
Lasciando da parte le polemiche occorre dire che a Phillip Island abbiamo visto quattro moto sostanzialmente equivalenti, includendo nel lotto anche la giovane Suzuki. L’analisi dopo gara a questo punto si concentra alla ricerca delle potenzialità dei diversi mezzi schierati in modo da poter esprimere un giudizio tecnico al netto dei diversi episodi.
Per fare tutto questo mi son preso i dati di ogni singolo pilota per ciascun giro di gara, ognuno diviso nei quattro settori. E dato che ciò è esattamente quanto fanno nei box a saracinesca abbassata, non mi meraviglia che Rossi abbia innescato una polemica che personalmente non ritengo motivata: ma se restiamo ai dati nudi e crudi, effettivamente Rossi era messo meglio del suo compagno. Il quale, dal canto suo, è stato salvato da qualche episodio fortuito non premeditato che a conti fatti ci sta tutto. Vediamo meglio.
Nella valutazione dei potenziali di gara la prima cosa da vedere sono le gomme, in particolare il loro degrado/usura/decadimento: quando capita che i tempi a fine gara rimangano ottimi, ovvero che il decadimento delle prestazioni della gomma sia ininfluente, le tabelle dei tempi si prestano a valutazioni particolari, la prima delle quali riguarda la prestazione massima della moto e la capacità di singoli piloti di sfruttarla in pieno.
Qui in Australia ritroviamo proprio queste condizioni: di conseguenza possiamo subito valutare le differenze tra l’ideal lap (capacità tecnica del mezzo di percorrere la pista) e il best lap di ogni pilota (capacità del pilota di sfruttarla). Vediamo subito importanti differenze: i due piloti ufficiali Yamaha, più esperti, restano a solo 15 centesimi dal limite della rispettiva moto, contro gli oltre tre decimi di piloti come Marquez e Iannone su mezzi probabilmente più impegnativi.
Eccellente riscontro sia per la Suzuki che per il giovane Vinales, ma con riferimento ai singoli setting troviamo un pessimo risultato per la scelta di Lorenzo: la sua moto era lenta, il majorchino l’ha guidata vicina al suo limite ma comunque il suo limite era piuttosto basso. Evidentemente un diverso settaggio era poco compatibile con la guida di Lorenzo, quindi la scelta è stata dettata dal miglior compromesso, ma qui non possiamo tacere due importanti considerazioni: la prima è che Rossi giustamente fa il setting sul massimo possibile della moto e poi adatta la propria guida al risultato, mentre Lorenzo evidentemente fa il contrario.
La seconda è che Rossi non ha nessuna difficoltà a settare la moto, e questo mette una pietra tombale alle polemiche sulle sue talvolta difficili qualifiche. Semmai il limite sta nell’adattamento di Rossi alla moto, ovvero quel piccolo gap che si crea tra la moto settata bene per quel circuito e il feeling che essa trasmette al pilota.
Rimettendo ordine tra le varie moto, la Honda resta superiore alle concorrenti per qualche decimo, ma in cambio richiede probabilmente più precisione nella guida e paga immediatamente le sbavature. La Yamaha è più performante tra le mani di Rossi a parità di gommatura, col limite di un degrado maggiore sull’avantreno spesso colmato dalla scelta di utilizzare una mescola più dura con le inevitabili conseguenze sul giro secco.
Iannone ha talento e migliorerà ancora, per ora è ancora troppo istintivo; Marquez lo è sempre stato ma il primo anno riusciva a sfruttare più a fondo la sua Honda, segno che sta sporcando lo stile oltre il necessario; Dovizioso ha fatto una scelta vicina a quella di Lorenzo finendo per portare al massimo (20 centesimi il suo gap sull’ideal time) un mezzo plafonato in partenza da scelte poco aggressive.
Per Lorenzo resta la fortuna di non aver duellato con nessuno per tutta la gara, ma il suo setting parla chiaro: l’unico confronto in gara con Marquez l’ha perso senza potersi nemmeno difendere, e tutto lascia credere che nel terzetto degli inseguitori chiunque l’avesse raggiunto e attaccato sarebbe passato senza difficoltà. Non è andata altrettanto bene, come ulteriore conferma del problema, a Dovizioso che non è riuscito a difendersi dall’attacco di Petrucci sulla vecchia moto mentre il suo compagno di team se le dava di santa ragione là davanti con Marquez e Rossi.
Alla fine, rileggendo i dati, Rossi dimentica di dire che lui era, è vero, più veloce di Lorenzo, ma non era più veloce né di Iannone né di Marquez: e il primo che ha raggiunto Lorenzo lo ha superato ed è andato a vincere. Sinceramente, poteva capitare indifferentemente a ognuno dei tre.
I dati usati come riferimento sono disponibili sul sito motogp.com

Ciao Federico… Interessante come sempre, posso chiederti come si definisce l’ideal lap? Simulazione al computer o rispetto alle prove/warmup/gara stessa?
in base alla somma dei migliori tempi per ogni settore …. credo
quindi a parità di mezzo non necessariamente i tempi di due piloti coincidono…..
Al di là della polemica che tutti conosciamo, Marquez ha mentito quando a fine Gran Premio ha detto di aver patito a metà gara, o poco più in là, un surriscaldamento dello pneumatico anteriore, motivo per cui ha rallentato provvisoriamente?
Ciao Federico, grazie del debriefing che arriva in piena tempesta 🙂
C’è una cosa che non mi è chiara: prima dici che “Rossi giustamente fa il setting sul massimo possibile della moto e poi adatta la propria guida al risultato”, e poi che “il limite sta nell’adattamento di Rossi alla moto, ovvero quel piccolo gap che si crea tra la moto settata bene per quel circuito e il feeling che essa trasmette al pilota”
Ma come fa Rossi a sapere che un certo setting è quello giusto se non ne riceve il giusto feeling?
Se ho capito bene il suo metodo di lavoro è di settare la migliore moto per quel dato circuito in quelle date condizioni (quale poi sarà la migliore moto resta da capirlo), poi ci si mette sopra e, se non riesce ad andare come “teoricamente” dovrebbe andare, comincia a fare delle variazioni per trovare il giusto feeling?
Sulle polemiche, come diciamo a Napoli, Valentino è na zoccola vecchia…
@Stefano: l’ideal lap si ottiene sommando i migliori intermedi, li trovi nelle analisi delle FP sul sito di motogp:
http://resources.motogp.com/files/results/2015/AUS/MotoGP/FP2/BestPartialTime.pdf?v1_779a70bd
Senza entrare nella polemica Rossi/Marquez se sia vero o no che quest’ultimo lo abbia ”rallentato” di proposito,non mi interessa molto…a me una dichiarazione di Marquez dopo la gara ha lasciato un pò dubbioso considerate le circostanze, ma lì per lì non ci avevo dato molto peso ora dopo questa polemica mi è tornato in mente di nuovo, ovvero il fatto che Marquez abbia dichiarato di avere qualche problema di surriscaldamento con la gomma anteriore che lo ha costretto a rallentare verso metà gara.
Chiedo agli esperti, è possibile che abbia avuto problemi di questo tipo a Philip Island considerando le gomme portate dalla Bridgestone in questa occasione, dove mi pare nessun altro pilota abbia lamentato di questi problemi e che se non ho capito male la Honda non dovrebbe soffrire particolarmente di questi problemi in teoria(anzi,a limite soffre del problema opposto).
Grazie delle precisazioni 😉
@ Federico
Grazie per il debriefing!
(cit.) “Per Lorenzo resta la fortuna di non aver duellato con nessuno per tutta la gara, ma il suo setting parla chiaro: l’unico confronto in gara con Marquez l’ha perso senza potersi nemmeno difendere, e tutto lascia credere che nel terzetto degli inseguitori chiunque l’avesse raggiunto e attaccato sarebbe passato senza difficoltà.”
Rossi al posto della parola” fortuna” ci ha visto un nome e cognome: Marc Marquez.
Io non ci volgio credere a queste cose, che mi sembrano bambinate (anche da parte di Rossi); però mi viene in mente la spallata di Assen…. e Marquez ancora un po’ bambinello lo è.
Si questa cosa del “surriscaldamento” di cui parla Marquez è verosimile…?
No, il surriscaldamento anteriore di Marquez mi suona di bufala: lui resta un pilota con la tendenza a rilasciare la strizzata sulla leva prima degli altri a causa della sua predisposizione traversarola, ergo la carcassa deforma meno di altre. D’altra parte nella vita occorre fare scelte chiare: si può dire “io surriscaldo l’anteriore” e contemporaneamente lamentare qualche chiusura di sterzo nelle qualifiche accusando una gomma “troppo fredda”? I conti non tornano… 😉 La probabile verità è che Marquez nel gruppetto di lottatori era quello con l’assetto più basso e soffriva le superbe staccate di Rossi e la rapidità con la quale i due italiani variavano traiettoria a piacimento. A pista libera è andato forte, e infine nel duello con Lorenzo ha trovato l’unico avversario al quale cambiare traiettoria era ancora più difficile: passarlo è stata una pura formalità.
Sì, gli Ideal Laps si calcolano sommando i migliori parziali, ma sono significativi SOLO SE possiamo ipotizzare che le gomme non subiscano apprezzabili decadimenti nelle prestazioni: diversamente ci troveremmo a sommare tempi parziali realizzati in condizioni molto differenti, e l’operazione non sarebbe lecita nè significativa.
Interessante. Grazie.
@Paolo: quello che chiedi è corretto e ci sta perché la linea è sottile. Quella che hai messo nell’inciso è una “non contraddizione” della quale abbiamo discusso un po io e Federico.
Il discorso è un po questo: Rossi e il suo team sanno che tipo di moto settare per un determinato circuito in funzione delle caratteristiche/esperienze di Rossi.
Ovviamente a Rossi non piacciono assetti bassi, adora il trasferimento di carico, vuole una moto più reattiva e pronta a cambiare direzione velocemente e a rispondere rapidamente a comandi impartiti in maniera non prevista.
Spesso queste necessità cozzano con il fattore tecnico oggettivo: magari la pista deve essere interpretata in altro modo, perché ci vuole una guida più fisica e più di posteriore, ma Rossi la tiene comunque alta e quindi si deve adattare a guidare la moto non necessariamente settata per la pista in un modo “ibrido”.
Oppure capita il contrario, moto necessariamente alta ma col pilota che a quel punto deve limitare le tendenze al ribaltamento.
Insomma, Rossi ha una moto “meno perfetta” rispetto a Lorenzo, però a volte più efficace, in particolare quando si tratta di improvvisare.
Cosa che Lorenzo non fa proprio perché lui guida solo in un modo e setta la moto solo in un modo a prescindere dal tipo di pista. Per questo lui ama le fughe…
spero di aver reso l’idea
Casey Stoner con la sua guida in drifting riuscirebbe ancora a fare la differenza su questa pista?
Sì. Parere personale, naturalmente.
Ma che figata! Ti ho risposto mezz’ora prima che tu facessi la domanda 😀
Magie del fuso orario!!! 😀 😀
Altra domanda: gli ideal lap vengono calcolati in che occasione? Parliamo di gara? Sul sito MotoGP non c’è una tabella simile mi pare… Controllo meglio.
@Stefano: no, li mettono solo per le FP e le qualifiche, guarda il link che ho postato sopra…
Grazie Paolo… Chiedevo perché mi sembrava così infatti, ma non sapevo se le FP erano confrontabili con la gara, principalmente 🙂
Ma cosa vuoi dirgli, a un 10 volte campione del mondo? Uno sbarbatello cerca di fargli perdere il mondiale, lui non ha la velocità per rispondere sportivamente come è abiutato a fare, quindi si toglie la soddisfazione di dargli una lezione personale. Se vincerà il mondiale nonostante tutto avrà ragione, per l’ennesima volta. E se no, tanto peggio per lui nel caso dovesse avere dei rimorsi.