Quello dell’Alpine A110 non è la classica riedizione in chiave moderna di un modello leggendario come la sua progenitrice vincitrice del Rally di Montecarlo. Renault per questa nuova edizione ha completamente stravolto il concetto originario della vettura. Rimane una bella coupè, con soluzioni che ricordano lo stile della sua progenitrice, ma la filosofia meccanica è completamente diversa. Oggi Alpine è un brand indipendente della galassia Renault, un modo per far comprendere come la storia sia cambiata. Una coupè bassa, ben bilanciata nelle sue forme e proporzioni, con motore centrale trasversale, nella sua antenata era un boxer a sbalzo. La Nuova Alpine A110, in pratica sfrutta il telaio in alluminio per contenere il peso, una meccanica raffinata per la tenuta di strada, ed un motore 1.8 litri da 252cv lo stesso motore ma con potenza maggiore utilizzato anche per Megane RS.
Pur essendo bassa, radente al suolo, compatta, salire a bordo non è un grosso sacrificio. Il sedile profilato in modo sportivo, è contenitivo ma comodo. Il volante piatto in basso facilità l’accesso che non necessita di particolari contorsionismi. Il posto guida è quasi perfetto, gambe semi distese, volante verticale, spazio sufficiente sopra la testa anche se la stazza è impegnativa. La plancia è semplice nel suo stile, ma al centro non manca il sistema multimediale. Il monitor è di dimensioni sufficienti, e completo di ogni funzione necessiti al conducente e passeggero, ma soprattutto ospita una telemetria completa, già apprezzata quando provammo la Clio RS Cup, che consente di controllare sia le funzioni che le condizioni di marcia ed affidabilità della vettura. La qualità dei materiali è buona, anche se considerato il prezzo della vettura ci saremmo aspettati una maggiore cura per la scelta dei materiali degli arredi ed il loro montaggio, viaggiando su strada sconnessa, l’Alpine non si è fatta mancare qualche scricchiolio delle plastiche soprattutto nella zona dietro i sedili.
L’abitabilità resta comunque buona, anche se di corporatura importante i passeggeri non vanno mai ad interferire con braccia e gomiti durante la marcia. Il bagagliaio come succede spesso su questo tipo di vetture è limitato, è possibile portare un paio di borsoni per un bel week end. Le prime fasi di marcia, ci permettono di verificare la visibilità, che sorprendentemente resta buona sia davanti ma soprattutto dietro. Su strada le sconnessioni si sentono, ma l’assetto non è granitico o spaccadenti. L’escursione delle sospensioni è rigida, ma consente di poter viaggiare in strada senza spaccarsi la schiena e senza perdere la direzionalità quando la strada diventa ondulata. Il sound è piacevole, non invadente. Lo sonorità dello scarico diventa penetrante al salire dei giri diventando anche piacevole alle orecchie.
Il Motore è il già noto 1.8 Litri, già provato sia sulla Espace nella sua versione da 225cv che sulla Megane RS con potenza di 280cv. Per l’Alpine A110 Renault ha previsto la potenza intermedio di 252cv, erogati a 6000 Giri/minuto, per un valore di coppia pari a 320Nm disponibili fin dai 2000 Giri/minuto con una curva di erogazione che rimane piatto e costante fino a quota 5000 Giri/minuto. Un propulsore comunque che dispone di ben 140cv/litro, e 178Nm/litro, due valori che unito ad un peso piuma di 1103 Kg, garantiscono un’accelerazione di tutto rispetto in meno di 5 secondi netti per il passaggio dello 0-100Km/h. Sulla carta le prestazioni sono di altissimo livello, ma l’erogazione fluida e corposa del propulsore è anche uno dei limiti dell’Alpine. Le prestazioni sono confermate, la berlinetta francese riesce a stare facilmente intorno ai 5 secondi netti in fase di accelerazione indipendentemente dalle doti del guidatore grazie all’eccellente adattabilità del cambio automatico a sette marce. Quello che manca è un pizzico di carattere, quella vecchia cara cattiveria in erogazione che renderebbe più marcata la percezione di quanto sia veloce la vettura piuttosto che andare a cercare un cronometro, o guardare il tachimetro per capire quando sia performante la L’Alpine A110s.
Ma il vero terreno di caccia di questa vettura non è lo sparo al semaforo, ma piuttosto un bel percorso di misto stretto. Una bella strada collinare, piuttosto che una bella strada costiera, sono il suo habitat naturale. L’Alpine A110 dispone di tre modalità di guida, una Normal dove tutto diventa più soft, dallo sterzo, all’azione dell’acceleratore, alla risposta del motore che si mette in modalità risparmio, funzionando anche bene come vedremo. Poi si passa alla modalità Sport, dove tutto torna alla normalità. Lo sterzo diventa più pronto e consistente, l’acceleratore migliora nella risposta, il cambio diventa più rapido nella comprensione delle marce che vanno inserite, il comando da il meglio di se usando le palette in modo manuale. La risposta alle sollecitazioni del driver è sempre precisa e viene incontro alle richieste di inserire la marcia soprattutto in scalata assecondando le necessità del driver affrontando l’ingresso curva sempre con la marcia giusta. Poi c’è anche una modalità Sport estrema, senza l’azione dei controlli consentita soltanto se si ha a disposizione della pista, e per quanto avessimo provato a inserirla in modo abusivo di nascosto, non ci siamo riusciti sotto il vigile controllo di Marco della Alpine Italia.
La cosa sorprendente resta comunque il fatto che il controllo di trazione e quello di stabilità sono eccellentemente tarati, non intervengono nella modalità sport almeno che non ci si trovi veramente in difficoltà. La Alpine A110 ha un eccellente bilanciamento, soprattutto i freni, molto duri, consistenti, con un buona modulabilità, quasi un pedale da vettura da corsa. La possibilità di regolare al meglio la pressione sul freno consente di gestire al meglio il trasferimento di carico. Dopo qualche curva in discesa molto impegnativa, si apprezza il fatto che si può bilanciare tanto lo spostamento della coda con il freno, quanto in accelerazione usando nel modo appropriato l’acceleratore. Lo sterzo è preciso, ma il grosso del lavoro di inserimento, percorrenza ed uscita di curva, è fatto da un lavoro di collaborazione attiva tra avantreno e retrotreno perfettamente percepito anche sa sederi poco esperti alla guida. L’Alpine A110, non ti scalcia, non frusta all’improvviso, consente al driver di individuare il punto di corda, raggiungerlo, trovare la traiettoria corretta e dare gas facendo lavorare il retrotreno in power slide progressivo.
Un differenziale autobloccante sarebbe meglio, ma con questo livello di potenza e la progressione della coppia con cui il motore manda potenza alle ruote, non è indispensabile. Diverso è nel caso i tecnici della Alpine decidano di usare la versione da 280cv o meglio ancora quella da 300cv della Trophy. l’equilibrio generale non ne risentirebbe, ma con queste potenze in gioco l’Alpine diventerebbe più divertente ancora, se con l’azione del differenziale e magari un set di sospensioni attive. Forse sarebbe più impegnativa da controllare al limite di tenuta, ma niente che un buon driver non saprebbe controllare facilmente. Però il carattere delle versioni più potenti di questo motore, chiuderebbe il cerchio per una vettura decisamente nata bene, anzi benissimo. Abbiamo rimandato la questione consumi. Su una vettura del genere non è che abbia molto senso parlarne, il divertimento dovrebbe imporre al driver di usare solo e soltanto la funzione Sport. In ogni caso, in condizioni normali si possono fare anche il 14km/litro, ma noi preferiamo divertirci facendo senza pentimento il 10 Km/litro in Sport, e usando sconsideratamente cambio ed acceleratore. Quanto costa questa bellezza? E’ presto detto, circa 60.000 Euro riferito alla premiere edition, franco concessionario.

In conclusione l’Alpine A110 si colloca, sia per prestazioni generali, che per rapporto prezzo emozioni, a metà strada tra l’Alfa Romeo 4C e la Porsche 718 Cayman. La francese paga all’italiana un design meno marcato l’Alfa mozza il fiato sempre, ma ha dalla sua un un migliore sfruttamento delle sue potenzialità, soprattutto a portata di molti driver. Rispetto alla tedesca invece il livello raggiunto è decisamente analogo, a parte la Cayman GTS. Ad una minore cura per il dettaglio degli interni, ed un minor carattere del motore rispetto al boxer tedesco, spicca una capacità di divertire decisamente superiore potendo contare su un peso leggero, ed un comportamento stradale decisamente più divertente, appagante, senza la necessità di far scendere nessuna goccia di sudore per il timore che le cose possa andare nella direzione sbagliata. Divertimento alla portata di ogni guidatore.
Daniele Amore
Si ringrazia per la gentile collaborazione l’Alpine Center Roma e La Filiale Renault Napoli


