Finalmente l’attesa durata a lungo è finita, e gli appassionati possono ritrovare il mito della Ducati Scrambler della quale abbiamo parlato a inizio anno. All’Intermot possono finalmente toccare con mano un progetto nato molto tempo fa e messo finalmente in produzione.
Alcuni fortunato poterono vedere la Ducati Scrambler in anteprima in alcuni eventi particolari organizzati dalla casa bolognese, in particolare al WDW dove venne mostrato al grande pubblico.
Inoltre le linee ed i primi contenuti dello Scrambler sono stati anticipati su internet in una serie di tre video prodotti con la tecnica cinematografica dello stop motion, dove i personaggi sono stati realizzati a mano in plastilina da tre bravissimi diciannovenni bolognesi. La serie ha raccontato una fantasiosa storia di come la moto sia arrivata ai giorni nostri ed i protagonisti, oltre allo Scrambler, sono stati Franco ed Elvira, ex dipendenti Ducati già protagonisti della campagna pubblicitaria dello Scrambler degli anni ’70: lui era un collaudatore Ducati dell’epoca, lei una ragazza dell’amministrazione, anche se non aveva proprio niente da invidiare a una modella professionista.

Quando il Centro Stile Ducati ha iniziato a lavorare sullo Scrambler l’obiettivo è stato chiaro da subito: far rivivere un mito, realizzando però una moto moderna. Una moto contemporanea ispirata al celebre modello degli anni ’70 ma con tutte le caratteristiche tecniche di una moto dei giorni nostri. Ecco perché ad esempio sono stati scelti una forcella a steli rovesciati, i cerchi in lega, il monoammortizzatore posteriore e la pinza anteriore con attacco radiale.
Tutto, sullo Scrambler Ducati, è stato disegnato per essere “da Ducati”, pur seguendo gli stilemi della moto alla quale si ispira. A cominciare dal serbatoio, scultoreo e ricercato nelle forme, ma ispirato all’originale design a goccia del modello degli anni ’70. Le guance applicate ai lati del serbatoio caratterizzano lo Scrambler, sono realizzate in alluminio spazzolato ed intercambiabili per essere personalizzate, e hanno applicati i loghi della moto, differenti a seconda della versione.
Ogni particolare dello Scrambler è curato con particolare attenzione, come il forcellone dal design assolutamente moderno, oppure il giro degli scarichi, una scelta in linea con quello delle ultime naked Ducati. Il silenziatore corto e l’unghia del parafango posteriore sono stati scelti per dare compattezza alla moto, così come le maniglie del passeggero, nascoste dalle aperture nella parte posteriore della sella. La forma del proiettore, circolare, rivisita in chiava moderna un importante stilema dello Scrambler.

La tecnologia del guidaluce, utilizzata per la luce di posizione, ne sottolinea la tecnicità. Il design del tappo del serbatoio, sul quale è riportata la scritta “born in 1962” è ispirato al sistema di chiusura del modello degli anni ’70, così come la chiave che, una volta inserita nel blocchetto di accensione che è posizionato sul supporto del proiettore, richiama il design del commutatore luci originale. Lo stesso richiamo che si trova nelle modanature sotto la sella.
Il propulsore dello Scrambler Ducati è un bicilindrico ad L due valvole raffreddato ad aria e olio da 803 cm³. Derivato da quello del Monster 796 ha un alesaggio di 88 mm ed una corsa di 66 mm ed è stato rivisitato per privilegiare accelerazioni fluide ad ogni regime. Il motore Desmodue dello Scrambler ha carter leggeri e coperchi frizione e alternatore in alluminio con lavorazioni a macchina. Anche i due carter copri cinghie sono in alluminio e anche loro sono rifiniti con lavorazione a macchina utensile che impreziosiscono l’estetica.
Il motore Desmodue dello Scrambler per integrarsi con il compatto serbatoio in acciaio dalla caratteristica forma a goccia, è stato dotato di un corpo farfallato singolo da 50 mm Ø con due iniettori sotto farfalla, soluzione che garantisce una erogazione fluida ed un controllo accurato del titolo della miscela aspirata in ogni cilindro.

Pistoni e albero motore sono gli stessi del propulsore del Monster 796 e dell’Hypermotard 796, mentre gli alberi a camme sono stati studiati appositamente per garantire una erogazione lineare grazie all’adozione dell’incrocio 11°. Lo scarico 2 in 1 con silenziatore in alluminio è stato studiato appositamente per lo Scrambler. È dotato di paracalore in alluminio per garantire una migliore protezione termica di chi è in sella ed è a norma EURO 3.
Il cambio è a sei rapporti, mentre la frizione è APTC multidisco in bagno d’olio con comando a cavo che enfatizza il carattere minimalista ed essenziale dello Scrambler, pur garantendo una leva frizione dal carico molto leggero e offrendo il vantaggio supplementare di un’ottima modulabilità: un grande aiuto per gestire i continui arresti e partenze nel traffico cittadino. Inoltre è dotata di sistema antisaltellamento in coppia che limita il saltellamento della ruota posteriore nelle scalate.
Lo Scrambler Ducati è dotato di un telaio a traliccio tubolare d’acciaio a doppia trave superiore. Essenziale, elegante, il telaio dello Scrambler abbraccia il motore e si prolunga fin sotto la sella con doti di rigidezza da vera Ducati. Il cannotto di sterzo è inclinato di 24° e assieme all’avancorsa di 112 mm garantisce grande agilità in mezzo al traffico quanto tra un tornante e l’altro in montagna. Grazie al manubrio largo muoversi tra gli ostacoli urbani diventa un gioco da ragazzi con lo Scrambler, mentre l’interasse di 1.445 mm massimizza la stabilità alle alte velocità.

Le sospensioni del Ducati Scrambler sono Kayaba e sfruttano una forcella a steli rovesciati da 41 mm ed un mono ammortizzatore regolabile nel precarico molla. Entrambi consentono una corsa ruota di 150 mm per copiare al meglio ogni tipo di terreno, dagli ostacoli cittadini, a quello che si possono incontrare nei percorsi di soft offroad. Questo mix di confort e prestazioni conferma l’attitudine multiuso dello Scrambler Ducati, per permettere sempre a chi è in sella di esprimere se stesso, su ogni tipo di terreno.
Lo Scrambler Ducati è equipaggiato di serie con inedite ruote in alluminio a dieci razze, di chiara ispirazione flat track. Il design riprende quello delle ruote a raggi, con razze sottili che si inseriscono nel mozzo centrale incrociandosi l’una con l’altra. Il cerchio anteriore da 3,00’’ x 18’’ e quello posteriore da 5,50’’ x 17’’ sono stati disegnati per essere leggeri e montano i nuovi pneumatici Pirelli MT60 RS da 110/80 ZR18 all’anteriore e da 180/55 ZR17 al posteriore di derivazione enduristica, appositamente realizzati per lo Scrambler con un disegno dedicato di tasselli. Il risultato è una eccellente comportamento su ogni tipo di terreno.
Ducati Scrambler si potrà avere in differenti versioni:
Scrambler Urban Enduro
Parafango alto, griglia protezione faro anteriore, traversino manubrio, ruote a raggi. La “Urban Enduro” nasce per cambiare terreno in ogni momento. È perfetta per districarsi tra gli ostacoli urbani, ma anche per raggiungere nuovi luoghi percorrendo le strade meno battute. I richiami al mondo del fuoristrada sono ben chiari, reinterpretati nello stile “post-heritage” dello Scrambler. Il colore “Wild Green” ben si mimetizza durante le “battaglie” quotidiane tra il traffico e si sposa alla perfezione con la sella marrone dal design a doghe, realizzata con tessuti tecnici per offrire il massimo in termini di ergonomia per pilota e passeggero. I parasteli della forcella, il paracoppa motore e la griglia del faro anteriore proteggono il motore e le parti nevralgiche della moto nei percorsi offroad, mentre il traversino irrigidisce e rende più solido il largo manubrio dello Scrambler. Le ruote a raggi, di 3,00’’ x 18’’ all’anteriore e 5,50’’ x 17’’ al posteriore, sono il tocco finale per liberare con stile l’anima offroad. Lo Scrambler Urban Enduro è riconoscibile anche per il logo dedicato del serbatoio, sul quale spicca una grossa X rossa, dall’inglese “cross”, da sempre sinonimo di fuoristrada.
Scrambler Full Throttle
La “Full Throttle” si ispira al mondo delle flat track e delle corse. Il serbatoio di colore “Deep Black”, sul quale è posto il logo dedicato su fondo giallo e nero, è uno spiccato richiamo alla velocità così come la sella, anch’essa di ispirazione flat-track con inserti gialli dedicati, esalta ulteriormente il look sportivo senza trascurare il comfort del pilota. Con la sua coda corta, lo Scrambler Full Throttle richiama le moto che corrono sugli ovali statunitensi ed australiani, ed è equipaggiato con uno scarico racing Termignoni omologato per l’uso stradale. Il manubrio basso a sezione variabile leggero ed ergonomico ed il parafango anteriore corto sono poi segni distintivi dello Scrambler Full Throttle, destinato a chi vuole una moto perfetta per l’uso quotidiano, senza però rinunciare ad uno stile racing.
Scrambler Classic
La “Classic” è destinata a chi ama i dettagli e lo stile degli anni ’70, ma non vuole rinunciare al piacere di guida e alla funzionalità di una moto contemporanea. Rappresenta ancora di più l’essenza del motociclismo, propria dello Scrambler, rafforzata da particolari unici come i parafanghi in lamiera, il porta targa tradizionale ed i cerchi a raggi, nelle stesse misure di quelle in lega, ovvero 3,00’’ x 18’’ all’anteriore e 5,50’’ x 17’’ al posteriore. Il logo dello Scrambler Classic è quello che più si avvicina allo stile del celebre modello gli anni ’70 e si sposa perfettamente al colore “Orange Sunshine” del serbatoio, sul quale, come per lo Scrambler originale, è presente anche una banda nera centrale. La sella di colore marrone con design a rombi è un altro segno distintivo del sapore più amarcord dello Scrambler Classic.
Lo Scrambler ha una potenza di 75 cavalli, per un peso a secco dichiarato di 170kg e 186 in ordine di marcia. Le quote studiate , come anticipato sopra, portano la moto ad avere un’inclinazione del cannotto di 24° e avancorsa del valore di 112mm; interasse 1445 mm. La forcella è una Kayaba a steli rovesciato da 41mm.
Non sono ancora stati comunicati i prezzi di listino.

Avete dimenticato la versione base la Icon prezzo 8.400,le altre 9800€,gran bel mezzo e anche brava Ducati nel proporre una moto così curata ad un prezzo competitivo visto che costa meno della diretta rivale Triumph
Bella bella bella… A me piace la Icon, ma la curiosità di vederle tutte dal vivo cresce…
La morosa sta anche prendendo la patente ed è sempre più orientata sulle scrambler e le moto di tipologia retrò (passatemi il termine), quindi non escludo di averne una nel garage nell’arco di pochi anni 😀
Penso che sia qui in Olanda che in Germania e sicuramente in Francia questa moto spopola …
Non so…devo essere sincero…sarà che la vedo come una semplice moto da bar, ma non mi convince granché. E’ bellina eh, ma capisco poco l’utilità di questa moto.
Che, ne sono certo, verrà venduta a vagonate perché è una bella interpretazione di moto di questo tipo e verrà certamente apprezzata anche all’estero
Beh è una moto che non vive di prestazioni, ma di libertà di farci un po’ quello che ti pare senza chiedere troppo e senza metterti ansia se la poggi a terra o (immagino) anche per i consumi. Un senso ce l’ha, o meglio lo avrebbe se la gente capisse che spesso compra moto un po’ a caz… cacchio di cane 😀 , e poi la lasciano in garage 10 mesi l’anno.
è una moto che ti permette di andare al cinema in giacca e cravatta o in vacanza in giro per l’europa senza stress e comodo anche in due o divertirti tra le curve di una strada di montagna senza l’angoscia di gestire 180 cv
Si potreste avere ragione eh…. sarà, ma a me ricorda molto la Aprilia Motò….. ve la ricordate?
Beh dai non era male la motò in origine, il problema era che Pellizzon e Starck si sono scannati e alla fine ci ha rimesso la moto 🙁
Poi oh, non dico sia bella, ma come “oggetto” di design può piacere moltissimo o fare schifo, come è sacrosanto che sia secondo me 🙂
Come non ricordarsi dell’aprilia moto’650 ?era irraggiungibile come bruttezza!
Oserei dire “la Mariangela Fantozzi”delle moto! 🙂
la grossa differenza con la Motò è oltre all’estetica ma la meccanica un bicilindrico ti permette di andare tranquillamente in autostrada in assenza di vibrazioni e non al limite del motore cosa che ai monocilindrici è proibita o bisogna essere un pò masochisti……
Alberto, io fui masochista….mi sciroppai le ferie, 3000 km in 5 giorni in giro per l’italia anche su tratti autostradali, con la mia fidata Duke 620….. 😀
Ahahah mi immagino, avevi una frequenza tutta tua anche una volta sceso dalla moto praticamente!!! 😀