Ultimi articoli

MotoGP, Motegi – Briefing

Eccoci al briefing di Motegi: pista liscia e poco abrasiva con rettilinei importanti e curvette secche da ripartenza. La pista è di proprietà della Honda, e si capisce subito, eppure è proprio la Honda a sembrare in difficoltà. Le cose in realtà non stanno così, e non inganni la scivolata: personalmente son convinto che Pedrosa darà filo da torcere a tutti.

Le curve più impegnative vengono da rettilinei veloci, la frenata si svolge a moto dritta fino all’ingresso: niente curvoni in successione dove prolungare la frenata fin dentro la curva per molti metri, la Yamaha sembra perdere uno dei suoi vantaggi. Un settaggio alto con la ruota posteriore avanzata le consente di rimediare ai minori carichi statici con alti trasferimenti ed elevata agilità: occorrerà avere la traiettoria sempre libera, un rallentamento in piena curva avrebbe ripercussioni disastrose sulla successiva accelerazione. Il corpo a corpo non è impresa semplice quando non puoi scegliere la traiettoria, in compenso la gomma posteriore soft arriverà in fondo in ottime condizioni e la parte finale della gara sarà il momento giusto per la fuga. Non escludo però un primo giro eccellente, con la gomma un filo più bassa di pressione rispetto a tutti gli altri e con l’opportunità di scaldarla già dopo cento metri balzando in testa, resistendo con le unghie e con i denti fino a metà gara per poi tentare lo strappo finale col vantaggio della minore usura.

Chi invece deve darsi una calmata è Marquez: a Motegi è fondamentale non perdere tempo e gomma con inutili spazzolate, non serve a niente staccare un metro più in là se poi le curve non consentono un lungo drift di trazione. Più esplicito: quando la curvetta è dieci metri in tutto, non puoi entrare di traverso in frenata, in stile Moto2, e ritrovarti una moto ancora scomposta a metà curva, dove tutti gli altri – entrati con la moto pulita – stanno già usando il gas per riaccelerare e non per controllare la scivolata.

Non è la prima volta che lo scriviamo: il giovanotto sta esagerando in fase di ingresso a scapito dell’uscita, e se davanti hai un bel rettilineo l’unico risultato sarà una minore velocità di punta e un’usura precoce della gomma soft. Il suo compagno di squadra, senza andare lontani, sfrutta la sua Honda in modo assai più intelligente: frena un metro prima, entra pulito, raddrizza di scatto e accelera minimizzando le perdite di trazione già da metà curva.

Esattamente come oggi giustamente fanno i ducatisti, forti di una frenata a moto verticale così potente che staccano sui riferimenti di Marquez ma arrivano in curva molto più puliti, mai lunghi o in scivolata. C’entra qualcosa anche un “difetto” Ducati: la D16 non è sicuramente la più agile ma si scompone difficilmente “per colpa” del suo inferiore accentramento delle masse, e nel T4 – con una frenata da 300 a 80, curva a gomito e alla fine una curvetta secca finale – la differenza con le concorrenti è imbarazzante.

Tanta motricità, tanta accelerazione ma anche tanta deformazione della gomma soft: qualche decimo in più sulla pressione posteriore sarà necessario, occhio alla gomma più fredda nei primi giri. Inutile dire che Dovizioso è un maestro nell’amministrare le gomme e quindi è il ducatista favorito.

Tra le Open, Hayden e Redding sono i piloti più “spigolosi” e faranno bene, la Forward invece ha poche possibilità: la sua distribuzione dei pesi la obbliga a scegliere tra una extrasoft che non arriva a metà gara (sempre che ne abbia ancora qualcuna disponibile, le ha usate per le qualifiche) e una gomma bianca con la quale sarà difficile battagliare in uscita di curva contro le RCV1000.

6 Commenti

  1. Pedrosa sembra essere veramente a posto, mentre Marquez arriva molto spesso lungo, quasi non riuscisse a fermare la moto.
    a guardare bene la moto di Marquez sembra anche un filo più bassa, ma potrebbe essere solo una mia impressione. E poi entra scomposto col posteriore che va in giro fin dentro la corda….perde un botto di tempo.

    Grande la Ducati: Dovizioso frena fortissimo e la moto rimane sempre fermissima, davvero impressionante. Se domani gestisce la moto e le gomme può lottare sicuramente per il podio….speriamo bene….

    Sulle Yamaha non so che dire: forse gli manca un po di trazione, ma Rossi potrebbe fare la differenza stavolta…..

  2. Sì, Marquez ha la moto più bassa. Per le Yamaha dobbiamo aggiungere che la pista ogni giorno più gommata è un vantaggio che potrebbe ridurre la cronica carenza di grip; e a quel punto un grande pilotaggio unito a una strategia intelligente potrebbe riservarci qualche sorpresa. Dopotutto lo scorso anno, stessa pista, la prima sul traguardo fu una M1.

  3. Marquez guida quella HRC come se fosse una Moto2, se non si intraversa in staccata non si sente a suo agio , peccato che paga in uscita .. perde tempo, cosí per stare con gli altri rischia molto.

  4. Dovizioso è andato benissimo nella qualifica, ma sappiamo che per regolamento Open ha potuto utilizzare l’Extra-soft che, col grip in più e con una guida più accorta rispetto all’ultimo GP, lo ha portato in Pole.
    Il “vantaggio” del regolamento Open per le gomme, secondo me, finisce qui, cioè solo in prova e qualifica.
    Quando la Ducati è stata “obbligata” dal regolamento ad usare pneumatici più soft delle GP (es: medie Open, dure GP), non è mai arrivata bene in fondo alla gara e le moto GP clienti ne hanno approfittato per riprenderla.
    Quando hanno utilizzato le stesse gomme delle GP, la Ducati ha fatto ottime prestazioni.

    La mia domanda verte proprio su questo:
    Può essere quantificato in termini di “decimi” il (per me presunto) “vantaggio” che ha la Ducati potendo utilizzare 4 litri di carburante in più?
    Oppure si può supporre che la Ducati, non avendo mai avuto problemi di consumi, anche senza quei 4 litri, potrebbe ottenere dal motore quello che ottiene oggi?

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui