Apriamo il debriefing di Brno con un’immagine diversa dal Pedrosa con cui tutte le testate hanno salutato il suo ritorno alla vittoria, per due ottime ragioni: la prima, lo avevamo già messo nel briefing, unici ancora una volta, e il motivo c’era. La seconda, vogliamo approfondire quanto avevamo accennato prima della gara circa le gomme e in particolare la pressione della posteriore. E Rossi ci offre l’opportunità di osservare un dettaglio importante. Vediamo.
Sospensione posteriore piuttosto alta nonostante la moto sia in piena accelerazione, e il polso destro è a manetta. Significa un elevato trasferimento dei carichi, necessario per ottenere il grip in uscita progressiva dalle curve lente ma non secche. Il circuito ceco infatti è caratterizzato da molte curve e controcurve lente e lunghe dove la traiettoria americana molto a spigolo è inutilizzabile, a meno di non voler tentare due spigoli nella stessa curva. Occorre fare percorrenza. D’altra parte, sono lente e separate tra loro da brevi rettilinei, e dunque non è possibile raccordarle semplicemente a mezzo gas con la stessa marcia: bisogna per forza aprire e scaricare cavalli. Non di colpo come uscendo da un gomito, ma in velocissima progressione, raddrizzando in fretta la moto e spalancando. Ecco perché nel briefing abbiamo scritto che la pista pareva disegnata da Pedrosa: la velocità in curva è bassa, il drifting in seconda marcia non sembra una buona idea. E senza curvoni che aprono, la moto poi fatica a riprendere aderenza e viaggia verso l’esterno, con traiettorie molto larghe in uscita e con accelerazioni poco efficaci. Questo spinge il pilota a non perdere velocità in ingresso – per non essere costretto a riaccelerare troppo in uscita – entrando velocissimo, larghissimo e già di traverso. Insomma, stile Moto2 sulla quale il peso rispetto alla potenza è decisamente più alto. Qui troviamo la spiegazione dello stile col quale Marquez ha affrontato la pista, fino a spingere qualche commentatore a dire che la moto aveva problemi a fermarsi: non è così, era il pilota a non volerla fermare. A costo di entrare garibaldino e di traverso in frenata. Sicuramente l’assetto basso ha avuto le sue colpe, ma qui occorre capire come mai una Honda uguale a quella di Pedrosa avesse così poca motricità.
Diciamo subito in questo debriefnig che l’assetto basso comporta una minore percorrenza e una motricità inferiore, come abbiamo visto anche negli articoli tecnici, ma qui abbiamo notato una differenza di trazione davvero enorme fin dalle prove. Il sospetto è che sia stata fatta una scelta sbagliata sulla pressione. Mi spiego con l’aiuto proprio della moto di Rossi: in piena accelerazione la gomma posteriore è molto schiacciata, indice di una pressione bassa. La pressione bassa, contrariamente a quanto pensano molti, non aumenta in sé il grip ma serve per ottenere sulla carcassa la necessaria deformazione sotto trazione senza la quale la gomma non raggiunge la corretta temperatura interna. La M1, nonostante gli aggiornamenti, resta una moto piuttosto leggera dietro, e su un fondo con basso grip non può scaricare a terra la potenza della Honda a parità di mescola perché il suo carico verticale statico non glielo consente. Minore potenza significa anche minore deformazione della carcassa, e in definitiva la gomma resterebbe fredda: non resta che abbassare la pressione per raggiungere la temperatura di esercizio, ma in piena accelerazione – quando cioè i carichi dinamici intervengono a dare una mano a quelli statici – la gomma si schiaccia parecchio. Proprio come nella foto di Rossi. La Honda di Marquez ha un elevato carico statico, ma il suo particolare setting riduce i trasferimenti dinamici molto più della moto di Pedrosa: di conseguenza la sua pressione posteriore doveva tenere conto della situazione di minor carico rispetto all’assetto più alto del suo compagno, pena una carcassa più fredda e una posteriore che spinna troppo. Insomma, su una pista come Brno forse è meglio darsi una calmata e imparare qualcosa da Pedrosa
In casa Yamaha invece non sbagliano nulla: obbligati dal regolamento alla media posteriore, trovano il grip necessario senza rinunciare alla percorrenza. Due modi diversi di affrontare la gara, ma entrambi molto validi per i rispettivi piloti: assetto alto per Rossi, con anteriore dura che impiega qualche giro in più a scaldarsi ma regala staccate aggressive con avantreno molto solido; moto più bassa per Lorenzo, che evidentemente continua a temere il sottosterzo e preferisce ridurre gli alleggerimenti in uscita e utilizzare una anteriore soft. Velocissimo sin dalla partenza, porta la gomma fino al traguardo con la sua guida rotonda e mai brusca negli inserimenti. Perfetti in gara entrambi, si arrendono solo alla perfezione tecnica di un Pedrosa sempre incredibilmente elegante.
Ducati sconcertante, non tanto per il risultato quanto per le scelte. Per carità, Iannone a soli sette secondi da Marquez su una pista guidata è un buon risultato. Ma la morbida dietro era necessaria? Siamo certi che alla Ducati manchi carico o grip al posteriore? Giusto per capirci: la Ducati storicamente ha un elevato carico statico posteriore e un limitato trasferimento dei carichi, almeno fino alla gara di Indianapolis. Qualcosa è sicuramente cambiato, e oggi la moto appare un po’ meno carica sul retrotreno e un po’ più alta come assetto generale, ma resta una moto con elevata motricità. Questo significa potenza a terra, deformazioni elevate e gomma che dura poco. Contenere la deformazione che un grip tanto elevato comporta – soprattutto con gomma soft – significa alzare la pressione, cosa che senz’altro è stata fatta. Resta però il dubbio che una media con un assetto un filo più alto avrebbe garantito la necessaria trazione grazie al miglior trasferimento dei carichi che compensa la mescola, con una leggera deriva posteriore dovuta a una pressione meno elevata. In definitiva, forse poteva ancora guadagnare in percorrenza senza incorrere nel sottosterzo in uscita. Ottimo risultato, lo ripeto, però qualche test andrebbe fatto in proposito. Anche perché le prestazioni ormai ci sono, quello che serve è la continuità di rendimento per tutta la durata della gara.



Federico lunedì e martedì ci sono stati i test. Vuoi che in Ducati non abbiano fatto una simulazione di gara con la media? 🙂
Anche tu però glielo potevi scrivere prima?
Ci ho provato, ho detto di stare attenti alla pressione gomme (implicita la scelta). E la settimana scorsa avevo già scritto che ormai i centraggi erano corretti e che occorreva ragionare in altri termini.
Buongiorno.
Federico ottimo lavoro come sempre complimenti davvero per gli articoli; non esiste nulla in internet completo ed esuastivo come in questi articoli.
Posso fare una domanda?
Mi sono letto e riletto tutte le pubblicazioni dove nasce il sottosterzo sopratutto.
Credo di avere padronanza ,credo eh …..,della materia ma proprio non mi spiego perchè parli di “moto più bassa per Lorenzo, che evidentemente continua a temere il sottosterzo ” quando invece negli articoli dove parli di sottosterzo il baricentro dovrebbe aiutare a “chiudere” in accelerazione le curve.
Dove sbaglio?
Grazie mille e complimenti.
RA
Errata corrige:
…….quando invece negli articoli dove parli di sottosterzo il baricentro ALTO dovrebbe aiutare a “chiudere” in accelerazione le curve……….
RA
Ottima domanda! Allora: il baricentro alto genera trasferimento di carico con riduzione del grip anteriore in accelerazione, ma genera anche un aumento del braccio di azione del momento di trazione. Il gioco sta nel compensare la perdita di grip con un proporzionale aumento del braccio di trazione, e se le due cose procedono con la medesima progressione noi non avremo grossi problemi. Questo si ottiene con un baricentro alto ma sufficientemente avanzato. Troppo avanzato però finisce per diventare controproducente per via della perdita di trazione, così come troppo arretrato implica un alleggerimento superiore all’incremento del momento di trazione. Oggi la M1 nel tentativo di pareggiare i conti con Honda ha allungato il cannotto senza troppe modifiche: questo comporta lo stesso momento di trazione della vecchia versione, ma un avantreno più leggero e una massa più dispersa rispetto all’asse di imbardata. Significa che la forcella è più lontana dal punto di rotazione in fase di imbardata a ruota sollevata (contatto posteriore) e crea un maggiore momento inerziale sull’asse verticale. Mentre la potenza scaricabile è cresciuta proporzionalmente al maggior carico statico posteriore, la resistenza delle sue masse a “imbardare a mezz’aria” è cresciuta con progressione quadratica. Questo determina la tendenza al sottosterzo della nuova versione. Il telaio 2015 torna a una lunghezza simile a quella precedente: il passo ritornerà più corto e il centraggio sarà quello attuale tramite la ridefinizione della posizione del motore. Insomma, siamo di fronte non più a un adattamento fatto in fretta e furia ma ad una reale riprogettazione della moto.
Non sbagliavi nulla, tranquillo: il confronto tra i due baricentri infatti presupponeva due moto gemelle a parte il centraggio. La Yamaha invece ha rimaneggiato il passo e non è roba da poco, anche se a prima vista appare la soluzione più fattibile senza complicazioni. Questo è il motivo per cui oggi i piloti M1 tengono la posteriore perennemente avanzata, e sulla Ducati in passato io ho tanto insistito per accorciare il passo con l’arretramento del cannotto.
Sono molto onorato delle risposte.
Credo di aver capito.
VIsto che l’appetito vien mangiando…. Dunque Yamaha 2015 avrà un centraggio più vicino a Honda e Ducati mantenendo tutto sommato la ciclistica 2013?
Il loro obietticvo dunque sarà quello di avere un certo tipo di trazione con tutto quello che ne consegue con quote di telaio e accorgimenti tecnici adatte per un inserimento veloce? (l’ho detto in soldoni eh) poi chiaramente le due cose sono fortemente collegate tra di loro.
RA
Sì, in soldoni sì. E son curioso di vedere cosa tireranno fuori. Mi spiego: arretrare il motore e abbassarlo un filo è un grosso problema per le 4-in-linea i cui carter corrono il serio rischio di strisciare in terra. La soluzione 4-in-linea offre un elevato accentramento delle masse, ma occorrerà capire quanto si riuscirà a contenere la larghezza del nuovo motore. Son curioso 🙂
Impossibile pensare ad una V4 stretto stile motori VR di VW.
O contenere l’ingombro trasversale, e già il motore della R1 sembra uno scricciolo come 1000, oppure, riuscire a ridisegnare di nuovo il cambio compattandolo ed arretrandolo ancora. In questo modo potrebbeo spostare un po’ più indietro tutto il monoblocco, avvicinando ancora al pivot il pignone. Però in questo caso si troverebbero strettissimi tra forcellone, link, pivot e pignone.