C’è un pilota italiano che Enzo Ferrari ha molto amato, molto stimato e di cui soffrì in modo particolare la sua tragica scomparsa durante un Gran Premio di Formula 1. Una scomparsa che ha innescato nel Drake la sempre più sentita contrarietà ad ingaggiare i piloti di casa nostra. Quel pilota era Lorenzo Bandini: in lui Ferrari ritrovava l’irriducibile passione e la voglia di arrivare che avevano caratterizzato la sua decenni prima la sua difficoltosa scalata al successo. “Volontà, fiducia, grande attaccamento ai colori della squadra me lo legarono sentimentalmente”: così lo aveva descritto Enzo Ferrari nel libro “…Piloti che gente” e non c’è dunque da stupirsi che ne abbia tramandato un ricordo ammirato ed affettuoso, quasi paterno, se è vero come è vero che tra i due ci fossero una stima ed una confidenza non consuete nell’ambito di una grande scuderia internazionale.

Bandini era nato il 21 dicembre 1935 a Barce, in Cirenaica. Negli anni 30 la Libia era considerata la quarta sponda italiana ed il regime fascista spingeva perché molti nostri connazionali andassero a colonizzarla. L’invito fu colto anche da Giovanni Bandini, padre di Lorenzo, meccanico nei pressi di Faenza, il quale aveva messo assieme una certa fortuna e nel 1939 decise di tornare nel suo paese d’origine. Ma scoppia la guerra e i sacrifici dei Bandini vanno in perduti. Scompare, purtroppo, anche Giovanni prelevato e fucilato senza che nessuno sapesse della sua sorte per mesi.

La famiglia Bandini si trasferisce a Reggiolo, dove Lorenzo si mette a lavorare come meccanico. A 15 anni si trasferisce a Milano e trova lavoro nell’officina di Goliardo Freddi, dove perfeziona la sua conoscenza meccanica e dove si innamora di Margherita. Si avvicina alle corse, da spettatore, a Monza. E’ Margherita che lo aiuta nel debutto agonistico, nel 1956 con la cronoscalata Castell’Arquato-Vernasca al volante di una Fiat 1100 TV che la ragazza gli ha prestato all’insaputa del padre. E’ l’inizio di una attività alla quale ormai Bandini dedica tutto il tempo libero dal lavoro e per la quale non esita a firmare cambiali per procurarsi macchine valide. Non gli piacciono le turismo, preferisce le monoposto, guida una Stanguellini Formula Junior e comincia ad assaporare le prime soddisfazioni.

Nel 1961 Ferrari offre una monoposto di F1 all’autorità sportiva automobilistica perché la metta a disposizione di un giovane promettente pilota italiano: sono in ballottaggio Bandini e Baghetti; questi è il prescelto ma non esce a mani vuote dalla sfida perché Mimmo Dei, noto scopritore di talenti e titolare della Scuderia Centro Sud, lo convoca e gli offre una Cooper-Maserati sulla quale il 26 enne Bandini debutta in Formula 1 al Gran Premio di Pau in Francia, gara non valida per il mondiale, classificandosi terzo dietro a Clark e Bonnier.

Nel Mondiale si affaccia il 18 giugno 1961 a Spa, in Belgio: 17° in qualifica e ritirato dopo 20 giri per un problema al motore. Quella gara vede un poker di Ferrari nei primi 4 posti. Ed è proprio la Ferrari il sogno di Lorenzo, il quale su una Sport di Maranello coglie la prima importante vittoria nella 4 ore di Pescara. In F1 però continua a guidare la Cooper-Maserati anche in Inghilterra, Germania e Monza senza raccogliere punti. Per contatto la dovrebbe guidare anche l’anno successivo, il 1962, se sportivamente Dei non lo lasciasse contrattualmente libero per permettere il suo arrivo in Ferrari.

Come pilota ufficiale Lorenzo esordisce col secondo posto alla Targa Florio 1962 in coppia con Baghetti. In F1 si presenta altrettanto bene a Montecarlo dove raccoglie un terzo posto finale. Nel 1963 la delusione: Ferrari ridimensiona la squadra corse di F1 e lascia libero Bandini il quale si affida nuovamente a Dei, ottenendo un’ottima BRM. Il 5 febbraio si sposa con Margherita, poi ancora un secondo posto alla Targa Florio e una clamorosa vittoria nella 24 Ore di Le Mans con Scarfiotti.

Con la BRM Formula 1 si schiera in Francia, Inghilterra (quarto al traguardo) e Germania: Enzo Ferrari ci ripensa e lo fa correre nelle ultime quattro gare, con modesti risultati. Piu significativa la stagione 1964, con Bandini pilota-collaudatore ufficiale affiancato da John Surtees. La 158 modenese è assolutamente competitiva e permette all’inglese di laurearsi Campione del Mondo ed all’italiano di conquistare la sua prima ed unica vittoria in Formula 1, a Zeltweg, dopo aver lealmente aiutato Surtees a conquistare l’alloro iridato e alla Ferrari quello costruttori.

Il 1965 e 1966 non sono stagioni positive per Maranello: Bandini riesce comunque a trionfare nella Targa Florio assieme a Vaccarella nel 1965 mentre il F1 colleziona due secondi posti a Monaco e un terzo posto in Belgio nel 1966. Surtees viene rimpiazzato da Amon mentre Bandini rimane fedele alla scuderia di Maranello, pianificando la riscossa per il 1967.

La stagione delle ruote coperte comincia nel migliore dei modi perché la 24 Ore di Daytona vede al traguardo la parata di ben tre Ferrari , la 330P4 di Bandini-Amon e Parkes-Scarfiotti e la P3 di Rodriguez-Guichet. Lorenzo ed il neozelandese fanno il bis nella 1000km di Monza nel 1967 e subito proiettano le ambizioni di Bandini sulla Formula 1 e sul Gran Premio di Monaco, dove il pilota italiano sa andare forte.

Bandini affronta bene l’avventura monegasca qualificandosi in prima fila, mentre Amon è quattordicesimo sulla griglia. La corsa è lunga e faticosa e prevede ben 100 giri sul difficle tracciato monegasco. Al giro n°82 la tragedia: Bandini arriva lungo alla variante del porto, la macchina si spacca contro una bitta, si gira, si rovescia e prende fuoco. Serviranno 5 minuti prima che il pilota possa essere estratto da quella trappola infernale e trasportato all’ospedale di Montecarlo, dove morirà il 10 maggio per le gravi ustioni riportate. Ferrari sta guardando la corsa in tv e quando vede il fumo nero levarsi dalla banchina del porto ha una stretta al cuore “non so dire perché, ma intuii Bandini nel rogo e fui sicuro che non lo avrei più rivisto”.