Prima di iniziare col confronto vero e proprio, è necessario fare un paio di importanti premesse : entrambe le moto sono state provate a poco più di una settimana di distanza, e su circuiti diversi.

Inoltre, le motociclette sono state prese “a scatola chiusa” con controlli elettronici esattamente a metà grado di invasività ed ABS disinserito. Se avessimo avuto a disposizione due intere giornate, sarebbe stato utile a fini valutativi poter settare i livelli degli interventi elettronici, i quali rappresentano proprio la punta di diamante relativa all’ evoluzione delle due potentissime supersportive. Purtroppo, per  mancanza di tempo, ci siamo dovuti accontentare di un setting standard anche in materia ciclistica, rimanendo però su quote e livelli intermedi in entrambe le prove, dunque in un certo modo cercando comunque di equiparare le condizioni di prova.

Misano World Circuit (Aprilia)

Cremona Circuit (Suzuki)

La prima considerazione da fare è quella relativa al prezzo, dato che la differenza tra i due modelli in questione è sostanziale.

Aprilia RSV4 RF 23.219 €

Suzuki GSX-R 1000 16.590 €

Come potete notare, la versione della Gixxer provata è quella base, dato che al momento risulta davvero complicato reperire la versione Deluxe (GSX-R 1000 R), la quale non sarebbe comunque equiparabile in termini di dotazioni alla ormai collaudata (seppur evoluta ulteriormente) RSV4 RF MY 2017.
La pista è decisamente l’ habitat naturale delle 2 supersportive, dunque solo in circuito è possibile spremere i propulsori al massimo delle loro potenzialità.

In colorazione Racing rende duemila volte di più 🙂

Suzuki ha lavorato molto, presentando dopo anni di assenza un modello valido in un settore nel quale la pressione della concorrenza è a dir poco schiacciante. Ciònonostante, il confronto impari con l’ RSV4 è davvero estremo; le tecnologie derivate dalle competizioni come cambio estraibile, quickshifter (solo per la GSX-R 1000 R) e la nuovissima piattaforma inerziale di Hammamatsu, fanno compiere un bel salto in avanti alla giapponese, la quale comunque nulla può rispetto alla straordinaria Aprilia, che è davvero un vero e proprio mezzo da competizione targabile.
Aprilia RSV4 RF : V4 65°

Suzuki GSX-R 1000 : 4 in linea

Le architetture dei due propulsori in questione sono differenti e di conseguenza anche il mio approccio alle due supersportive è stato differente; i 206 CV dichiarati della RSV4 RF sono molto più omogenei e sembra quasi di non sentirli; il sound cupo ed invasivo, mentre la moto scarica a terra tutta la sua potenza, danno una sensazione di invincibilità accompagnata dalla consapevolezza di avere a disposizione ad ogni regime una risposta pronta e decisa.


Diversamente, la GSX-R 1000 pur essendo un 4 in linea ricchissimo di potenza (202 CV), non dispone di un altrettanto ampio range di utilizzo. Con questo non voglio dire che la moto sia “spompata”, anzi, ma il confronto diretto è davvero imparagonabile.
In inserimento ho trovato l’ Aprilia molto più stabile ed efficace, mentre la Suzuki presenta qualche tentennamento se strapazzata. Questa caratteristica è comunque associabile anche all’ architettura del motore, che per la giapponese presenta ancora gli strascichi del fastidioso effetto on-off delle vecchie sportive giapponesi “analogiche”.

Precisa e composta
“Ma siamo sicuri che sia un 1000 ? E’ snellissima.”

Ulteriori aspetti andrebbero approfonditi in prove più lunghe ed accurate, ma un altro elemento chiave chiave che ci permette quasi immediatamente di identificare l’ attitudine racing di un modello è la posizione in sella. Sulla RSV4 abbiamo una posizione parecchio sacrificata sui polsi, e gli spazi a disposizione rappresentano lo stretto indispensabile.
Lo stesso non si può invece dire per la nuova GSX-R, la quale dimostra immediatamente di essere più sfruttabile anche in ambito stradale, grazie ad una sella più spaziosa (fastidiosa in pista per un “grissino” come me) ed accogliente.

Tutte le brevi considerazioni incluse nel presente articolo saranno oggetto di approfondimenti in ambito tecnico e dinamico, qualora le due case in questione si rendano disponibili a concederci ulteriori prove con le supersportive in questione, le quali hanno ormai raggiunto livelli tecnici e tecnologici paragonabili senza problemi a quelli delle derivate di serie nel mondiale Superbike di qualche anno fa.
Suzuki, chiude dunque in maniera ufficiale l’ era delle supersportive 1000 analogiche, ma forse è quasi meglio così, date le immense potenze in gioco. Immaginate di poter guidare una delle due moto sovradescritte senza alcun aiuto elettronico, deve essere davvero un casino….

Nicolò Modena