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2016-09-14_082753Il week end di Misano è stato bello e spettacolare, ma come al solito è stato rovinato dalla parte più becera del tifo. Erano tifosi di Valentino Rossi, vero, ma non si può dare la colpa al pilota per la gente che lo segue.

Valentino è un fenomeno di massa, e come tale ha attirato negli autodromi persone che non hanno mai guidato manco una bici, e quindi il popolo italiano lo vive nel modo più becero possibile.

Ma non siamo gli unici: ricordiamo che anche in Spagna nel triste 2011 ci furono episodi spiacevoli, come le minacce al nostro Simoncelli. Viene da pensare: ad Assen certe cose non succedono, in Spagna e Italia si.

Poi guardo quanto è avanti l’Olanda in ogni cosa, dall’economia alla semplice educazione, e capisco perché Italia e Spagna (e altri) sono indietro come il culo di un asino in un sacco di cose.

Poi su Facebook trovo lo sfogo di un padre che non è riuscito a godersi una giornata in autodromo perché il “tifoso” ormai insulta, augura il peggio agli avversari. Lo sport con persone così muore definitivamente.

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Dopo aver letto una cosa del genere il mio cervello è partito per la tangente, mi veniva di tutto in mente, volevo scrivere qualcosa ma più mettevo giù righe e più mi accorgevo di scrivere con rabbia, delusione, con un sentimento negativo che forse non è tanto distante da un pensiero becero fatto da quei poveri frustrati esagitati.

Poi, sempre su Facebook, che io uso come “distributore di cazzate”, trovo un pensiero profondo, delicato, come una carezza allo sport che tanto amo e che vedo ormai barcollare sotto i colpi del marketing.

Lo ha scritto Manuel Persiani, uno che le moto le conosce bene, uno che ha vissuto il Mondiale Superbike in prima persona, nel box, a sudare e lavorare per il suo pilota….

Vi avviso, è un post un po’ lungo ma è scritto col cuore, credo che valga la pena di perdere 10 minuti per leggerlo. Decidete voi, io inizio.
Nel 2008 ero capomeccanico di Jakub Smrz, un pilota velocissimo che aveva però nella partenza il suo tallone d’Achille. Era un ragazzo dal cuore grande, sempre disponibile e sorridente. Il suo carattere contribuiva tantissimo a creare armonia nel box. Il primo weekend di agosto si svolgeva il decimo Round del campionato, a Brands Hatch. E’ una pista particolarissima, con discese, salite e priva di un vero rettilineo; al suo posto c’è un tratto di pista leggermente curvilineo e con diverse pendenze.

Era ancora l’epoca della “vecchia” Superpole, quella bella, quella del giro secco. Purtroppo il sabato, al momento della Superpole e come succede spesso in Inghilterra, pioveva. Si partì quindi con la procedura della Superpole “wet”, un’ora di tempo e un tetto massimo di giri per realizzare il miglior crono. Con una buona strategia riuscimmo a conquistare la pole position temporanea e, al termine dell’ora prevista, eravamo in prima fila, quarti, perché all’epoca si partiva ancora in file da 4. Davanti a noi c’erano solo Bayliss, Haga e Kiyonari. Eravamo riusciti a mettere dietro gente come Corser, Sykes e Biaggi.

La gara andò benino, concludemmo al nono posto. Al termine del parco chiuso ritirammo la moto ed eseguimmo gli interventi necessari per affrontare gara 2. Fortunatamente, quella volta, i lavori da fare sulla moto erano pochi e quindi decidemmo di andare al muretto a vedere la gara della Supersport, che si stava svolgendo in quei minuti.

Per chi è stato a Brands Hatch la descrizione dei muretti è superflua, ma per chi non ha mai messo piede nel Kent, è importante sapere che i muretti di Brands sono particolari. Iniziano nel mezzo della curva che immette nel “rettilineo” e, seguendo il tracciato, sono curvi. Infatti chi ha la sfortuna di avere il box in prossimità della curva ha anche l’onere di segnalare i tempi al proprio pilota più avanti, molto lontano dal proprio garage, perché in curva un pilota non ha sicuramente il tempo di leggere la tabella. Ma la cosa più particolare è che la prima parte della corsia dei box è molto più in basso rispetto al tracciato e così, per raggiungere il muretto, bisogna salire delle scale. Purtroppo queste scale sono lontane e, quindi, i team che come noi in quell’occasione hanno il box in curva, appoggiano al muretto delle normalissime scale a pioli sulle quali i tecnici si arrampicano. Una volta in cima si ha un’ottima visuale dei piloti che percorrono l’ultimo curvone a destra, tenendo gli occhi fissi sull’asfalto.

Dai monitor nel box avevamo già un’idea di che gara fosse. Rea e Pitt, con le Honda ufficiali, duellavano a denti stretti con Craig Jones. Gli altri erano molto più indietro.

Come dicevo, decidemmo di guardare le fasi finali di quella gara, aspettando il nostro turno per entrare in pista per Gara 2. Mi arrampicai sulla scala a pioli proprio mentre sentivo le tre Honda CBR 600 RR arrivare. Proprio in cima, quando ancora non avevo nemmeno abbandonato la scala, vidi la moto di Jones intraversarsi e lanciare il pilota in un violentissimo highside. Fu tutto così veloce che ancora oggi non riesco a capire cosa vidi davvero. L’unica cosa certa fu il dover guardare Craig scivolare lungo l’asfalto, esanime, con il casco ormai privo della visiera, a pochi metri da me. Non si mosse più, scivolò e si fermò. Null’altro. Forse fu anche colpito dalla pedana della moto di Pitt che lo seguiva, forse no. Ancora oggi guardare i filmati di quell’attimo su Youtube mi è impossibile.

Rientrammo nei box. In quei momenti non ci si parla, tutti sanno cosa sta probabilmente succedendo ma contemporaneamente nessuno lo vuole sapere davvero. Andammo in pista per gara 2. In griglia, anche su richiesta di Smrz, cercai Paolo Ciabatti, che in quegli anni lavorava per FG, il gruppo organizzatore del Campionato, per chiedergli come stava Craig. La sua risposta fu: “Non bene”. Non ci fu bisogno di altre parole. Anche Jakub annuì e non disse nulla. Craig morì il giorno dopo, senza mai aver ripreso conoscenza. Aveva 23 anni, se ricordo bene.

Ora vi chiedo solo una cosa, se vi è possibile. Anche se non sarete un esempio di sportività, fischiate pure contro i piloti avversari, dite loro che sono Spagnoli di merda o Italiani evasori. Per cortesia, però, non augurate nulla di male. Non augurate loro la caduta, l’infortunio o la morte, perché non solo non è quello che davvero volete ma, soprattutto, non avete la più pallida idea di cosa state augurando. Se faticate ad avere rispetto per lo sport, abbiate almeno rispetto per la vita. Per favore…

Ecco. Questo riassume tutto. Quel “per favore” alla fine è stata come una pugnalata al cuore, perché il dover chiedere di portare rispetto alla Vita è il gesto ultimo per tenere in vita una passione.

Grazie Manuel. Non c’è altro da aggiungere.

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10 COMMENTS

  1. Se siamo arrivati ad un punto tale, la vedo veramente dura per l’umanità.
    Ci si interroga come possano certe persone falsi saltare per un’ideale di cui non c’è prova alcuna. La risposta diventa semplice quando si vedono persone che si ammazzano per una partita di calcio, che hanno certi atteggiamenti per le sciocchezze piu’ disparate. Non so, sarà la frustrazione o il semplice istinto di autodistruzione che domina l’individuo.
    Un post come quello di Manuel fa stringere a morte il cuore.
    Ho avuto solo due volte la possibilità di stare su una pitlane e girare per i box (come fotografo) e la passione, soprattutto delle piccole realtà dei privati, è qualcosa di incredibile e che fa fare veramente pace con lo sport motoristico a dispetto del patinato mondo dei campionati massimi.
    Come dico sempre: quando leggo di queste storie assurde, mi metto a leggere la storia di Dunlop e mi guardo le interviste di Schwantz quando parla di Rainey, almeno mi torna su un po’ di ottimismo.

  2. Beh, prima di tutto non si capisce bene perchè l’essere umano dovrebbe essere preda solo di sentimenti positivi. C’è l’amore, ma non tolleriamo che possa esistere l’odio. E perchè? Io seguo il mondiale da 1976, e non ho mai visto una cosa simile a quella accaduta l’anno scorso. Personalmente provo disgusto, sia quando vedo un omuncolo cone il pilota honda (lo scrivo in minuscolo, non acquisterò mai più nessuna cosa marchiata honda in vita mia) sia quando vedo un cosiddetto “campione del mondo” che candidamente dopo l’ultima gara se ne esce con la verità, e cioè con un “oggi uno spagnolo evidenemente ha aiutato a far si che il mondiale restasse in spagna”. Io e lo sport non abbiamo bisogno di persone così, per cui prima si levano dai piedi meglio è. E si, odio queste persone, e rivendico il mio diritto di farlo, dato che la vita non è solo amore. Manco si sono scusati per quello che è successo, non lo faranno mai sinceramente, anzi, quindi si, sogno un bel contatto fra loro due che impedisca loro di rimettere il sedere su una sella. Sarò una cattiva persona? Non credo. Almeno, non lo sono più di loro, che hanno distrutto un mondiale.

  3. @bull
    Forse non hai capito bene il senso dell’articolo, o forse dopo il “Caro tifoso” hai deciso di mettere il cervello su off.
    Fammi/fatti un favore: rileggi l’articolo. Questa volta cerca di leggerlo bene, di sentire quello che vuole trasmettere.
    Una volta finito…leggilo di nuovo.
    Del resto è un ottimo articolo, è uno di quelli che dovrebbe essere incorniciato e messo nella bacheca permanente del sito.
    Sperando così che, anche solo in minima parte, possa farti capire e possa accendere in te la passione per le moto. Quella vera.

  4. Capisco, ma credo che nella vita ci siano alcuni cose più importanti di una vittoria di un campionato di moto. Arrivare ad odiare ferocemente, ad augurare del male, per un caso come questo mi pare eccessivo se si riesce a guardare in maniera più seria e distaccata l’evento in se. E probabilmente questa violenza rovina anche tutto lo sport e il suo intorno. Certo, anche a me non piace quando non si gioca ad armi pari, due contro uno non è valido, è un ingiustizia. Ma non giustifica un accanimento morboso e violento verso queste altre persone. Credo che nella vita i problemi seri siano altri. Amo le moto fin da bambino, ho una moto, ci vado, e mi dona delle emozioni e un senso di benessere unico. Anche io ci sono rimasto molto male l’anno scorso, ma è andata come è andata, ormai… Posso permetermi di non rispettare come sportivi chi non si comporta come tale, ma non arriverò mai a odiare (o ben altro da fare con il mio tempo) o raccomandare un incidente a quest’ultimi. Come conclude la lettera Manuel Persiani, Se faticate ad avere rispetto per lo sport, abbiate almeno rispetto per la vita!!!!!!!!!

  5. Non è odio quello di chi impedisce ad un altro di fare la propria gara, usando metodi scorretti? Non è violenza quella usata dallo spagnolo nei confronti di Rossi? Non è odio quello palesato da un compagno di squara che, già clamorosamente ed ingiustamente favortito dalla sorte, fa pure un ricorso infondato per dare l’ultima spallata al suo compagno di box? Non ho capito, chi è il violento, chi nutre la speranza di vedere a terra questi due, o loro, che la violenza l’hanno mostrata coi FATTI, non con le speranze? Io rivendico con forza il mio diritto all’odio, e quei due dorebbero chiedersi come mai così tante persone perdono il lume della ragione quando li vedono. Perchè è troppo facile dare sempre la colpa agli altri. E vi assicuro che se li dovessi vedere esagui sull’asfalto ci stapperei sopra una buona bottiglia di champagne. Non è che devo amare qualcuno per forza.

  6. @Bull: quello sarebbe odio? Forse non sai cos’è veramente l’odio….

    Se veramente le persone si mettono a provare odio per una partita di calcio, per una corsa di moto o per stupidaggini simili, vuol dire che non vi è chiaro il vero valore dell’Esistenza intera.

  7. Cazzo Bull, così esageri.
    Io addirittura la bastardata di Marquez stò iniziando a rivalutarla come una poderosa dimostrazione di forza contro il suo avversario. Diciamo pure che ha avuto un certo stile nel fare il figlio di puttana. Ha dimostrato di essere il più forte e veloce nonostante fosse indietro in campionato, facendo perdere chi aveva deciso di far perdere e ridicolizzando la vittoria di Lorenzo nonostante avesse fatto una gran stagione. Ha vinto su tutti i fronti… alla fine il paraculismo nel dopogara di Valencia mentre dichiarava di non averne per superare Lorenzo mentre in contemporanea l’altro lo ringraziava pubblicamente di averlo lasciato vincere, è impagabile, figura di merda colossale per Lorenzo e lui che se la ride sotto i baffi mentre nega l’evidenza. Roba da fuoriclasse anche questa secondo me….
    Secondo te se Rossi avesse avuto la possibilità di fare un tiro del genere a Biaggi…. un pensiero non ce l’avrebbe fatto?
    Bastardate tra fuoriclasse, mettiamoci il cuore in pace e guardiamo avanti

  8. Ci sono rivalità in pista.
    Qualcuna “natuale”, qualche altra che nasce da rosicare nell’essere più lenti. Come è stato Rossi alla fine della scorsa stagione, ha provato a fare il bullo, ne ha trovato uno che ha visto il suo bluff e l’ha spedito a casa con le pive nel sacco. Difficimente quest’anno il pesarese vincerà il mondiale.

    Ma gli “schifosi” di Rossi ci sono da decenni. I tifosi “contro” gli altri. Non sono amanti dello sport, vogliono qualcuno da odiare.

    A Laguna Seca 2008 tifavo Rossi. Ma non sapete quanto mi ha roso vedere Stoner nella ghiaia dell’ultima curva.

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