Nel 1950, Farina e Fagioli pilotavano una vettura con propulsore ad otto cilindri e compressore, dal nome Alfetta, che a quel tempo aveva già compiuto dodici anni. Quando la Daimler Benz e l’Auto Union alla metà degli anni 30 dettavano legge sulle piste, l’ingegnere Giocacchino Colombo fece i primi schizzi di una nuova vettura da corsa, costruita successivamente nel 1937, presso la Scuderia Ferrari di Modena.

Con una cilindrata di 1479 cc, il propulsore ad otto cilindri con compressore, erogava inizialmente 195 cavalli a 7200 giri/minuto. Per dare alle vetture italiane qualche possibilità di vittoria contro quelle tedesche, nel 1939 venne indetto il GP di Tripoli per vetture da corsa da 1,5 litri. Ma la Mercedes costruì in sei mesi scarsi una vettura da corsa completamente nuova e l’Alfetta e la Maserati furono nuovamente sconfitte.

Nel 1943 c’erano già sette Alfetta pronte e quando le truppe tedesche confiscarono il circuito di Monza per provare il loro parco veicoli, l’Automobilclub di Milano riuscì all’ultimo momento a far sparire tutte le Alfetta, che sopravvissero alla guerra nel paese di Melzo. Le Alfa Romeo Tipo 158 vennero riesumate pe una gara a Parigi, il 9 giugno del 1946, e conquistarono fino al 1951 un vittoria dopo l’altra.

Nei primi due Campionati di Formula 1, le Alfa vinsero 10 dei 13 Gran Premi disputati. Nino Farina si aggiudicò con questa vittoria il primo Campionato Mondiale di Formula 1 mel 1950. Nel 1951 Fangio pilotò l’ultima versione, l’Alfetta 159, portandola alla vittoria nel Mondiale. La potenza era di 430 cavalli a 9300 giri/minuto, i due compressori da soli erogavano ben 135 cavalli e il consumo di carburante era aumentato a 120 litri per 100 chilometri.

Tuttavia l’alfetta si stava avviando verso il tramonto. Nel 1951, le vetture con il quadrifoglio nel triangolo bianco, tornarono da Silverstone per la prima volta sconfitte dopo cinque stagioni: erano state battute da Gonzales, su una Ferrari con motore aspirato.

L’Alfa Romeo 159 lascia un segno indelebile nella storia della Formula 1, perché è stata l’auto alla cui guida il leggendario Fangio si è aggiudicato il suo 1º titolo mondiale, ed infine, perché, al termine della stagione 1951, l’Alfa Romeo, ormai paga dei risultati ottenuti, ma, soprattutto, impegnata nel rilanciare la propria produzione di vetture di serie, decide di ritirarsi dalla Formula 1. Vi rientrerà 20 anni dopo, nel 1971, con una esperienza brevissima e non fortunata di fornitrice di motori (il motore 8 cilindri a V della vettura sport Alfa Romeo 33/3) alle March 711 di Andrea De Adamich e Nanni Galli. Ma il vero rientro ufficiale della casa milanese nel mondo della Formula 1 porta la data del 26 ottobre 1975, quando, sulla pista sperimentale di Balocco, verrà presentata alla stampa la Brabham-Alfa Romeo BT45.

DETTAGLI VETTURA
Motore
Anteriore, longitudinale verticale, 8 cilindri in linea, biblocco e teste in lega leggera, 2 valvole per cilindro, 2 alberi a camme in testa con comando a ingranaggi. Alimentazione a carburatore, triplo corpo e 1 compressorie volumetrico, accensione a 2 magneti, lubrificazione a carter secco.

Cilindrata (CC)
1479 cc (58×70 mm)

Potenza e Coppia
350 CV a 8500 giri/min.

Trasmissione
Trazione posteriore, frizione anteriore, pluridisco a secco, 4 marce + RM posteriore

Telaio
Longheroni tubolari etraverse in lamiera, saldati

Carrozzeria
Gran Premio
Sospensioni
Anteriore: ruote indipendenti, bracci longitudinali, balestra trasversale, ammortizzatori idraulici e a frizione. Posteriore: ruote indipendenti, braccio longitudinale, balestra trasversale, ammortizzatori idraulici e a frizione.

Freni
Idraulici a tamburo sulle 4 ruote

Dimensioni
Passo: 2500 mm, lunghezza: 4150 mm, larghezza: 1570 mm

Peso
620 kg

Massima velocità
290 km/h

Vetture Prodotte
4