante il warm-up. Ogni risultato di livello sarà un mezzo miracolo.
Ultima annotazione: qui le mescole possibili sono tre per le Factory (hard-medium-soft) e altrettante per le Open (medium-Soft-Extrasoft). Le temperature presumibilmente elevate però credo che impediranno l’uso in gara della mescola extrasoft, a meno di non utilizzare pressioni più alte. Ma nelle piste europee, con curve da raccordare senza raddrizzare la moto per lunghi tratti, il rischio delle gomme che rimbalzano in piena piega è elevato. Pressioni più basse evitano il problema ma escludono mescole troppo soffici.



Quindi Lorenzo se si tengono piu’ bassi grip e temperature, altrimenti comunque Marquez, o Pedrosa?
Sì. Interessante notare come le mescole siano in realtà piuttosto vicine e che quindi pochi gradi determinino il successo dell’una piuttosto che dell’altra pur essendo entrambe sufficientemente valide. E anche questa è un’indicazione sulle Bridgestone che dovremo tenere presente durante tutto l’anno.