Eccoci al Mugello per il consueto briefing. Pista veloce, tipicamente europea con tante inversioni di piega e due curvoni in appoggio. Fondo con buona aderenza ma piuttosto ondulato, specie nei curvoni. Inutile negarlo: nonostante sia un circuito “da guidare” qui occorre parecchio motore. D’altra parte le derapate sono possibili solo in pochissime curve (Palagio, per esempio) e in misura molto limitata. Così limitata che per una volta Pedrosa si trova a suo agio.
Poche le reali difficoltà tecniche o gli accorgimenti a livello di setting, qui principalmente occorre il manico: le caratteristiche del tracciato non sono tali da renderlo particolarmente vantaggioso per una moto piuttosto che per l’altra. E anche il lungo rettilineo in salita, che parrebbe avvantaggiare i motori più potenti, si affronta uscendo da una curva lunga in appoggio, per cui le moto col centraggio arretrato – tipicamente favorite nel trasferimento a terra della potenza – sono svantaggiate dalla minore percorrenza, e i conti si pareggiano.
Pedrosa sarebbe il favorito: a fronte di un mezzo sicuramente efficace in accelerazione, ha dalla sua ottime doti di percorrenza. Gomme medium e assetto alto sono tipici del suo modo di guidare, il limite sta nel braccio operato qualche settimana fa. Marquez segue la stessa filosofia con una moto un filo più bassa e una guida più fisica, le due Honda satellite fanno altrettanto.
Abbandonata la soft anteriore, anche le Yamaha fanno i conti con le temperature di gara presumibilmente maggiori rispetto alle prove. Moto alte per tutti, alla ricerca di una guida pulita e senza sbavature. E qui notiamo qualcosa di anomalo rispetto al passato: le M1 perdono terreno soprattutto dei settori 3 e 4, e cioè sulle curve lunghe in appoggio e nelle Biondetti, proprio i punti di forza del passato, mentre tra i più veloci nel settore 4 si posizionano i ducatisti, con Crutchlow in particolare nell’ultimo tratto dal Correntaio fino al traguardo. Perfino Rossi, qui più vicino alla sua guida del passato, non riesce a venirne fuori. Inutile anche l’assalto finale con la soft anteriore: con le temperature del pomeriggio la soluzione non sembra appropriata.
Tecnicamente non c’è molto da aggiungere se non che le gomme a fascia bianca con le quali le Ducati ottengono buoni risultati sul giro secco sono quasi impossibili da utilizzare per 20 giri. Al contrario, sulla lunga distanza e con gomme medie Rossi vanta ancora il passo migliore tra tutte le M1, e sicuramente in gara si dovranno fare i conti con lui.
Come ultima nota, il pompaggio posteriore di alcuni piloti non riguarda tanto la sospensione posteriore quanto proprio il fondo della pista, molto ondulato sui curvoni proprio vicino al cordolo interno: nel momento in cui si prende la corda per l’accelerazione è quasi inevitabile finirci sopra. Ma questo problema riguarda tutti, senza distinzioni. Questione di traiettoria: e alla fine, al Mugello, il fattore davvero determinante resta il manico.
