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MotoGP Barcellona – Briefing

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Briefing pregara a Montmelo, Barcellona. Il fondo di asfalto liscio richiede la morbida ma la temperatura è alta, e il tracciato ha il T2 e il T4 disegnati per la percorrenza. Vediamo che succede in pista.

Pedrosa sembra il pilota progettato apposta per questo tracciato: non cerca un drift che col fondo liscio finirebbe per “spingere” poco, viaggia veloce nelle percorrenze e sa mettere a frutto anche le mescole più morbide senza danneggiarle troppo. Il suo setting è quello più efficace e pulito: un centimetro e mezzo di canne fuori, ruota posteriore a metà con mescola media. Sospensioni ben frenate sull’idraulica e con molle morbide, carcasse all’altezza del compito e telaio fermo in ogni circostanza. Marquez non penso ami questa pista sulla quale il drift è inefficace: è costretto a fare percorrenza, inutile intraversare la moto in ingresso e fare la curva col posteriore che spazzola. Alla fine è costretto a guidare sfruttando tutta la larghezza in ingresso e uscita come le Moto3. E quando esagera partendo dal cordolo esterno per sfruttare mezzo metro in più, la sua moto lo punisce. L’assetto è identico a quello del suo compagno, lo stile invece no.

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Bradl si dimostra ogni gara più concreto, al di là della sfortuna che lo perseguita. È tanto preciso che quasi non si nota, ma i tempi sono sempre molto buoni. Bautista invece a Barcellona non emerge: è vero che la sua Honda forse non è ferma quanto le HRC, ma forse anche lui si agita un po’ troppo sulla sella. E qui a Montmelo ci vuole misura e precisione.

Misura e precisione non mancano sicuramente a Lorenzo che, sulle piste europee, può finalmente tenere la moto più alta e fare percorrenza senza temere un eccesso di sottosterzo in uscita. Gomme medie anche per lui: ruota a metà ma con trasferimenti dinamici importanti, riesce a trovare un’ottima motricità anche sulla M1. Il suo compagno di squadra invece pare scivolare decisamente troppo, e in tutta sincerità non riesco a darmene valida ragione. Perfino le Tech3 sembrano più a posto della sua.

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Forward sulla gomma bianca, non vedo altre soluzioni: la moto va molto bene, è facile da guidare su piste come questa. E gomma bianca anche per le altre moto col centraggio avanzato. In controtendenza Ducati, con gomma bianca nonostante la grande motricità: la percorrenza impone di non fare un assetto troppo basso, con un rischio sottosterzo ben gestibile data la conformazione del tracciato e il fondo liscio. Ho molti dubbi sulla durata della gomma bianca, forse neppure la proverbiale gestione di Dovizioso riuscirà nell’impresa. Ecco perché alla fine penso che in gara useranno una media, con un assetto del tutto simile alle Honda. Purtroppo non ho mai visto inquadrare Hernandez, ma confesso che sarei curioso di capire come fa una D16 2013 a stare davanti alle più equilibrate 2014.

Infine spendiamo due parole in più per capire il dilemma delle gomme. L’asfalto liscio con gomme dure non offre il sufficiente grip per poter scaricare la potenza necessaria a scaldare la mescola. La gomma morbida invece sì, ma la potenza scaricata comporta temperature difficilmente controllabili con l’aria esterna così calda. Si deve necessariamente giocare sul filo delle pressioni per controllare la deformazione e la temperatura. In altre occasioni, per chiarire meglio, Marquez avrebbe sollevato un filo la moto utilizzando la hard posteriore, ma qui il grip non lo consente: userà la più morbida a sua disposizione, con qualche decimo di pressione in più per evitare l’eccesso di deformazione su una moto a centraggio arretrato. Questo comporta una gomma un po’ “rimbalzosa” sulle asperità, il che comporta un’idraulica meglio frenata e molle più morbide. Tutto a posto finchè non si sale sul cordolo a scalini, e la gomma gonfia non è capace di assorbire e comincia a rimbalzare davvero: la moto sta ferma ma il grip diventa singhiozzante, con tutti i problemi del caso. Questo mi fa ritenere che Pedrosa abbia un leggero vantaggio sul compagno per via delle sue traiettorie tutte all’interno delle strisce bianche. E la stesso problema si pone identico per le Ducati. Le Yamaha, alla fine dei conti, sembrano quelle che riusciranno a sfruttare bene le proprie gomme senza strapazzarle e senza salire di pressione.

 

3 Commenti

  1. lo scorso anno il problema venne risolto gonfiando molto le soft e di conseguenza innescando gravi problemi di chattering per via di carcasse diverse e telai in generale inadeguati, quest’anno i telai si sono sicuramente adeguati ed in parte anche le carcasse ma a Montmelo il dilemma è una costante

  2. Anche io non ho capito bene come con novità solo di
    Motore e una ciclistica datata hernandez sia riuscito ad andare bene . Su rossi non mi aspettavo a fortuna che riuscisse a fare quel tempo . Ho dei dubbi ma ultimamente le idee nel box non mi sembrano convincenti come prima invece accadeva. Anche sul nuovo modo di guidare alterna stile nuovo a quello vecchio. Su Lorenzo non mi sorprenderei di vedere nei test un telaio più corto e con più percorrenza e accelerazione come lo era in buona parte la 2013. Su marquez come al Mugello è strano che su una pista molto tecnica non riesca a fare ma differenza e che di conseguenza risulta un po’ impacciato su piste dove si vede la vera classe e precisione di guida. Come passo Valentino non è bene ma neanche troppo male ma l’altro gruppo è parecchio vicino . Per un podio la vedo molto difficile

  3. Sulla prestazione di Valentino vorrei fare una domanda : non è che magari lo stile di guida simile a marquez ma anche un impostazione di settima più simile a Honda fanno si che Valentino non va come Lorenzo? Sicuramente forcada l’avrà impostata sulla percorrenza e in particolare in quei due settori che spiega Federico nell’articolare e magari cercare di limitare i danni nei settori dove la Yamaha non se la gioca

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