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Motobot: da Valentino Rossi all’autopilota

2015-10-29_154932Si chiama Motobot, ed è la risposta di Yamaha al robot di concezione Honda che conosciamo come Asimo. Mentre il robot di costruzione Honda è in grado di svolgere funzioni “domestiche”, quali camminare, servire il the, o persino tirare calci a un pallone, Motobot è stato pensato per guidare una moto.

Tra le altre cose non una moto qualsiasi, ma la nuovissima R1M, un mezzo da 200 cavalli che è la punta di diamante delle supersportive di Iwata.

Motobot nella sua prima versione è “aiutato” per così dire da due rotelle ai lati che ne evitano la caduta; inoltre per alcune funzioni è ancora comandato a distanza, anche se è dotato di un sistema di autoapprendimento che gli permetterà di diventare completamente autonomo in sella alla moto.

L’idea è quella di riuscire a replicare, un giorno, le gesta dei pilota della MotoGP. Bisogna dire che per essere alle prime esperienze il Motobot se la cava decisamente bene ed è in grado di andare a 200km/h, anche se Rossi, Lorenzo e compagnia per il momento possono dormire sogni tranquilli.

La ricerca però avanza rapidamente, anche se per il momento i sistemi elettronici sono utili solo in caso di ausilio. In aeronautica per esempio gli aerei grazie al “fly by wire” sono completamente indipendenti e potrebbero potenzialmente portare a terra un aereo senza bisogno del pilota.

In campo automobilistico si sta lavorando alle auto che guidano da sole, camion che si mettono in fila ordinati a velocità costante; in fondo abbiamo già le macchine che si parcheggiano da sole, quindi è questione di tempo.

Quella che manca è l’interazione con l’ambiente esterno e la gestione delle variabili che, al momento, vengono gestite completamente dagli esseri umani che rimangono ancora in cima alla “catena decisionale” grazie all’intuito, l’esperienza e il talento di ogni soggetto.

Video da guardare, davvero bello e interessante e….non è un film di fantascienza ma è realtà!

[youtube]https://www.youtube.com/watch?v=EzgJWwAx8Mo[/youtube]

4 Commenti

  1. Molto interessante…
    Però una precisazione: in aeronautica il “fly by wire” implica che non c’è più un sistema (idraulico ad esempio) collegato direttamente ai comandi. Abbiamo quindi gli input del pilota che vengono elaborati da una centralina e poi successivamente attuati. Quindi si, ciò consente il controllo indipendente dell’aereo (guardare ad esempio gli Airbus dove molte operazioni sono demandate al computer), ma non è l’effetto principale.

    Ok fine OT scusate! 😛

  2. Gabriele, hai fatto bene a precisare. Ho aggiunto quell’esempio perché con l’arrivo del fly by ware nell’aeronautica si è poi arrivati al controllo “intelligente” da parte di un computer. Il nesso era un po quello. 😉

    Chissà quanto andranno avanti in questo campo nel giro di una decina di anni

  3. Probabilmente il lato “terrestre” sarà il primo ad implementare queste tecnologie in maniera diffusa, anche nel giro di pochi anni.
    Per quanto siano, in alcuni casi, nate proprio nel mondo aeronautico, i rischi connessi ad un passaggio al controllo remoto e/o automatico degli aeromobili sono al momento troppo grandi ed avverranno a gradi nel corso degli anni.

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