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Interviste: l’epopea di Alessandro Nannini

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Tra i grandi protagonisti del Minardi Day, vi era anche Alessandro Nannini. Il pilota senese ha fatto la storia del Motorsport italiano gareggiando in Formula 1, nell’endurance, nel campionato turismo italiano e nel DTM. Nel massimo campionato tedesco, in particolare, Nannini è divenuto famoso al pubblico per un particolare “incontro ravvicinato” con un suo collega.

A tu per tu con Alessandro

1) Sicuramente sei famoso ai più per la tua brillante carriera in Formula 1 legata, per lo più, al marchio della Minardi e della Benetton. Ma pochi conoscono il Nannini “pre – Formula 1” ed il “secondo” Nannini, quello delle vetture a ruote coperte. Prima del debutto in Formula 1 hai avuto modo di correre per alcuni anni con la Lancia. Come sono stati quegli anni ? Da dove è nata la decisione di correre in questo campionato ? I risultati ottenuti ti hanno permesso di avere un passepartout per la Formula 1 ?

Negli anni ’80 ho corso in Formula Abarth per poi passare alla Minardi in Formula 2. Con Lancia in Formula Abarth abbiamo vinto il campionato nel 1981. Al tempo Lancia iniziava molti piloti giovani al mondo delle corse. C’erano piloti più vecchi di me che gareggiavano e tutto il team mi teneva impegnato costantemente dandomi dritte ed insegnamenti molto importanti. Quando passi da una vettura da 300 cv a una da 700 cv devi imparare a gestire tutta questa potenza. Correndo con Minardi, poi, ho imparato praticamente tutto quello che mi rimaneva da conoscere. Gian Paolo [Minardi], tra l’altro, ha scoperto molti altri piloti. Secondo me, non c’è stato un unico vero e proprio mentore; ho imparato un po’ da tutti. A 18 anni, da un meccanico, ho imparato a cambiare marcia velocemente. Tutti ti insegnano e c’è sempre da imparare, ma bisogna anche essere umili, imparare e fare del meglio. Più stavi in macchina meglio era.

2) La decisione di passare dalla Minardi alla Benetton di Flavio Briatore è passata per il “quasi approdo” in Ferrari. Cosa ha frenato il tuo debutto con la Rossa ?

In Ferrari c’è stato un problema di mercato perché assumere un pilota italiano avrebbe visto un calo di vendite per cui non mi scelsero. Mi ricordo che mi arrabbiai molto con Fiorio dopo aver saputo il verdetto. Iniziai la mia carriera in Benetton con Davide Paolini. Briatore, infatti, arrivò dopo un anno e mezzo dopo. Mi ricordo quando mi chiamarono per completare la line – up con Boutsen nel 1988. Corsi anche con Herbert e con Piquet nel 1990.

3) La decisione di correre in Alfa Romeo nel campionato turismo e nel DTM aveva già avuto un germe nel tuo periodo in Formula 1 o è scaturita subito dopo l’incidente del ’90 ?

Dal ’90 non ho più preso in mano una macchina fino alla fine del 1991. Avevo subito, infatti, molte operazioni al braccio. L’unico che ha creduto in me è stato Pianta che mi ha preso con Larini in Alfa Romeo. Nel 1993 abbiamo vinto contro la Mercedes quando vinse Larini. Nel momento in cui vinci contro la Mercedes e lo “spaghettatore” italiano batte la Mercedes non è più l’Alfa Romeo, Larini o Nannini che vincono ma è l’Italia che vinse. E’ stato un bellissimo periodo se devo essere sincero. Bello quanto quello con Minardi. Ho corso, comunque, anche in Mercedes dopo il DTM e mi sono trovato bene anche lì ma non come in Alfa Romeo.

4) Soffermiamoci un po’ sulla tua esperienza nel DTM. Hai corso in coppia con Nicola Larini e hai sfiorato il titolo nel 1994. Hai fatto sognare il pubblico italiano con quel tamponamento su Asch all’ultimo giro e hai dimostrato di essere uno degli ultimi veri piloti, come tutti i nostalgici del mondo delle corse amano definire. Come hai vissuto la tua esperienza con Alfa Romeo nel campionato tedesco ?

Asch quella volta mi colpì due volte. Succede nel mondo delle corse di subire una sportellata a 200/250 km/h ma Asch mi fece davvero incazzare. Ricevette chiaramente un ordine di scuderia dal box Mercedes. Il direttore di gara dopo ci chiamò e ci tranquillizzò. Ero molto arrabbiato, non puoi colpirmi in un punto così lento e mandarmi in testa coda. Quando smontai dalla macchina ero arrabbiato ma non pentito, avevo fatto solo il mio dovere. Mi feci anche male e ne feci a lui. L’intervento di Asch mi fece perdere il campionato con una ruotata a 10 km all’ora In gara è giusto tirare ruotate ma bisogna tirarle bene. In gara siamo cattivi, al di fuori siamo amici.

4) Descrivi il motorsport in tre parole.

Il motorsport in tre parole… che dire: “donne e motori, gioie e dolori”. Sono quattro eh vabbè pazienza, almeno una volta le ragazze c’erano ora non ci sono più nemmeno quelle (ride).

Lo squalo di Singen

“Non è che mi sono arrabbiato con Asch così [per puro caso], il problema era che era già la seconda volta”. Alemannerig, 1994. Si corre la penultima prova del DTM e la lotta per il titolo è serratissima. Le due Alfa Romeo 155 di Nicola Larini e di Alessandro Nannini sono all’inseguimento delle Mercedes Classe C di Klaus Ludwig e Jör Van Ommen.

Il meteo non è clemente, la prima manche vede entrambi i protagonisti, Ludwig e Nannini, ritirati. Il circuito di Singel è molto corto, squadrato e pressoché impossibile da praticare ad alte velocità. Roland Asch, compagno di squadra di Ludwig, tampona leggermente Nannini ma il pilota italiano non si lascia intimidire e continua la sua gara che, purtroppo, finirà prima della bandiera a scacchi. Il compagno di squadra, Nicola Larini, campione in carica del DTM, vince la gara davanti al connazionale Stefano Modena, terzo compagno di squadra sempre su Alfa Romeo ufficiale. Termina il podio il pilota danese Kris Nissen ancora su Alfa Romeo ma del team privato Schübel Engineering. Insomma, un totale dominio della casa del biscione.

Gara 2 vede Alessandro Nannini deciso a conquistare la vittoria. E ci sarebbe anche riuscito molto probabilmente. A cinque giri dal termine, però, ancora Roland Asch cerca di aiutare il suo collega di scuderia nel modo in cui gli riesce meglio: tamponando l’avversario senese. Il muso della Mercedes ufficiale impatta contro il paraurti dell’Alfa all’ultima curva, la più lenta, prima del traguardo. Nannini va in testa coda, furioso smonta dalla vettura ed inveisce contro il tedesco. Ludwig sorpassa l’italiano assieme a molti altri piloti. Tutto è perduto. In un momento a metà tra la crisi di nervi e la sete di vendetta, Alessandro Nannini rimonta in auto e raggiunge i box per un cambio gomme.

La vendetta servita

Scatenatissimo macina secondi su secondi a Ludwig. Ma l’obiettivo non è il tedesco della Mercedes, o meglio, non quel tedesco della Mercedes. Giunto alle spalle di Asch, infatti, la 155 di Nannini stampa il suo stemma sul retro della vettura tedesca in un fortissimo impatto che farà uscire di strada Asch. L’Alfa Romeo, danneggiata all’inverosimile, prenderà fuoco di lì a pochi secondi. Alessandro esce dalla sua auto lanciando a terra i guanti.

La vendetta era stata servita e consumata. Quella domenica Nicola Larini vincerà anche gara 2 davanti ancora a Stefano Modena e alla Opel Calibra di Manuel Reuter. Non basteranno questi risultati per impedire a Ludwig di vincere il campionato 1994, ciò che è certo è che, di sicuro, le migliaia di persone che hanno assistito in diretta a quanto successo a Singen quel giorno difficilmente dimenticheranno Alessandro Nannini ed il suo modo tutto personale (e personalmente apprezzabile) di farsi giustizia da solo.