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F1, è guerra tra i promoter della F1 e Liberty Media

brawn liberty mediaLiberty Media è stata duramente criticata da vari promoter dei Gran Premi riguardo l’andamento che sta prendendo la categoria.

Con il destino incerto di Silverstone, Monza, Catalunya, Hockenheim e anche del Gran Premio del Messico, c’è stata una linea comune tra gli organizzatori sulla necessità di cambiare alcune cose.

In un incontro avvenuto ieri tra quasi tutti i rappresentanti dei Gran Premi della F1 (erano esclusi quelli di Russia, Giappone, Bahrain, Abu Dhabi e Cina), si sono mosse alcune preoccupazioni: una riguarda l’offerta pay tv che taglierebbe fuori molti spettatori e quindi limiterebbe la visibilità e l’interesse della categoria, con un ritorno negativo per quanto riguarda l’acquisto di biglietti.

L’altro dubbio sollevato è sempre di natura economica e riguarda alle offerte economiche vantaggiose che sono state fatte ad alcuni eventi (vedi Gran Premio di Miami).

In un comunicato rilasciato dalla stessa FOPA, i problemi emersi in questo summit sono sostanzialmente tre:

– Non è nell’interesse a lungo termine della Formula 1 che i tifosi perdano la possibilità di avere accesso gratuito ai contenuti ed alle trasmissioni televisive.

– Non c’è chiarezza sulle nuove iniziative in F1 e una mancanza di impegno verso i promoter riguardo alla loro attuazione.

– I nuovi gran premi non dovrebbero essere introdotte a scapito di quelle già esistenti, sebbene l’associazione sia incoraggiata dai modelli di business alternativi offerti alle nuove sedi potenziali.

Il comunicato poi prosegue: “Entrando in una nuova stagione dello sport che abbiamo promosso per molti decenni, i promotori cercano un approccio più collaborativo allo sviluppo del campionato e l’opportunità di offrire la loro esperienza e competenza in uno spirito di partnership con Formula 1 e la FIA. ”

La dichiarazione sui modelli di business alternativi è intesa come riferimento agli sforzi per ospitare una gara a Miami, con l’ennesimo tracciato cittadino.

Durante la discussione, è emerso che agli organizzatori del Gran Premio di Miami non era stata fatta la solita proposta contrattuale dove l’organizzatore deve sborsare dei soldi per ospitare la F1, ma semplicemente la stessa F1 chiederà una percentuale sugli utili dell’evento. E questo in barba a chi deve pagare svariati milioni di euro per tenersi la gara in calendario.

Ovviamente queste condizioni fanno storcere il naso a tanti promoter, pronti a scatenare una guerra contro Liberty Media e contro questa sua corsia preferenziali nei confronti di alcuni tracciati.

Stuart Pringle, proprietario dello storico tracciato di Silverstone, ha già attivato la clausola di rottura del contratto per fine anno “Miami ha un accordo gratuito con Liberty Media, e questo non va bene, soprattutto nei confronti di Austin che sta lottando per tenersi il Gran Premio. Se continua cosi, la F1 correrà solamente su circuiti di seconda categoria. Tutti sono contro le idee di Liberty Media. Fin’ora siamo stati in silenzio ma abbiamo grandi preoccupazioni per il futuro della Formula 1 se gestita ancora da queste persone.”

Prima le regole sull’aerodinamica, ora i tracciati…a quanto pare gli americani stanno facendo un’enorme buco nell’acqua e la cosa preoccupante è che non se ne rendono conto. Ci si lamentava tanto di Ecclestone, ma forse si stava meglio quando si stava peggio….

Alessio Mazzocco
Alessio Mazzoccohttps://www.giornalemotori.com
Appassionato di fotografia e di motori

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