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Auto storiche: Lancia Appia

La Lancia Appia arrivò sul mercato nell’aprile 1953 al termine di una progettazione che si svolse gran parte mentre la Casa era già lanciata nell’avventura delle corse. Questa circostanza portò a qualche vantaggio in termini di raffinatezza tecnica e di rapidità di decisione, ma portò pure qualche svantaggio. Per esempio: paraurti in alluminio, perfetti per le corse perchè leggeri, nell’uso quotidiano si ammaccavano al minimo urto. Ovviamente la clientela non apprezzò questa caratteristica che apparentemente annunciavano fragilità, mentre nella realtà l’Appia era come tutte le altre Lancia: solida, ben costruita e affidabile.

La progettazione di questo modello era iniziata nel 1950 dopo la presentazione della prestigiosa “sei cilindri” Aurelia che sostituì l’Aprilia. Come per le sorelle Aprilia e Ardea nate alla fine degli anni Trenta, gli stilisti della C asa cercarono anche per le Lancia degli anni Cinquanta un design che rivelasse immediatamente quell’aria di famiglia che oggi all’inglese si definisce “family feeling”. L’Appia arrivò tre anni dopo l’Aurelia con un disegno molto simile a quello della sorella maggiore, ma più semplice più nitido e in definitiva più comprensibile. Nel loro insieme le linee dell’Appia espressero le qualità e l’immagine di una Lancia giovane, sobria, aristocratica ed elegante.

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Nel frontale caratterizzato da forme molto plastiche, la classica calandra era leggermente aggettante. Le superfici non erano mai del tutto piane, ma movimentate da morbide linee curve con un effetto gradevole e dinamico. Nelle fiancate erano molto morbide pure le linee di raccordo con i parafanghi anteriori e quelle del padiglione, che andava ad “appoggiarsi” sulla linea di cintura con una rotondità sottolineata da un sottile profilo in alluminio lucido. La coda era spiovente e anch’essa caratterizzata da morbide linee curve.

Dal punto di vista strutturale la carrozzeria era eccezionalmente resistente e solida, ciò che consentì di realizzare le porte con apertura ad armadio (incernierate agli estremi e prive del montante) che si chiudevano con il suono solenne e preciso delle casseforti. Gli accessori della carrozzeria come i fanali e le maniglie, erano ben disegnati e ben eseguiti con materiali di qualità. Finiture di qualità caratterizzarono anche l’arredamento dell’abitacolo, dove spiccavano i morbidi panni di lana dei rivestimenti, le maniglie in alluminio e il volante color avorio come i pomelli e il quadro porta strumenti con l’originale forma a ventaglio.

Il motore mantenne l’architettura con 4 cilindri a V stretto caratteristica dell’Ardea, ma fu completamente ridisegnato. Così l’angolo dei cilindri diventò ancora più stretto passando da 19°54′ a 10°14′. Ciò consentì di realizzare un’albero motore tanto corto da potere ruotare senza problemi o vibrazioni su due cuscinetti di banco. Nella testata fusa in lega di alluminio la distribuzione adottò due alberi a camme laterali comandati da catena invece che di un tenditore idraulico (brevetto Lancia) che teneva in tensione la catena grazie alla pressione dell’olio del circuito di lubrificazione.

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Un raffinato sistema di aste, puntalini e bilancieri consentì di inclinare le valvole fra loro di 67° per realizzare camme di scoppio semisferiche di buona efficienza termodinamica. Ciò comportò la necessità di due coperchi delle punterie anzichè uno come nell’Ardea. Per quanto riguarda la cilindrata, i tecnici sperimentarono valori prossimi ai 903cc dell’Ardea (955 cc e 987 cc), ma alla fine scelsero la cilindrata di 1089,5 cc impiegando gli stessi valori di corsa e dell’alesaggio (68 mm x 75 mm) della Fiat 1100. Alla fine il motore si mostrò molto compatto e leggero e capace di esprimere la potenza di 38 cavalli a 4600 giri/min con una coppia massima di 7,2 kgm a 3000 giri.

Alla potenza del motore fecero riscontro le buone caratteristiche dell’autotelaio con il tipico schema Lancia sull’avantreno a ruote indipendenti e con il ponte rigido posteriore sospeso su balestre. Oltre al buon comportamento generale la vettura era ben frenata da un impianto Sabif perfettamente adeguato alle prestazioni. Con l’insieme dei suoi pregi estetici, tecnici, qualitativi e prestazionali l’Appia si pose a un livello superiore alla Fiat 1100 pur appartenendo nominalmente alla stessa fascia di cilindrata. Tale superiorità era denunciata anche dal prezzo del 35% superiore a quello della Fiat 1100 (1.311.500 lire contro 975.000). Il presso non costitu’ un problema per i veri lancisti, contribuì anzi a rendere più aristocratica l’immagine dell’Appia e a selezionare la clientela alla ristretta cerchia degli automobilisti più raffinati ed esigenti.

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Nell’uso la piccola Lancia rivelò di essere molto affidabile: raramente richiedeva l’intervento del meccanico e facilmente superava il traguardo dei 100 mila chilometri senza bisogno di altri interventi che la normale manutenzione. Con l’andare del tempo la clientela iniziò a spostare la proprie preferenze verso l’Appia con l’optional gratuito della guida a sinistra mentre inizialmente aveva preferito la guida a destra nella versione standard. Nel corso della produzione la Casa apportò piccole modifiche che resero l’Appia ancora più gradevole e affidabile senza alterarne la sostanza.

Soffermandoci sulle modifiche di una certa rilevanza estetica ricordiamo i profili in gomma aggiunti sui paraurti nel 1954 per proteggerli dalle ammaccature, il nuovo stemma Lancia introdotto sulla calandra a partire dal marzo 1954, i sedili modificati nel giugno 1955 e i lampeggiatori anteriori modificati nell’agosto 1955 con i trasparenti più allungati e incolori invece di bianchi. Dal punto di vista meccanico furono cambiati i ritegni delle valvole e le sedi di quelle di scarico, e furono modificati i sincronizzatori della seconda e della terza marcia. Poco dopo fu modificata la catena della distribuzione. Nel 1954 fu variato il rapporto di riduzione della scatola dello sterzo (4/51 invece di 4/48) per rendere la guida più leggera.

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Nel primo anno di produzione uscirono dagli stabilimenti Lancia 5286 Appia berlina, nel secondo 10215, nel terzo 4497. Il brusco calo della produzione nel 1955 si può attribuire alle difficoltà finanziarie nelle quali si trovò l’azienda per l’azione combinata delle spese sostenute per le corse e del cattivo andamento della sezione dei veicoli industriali. In seguito a tali difficoltà Gianni Lancia cedette le sue quote azionarie e quelle della madre a Carlo Pesenti, che assunse il controllo dell’azienda alla fine del 1955. Fra le prime preoccupazioni del nuovo proprietario vi fu quella di aggiornare i modelli. Allo scopo incaricò l’ing. Antonio Fessia, che in breve tempo sviluppò l’Appia seconda serie. Nel 1956, anno del passaggio di consegne fra l’Appia e l’Appia seconda serie, la Lancia produsse ancora 27 berline del vecchio modello. Così per 25 unità il totale superò il traguardo dei 20000 esemplari prodotti.

La Lancia Appia nelle corse

Benché gli acquirenti dell’Appia fossero tendenzialmente orientati più al confort ed al lusso piuttosto che alle prestazioni velocistiche, non sono mancate presenze di vetture Appia nelle competizioni.
Nel 1953, anno del lancio sul mercato, la piccola 1100 di casa Lancia non venne omologata nella categoria Turismo, per volontà della Casa stessa: ciononostante, una signora, Mimi Schiagno, ebbe l’ardire di partecipare con la normale berlina di serie ad alcune gare, correndo nella categoria superiore (“Gran Turismo”) ed ottenendo anche apprezzabili risultati.

Al di la di questo se vogliamo inusuale e curioso “debutto” dell’Appia, sarebbe poi ingeneroso non ricordare i successi ottenuti in corsa – per quasi un decennio – dalle vetture carrozzate ed elaborate da Zagato. Nella sua classe (1150 cc della categoria Gran Turismo) l’Appia Zagato fece la parte del leone, consentendo ai suoi piloti (tra i quali va citato Cesare Fiorio) di conquistare ben 10 Campionati italiani, tra il 1957 e il 1965. Il propulsore “Appia” venne anche utilizzato da alcuni piccoli costruttori-artigiani italiani per le monoposto di Formula Junior: quella costruita da Angelo Dagrada ottenne – con Giancarlo Baghetti – i risultati migliori (4° posto nella graduatoria del Campionato 1960).

Alessio Mazzocco
Alessio Mazzoccohttps://www.giornalemotori.com
Appassionato di fotografia e di motori

1 commento

  1. no ano 1959/60 quando das corridas de automóveis na Av. da Boavista na cidade do Porto eu trabalhava como aprendiz de mecânico nas oficinas da Lancia na cidade do Porto vi os serie 1 espectacular

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