Lamborghini LM 002, la prima SUV del “Toro”

Di recente sono stati tolti i veli alla Urus, il SUV di lusso made in Lamborghini spinto da un poderoso V8 biturbo preso in prestito dalla cuginetta RS6. Per essere pignoli, la Urus, il cui nome deriva da una specie bovina ormai estinta, non è la prima SUV col Toro stampato sul cofano: prima di lei aveva fatto capolino la LM 002, un mezzo nato per scopi militari e poi convertito per un utilizzo civile. La storia della LM 002 inizia a metà degli anni 70, periodo che coincide con una grave recessione dovuta a una crisi energetica di portata mondiale e che ha coinvolto altre aziende specializzate in automobili sportive ad alte prestazioni. Con una forte contrazione del mercato delle vetture di lusso, alla fabbrica di Sant’Agata Bolognese servirebbe forse l’inventiva del suo padre fondatore , che alla fine della guerra aveva iniziato a costruire in proprio trattori agricoli con i pezzi dei residuati bellici. Purtroppo però Ferruccio Lamborghini ha già passato la proprietà dell’azienda nelle mani di due imprenditori svizzeri, Geroges-Henri Rossetti e Renè Leimer. La loro buona volontà è notevole, anche se non è supportata da quell’esperienza e conoscenza del settore che invece sarebbe necessaria per traghettare la Lamborghini verso acque meno agitate.

È in questo clima che, a seguito dei contatti intervenuti con due ingegneri americani in gravi difficoltà finanziarie, la Casa del Toro decise di acquisire un disegno da loro realizzato, quello relativo alla Cheetah. Il progetto viene immediatamente impiegato per partecipare a una gara indetta da un Paese del Golfo per la fornitura di un veicolo militare, da adottare per i servizi di vigilanza dei confini, in grado di spostarsi rapidamente su qualsiasi terreno. L’impegno è importante e l’idea di costruire una fuoristrada per un mercato, quello bellico, che non conosce crisi, pare essere una soluzione interessante per riequilibrare le casse aziendali.

Il concorso elenca diverse specifiche particolarmente severe che la sola Lamborghini, tra tutte le partecipanti, riesce a superare. Purtroppo però il contratto di fornitura, che prevedeva la consegna di quasi 3000 veicoli, non va a buon fine, a causa di tensioni di carattere politico. Così, il progetto sviluppato per uno scopo militare che ha richiesto ingenti investimenti, venne destinato all’utenza civile, nel tentativo di recuperare i soldi investiti: esposta al Salone di Ginevra del

1977, la Cheeath (ghepardo in inglese) desta notevole interesse, anche se la scelta di un propulsore americano sotto al cofano appare fuori luogo soprattutto in termini di immagine. Della fuoristrada non si parla più per qualche tempo, cinque anni circa, durante i quali tra varie vicissitudini, l’azienda passa dalla dichiarazione di fallimento a un nuovo assetto societario: sotto la denominazione Nuova Automobili Ferruccio Lamborghini SPA, la società riprende vita sotto la guida di un giovane e appassionato imprenditore francese, Patrick Mimran, che, tra i vari progetti, decide di mettere mano a quello incompiuto della fuoristrada.

Per la LM001, dove LM sta per Lamborghini Military, viene utilizzata la scocca della Cheeath sulla quale, accanto al cambio automatico Chrysler con convertitore di coppia, si alternano due diversi motori, sempre in posizione centrale-posteriore: il V12 “di famiglia”, nella versione di 4754 cm3 e 370 cavalli. E il V8 AMC di 5900 cm3 e 180 cavalli. Esteticamente le differenze più evidenti riguardano la carrozzeria: fari rettangolari sostituiscono le due coppie di proiettori tondi e vistose prese d’aria ricavate sotto il montante posteriore hanno il compito di raffreddare più efficacemente il motore. La sperimentazione della nuova off-road rivela però ulteriori difetti dell’iniziale impostazione: equipaggiata con il V8 è maneggevole ma lenta; con il V12, invece, la potenza non manca ma alle alte velocità l’auto diventa inguidabile.

Il problema viene individuato in un vizio nella distribuzione dei pesi del primo progetto, inadatta anche per l’impiego off-road. Con il prototipo successivo, la LMA 002 del 1982, il V12 viene montato in posizione anteriore e, finalmente, i cavalli hanno la possibilità di galoppare senza inconvenienti. Nel 1983 viene presentata la versione equipaggiata dall’enorme V12 di 7 litri e 420 cavalli appositamente progettato. Nel 1986 la fuoristrada Lamborghini, dopo l’apparizione al Salone di Bruxelles, viene finalmente commercializzata con la sigla LM 002. La forma della carrozzeria rimane più o meno la stessa dell’esemplare debuttato a Ginevra dieci anni prima. Due fari rotondi, che rimpiazzano quelli quadrati della LM 001, completano un muso dominato dal grosso tubo paraurti e dal verricello. L’interno, prima spartano ed essenziale, è ora ricco di materiali pregiati come pelle e legno, di accessori esclusivi che vanno dal sistema hi-fi ad alte prestazioni ai vetri oscurati e di optional particolari come la televisione, la blindatura completa, le rastrelliere per le armi.

Sotto il cofano è montato il classico V12 Lamborghini, nella versione più aggiornata in produzione, con distribuzione multivalvole che equipaggia anche la Countach Quattrovalvole. La trasmissione, a quattro ruote motrici con asse anteriore disinseribile, si avvale di un cambio a 5 rapporti con ridotte. Anche gli pneumatici della LM 002 sono speciali. Li produce la Pirelli e si chiamano Scorpion: utilizzano una gomma adatta a sopportare climi torridi e prestazioni fuori dall’ordinario, per velocità e torsione e possono viaggiare utilmente anche se completamente sgonfi. Ai clienti della LM viene data la possibilità di sceglierli con un disegno per un uso misto oppure esclusivo per sabbia: un’opzione quest’ultima dovuta ai numerosi estimatori di Lamborghini nei Paesi Arabi. Nel 1990 viene commercializzata negli Usa la versione a iniezione elettronica con catalizzatori.

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