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Questa è la domanda che un mio carissimo ex – compagno di classe del liceo mi ha posto in più occasioni dall’inizio di questo mondiale 2019 (a dire il vero anche lo scorso anno me lo chiese ma pazienza). La risposta certamente è sì ! Senza ombra di dubbio. Ma, ci sono sempre dei ma.

Innanzitutto bisogna tenere presente che la Formula 1 ora non è più uno sport per gente “coraggiosa” non fraintendetemi. Non intendo dire che prendere una curva a 250 km/h sia una passeggiata. Ma ormai, le sportellate, i contatti e tutto quello che può concernere della sana aggressività agonistica divengono dei tabù e basta il minimo scontro tra due vetture perché compaia la scritta “under investigation”.

Scazzottate e “bip bip” nei team radio

Chi si ricorda il GP del Brasile 2018 per la vittoria del mondiale costruttori da parte della Mercedes e chi se lo ricorda per l’incontro ravvicinato tra Verstappen e Ocon nel post – gara ? Molto probabilmente per questo secondo episodio e, no, non perché ha fatto ridere ma perché chiunque al posto del povero pilota olandese avrebbe fatto lo stesso; dal dito medio allo spintone. E come scordare, poi, il salutare “vaffancul*” di Ricciardo a Verstappen in Ungheria ?

Di episodi del genere se ne sono visti gran pochi negli ultimi anni ma, fino a 30 anni fa, le liti si aprivano e si concludevano in pista usando le mani e non facendo leva sulla direzione gara. Al GP di Germania 1982 Nelson Piquet, in testa al GP, andò addosso a Eliseo Salazar, doppiato, in quanto il cileno della ATS non riuscì a scansarsi in tempo e venne tamponato dal brasiliano della Brabham. Piquet, furibondo, smontò dalla vettura e cacciò un pugno sul casco di Salazar tentando anche di sferrargli un calcio.

Piquet non subì alcun rimprovero se non, forse, una strigliata dalla direzione gara. Verstappen ha dovuto, invece, partecipare a due giorni di lavori socialmente utili. Un pò come il bambino monello alle scuole elementari. Abbiamo tutti provato una certa tenerezza per il giovane olandese, insomma sei un pilota di Formula 1 non un ragazzino che corre sulla pista di go – kart in periferia.

Ma i piloti, in questo caso, portano rancori a lungo ? Ce l’ha già detto Alessandro Nannini in un’intervista per il nostro giornale. “In pista ci spintoniamo e ci speroniamo, siamo rivali. Ma finita la gara portiamo sincero rispetto gli uni verso gli altri, solo così si può continuare a correre tranquilli senza temere ripercussioni”.

La F1 deve tornare in chiaro. Parola di Lewis Hamilton

Un altro aspetto che ci fa dire: “ma chi me lo fa fare ?” è il passaggio della diretta dalle tv in chiaro alle Pay tv. Un interessante statistica rilasciata da P300 ci mostra come gli ascolti si siano abbassati, almeno in Italia, dal 2000 al 2018. Certo l’inizio del millennio è stato caratterizzato dall’ascesa della leggenda in rosso di Micheal Schumacher. Ma nel 2000 gli spettatori furono più di 10.000.000. Da questo momento in poi il numero è diminuito progressivamente con qualche risalita nel 2006 e nel 2010 con l’arrivo di Alonso in Ferrari.

Ma dal 2013 la catastrofe. Quasi un milione e mezzo di spettatori in meno nel primo anno di GP su Pay tv e progressive perdite sull’ordine degli 800.000/1.000.000 di spettatori ad anno. Nel 2018 il numero più basso di telespettatori registrato a 2.700.000. Insomma, la Pay tv non ha sicuramente giovato a nessuno.

Vetture da 1000 cv non aspirapolveri

Ultimo aspetto, ma non meno importante, il sound. Signori, ho avuto l’onore di partecipare all’Historic Minardi Day lo scorso 28 aprile. Sentire quelle dannate V10 e V12 transitare sul rettilineo di Imola ha fatto venire la pelle d’oca a tutti. I motori turbo saranno più veloci e prestanti e i consumi si sono ridotti ma sicuramente hanno tolto quell’inconfondibile rumore che rendeva la Formula 1 tale. Non mi vergono di dire che, se avete l’occasione, andare a vedere un round del WEC o del campionato europeo Le Mans Series potrebbe rivelarsi, dal punto di vista dello spettacolo sonoro, decisamente migliore (almeno per le vetture GT3 e le GT2).

Un tifo sincero

Concludo questa mia lunga filippica con un aspetto che, presumo, ogni tifoso sincero dovrebbe tenere a mente. Tifare il pilota x perché è italiano o perché corre con una macchina italiana è assolutamente concesso anzi è importantissimo riconoscere l’intera nostra nazione nelle gesta di quel pilota. Psicologicamente parlando, gli italiani si sono sentiti molto più coesi quando hanno vinto il mondiale di calcio nel 2006 di quando abbiamo perso la finale degli europei nel 2012.

Stesso impatto ha avuto il tifoso medio quando Kimi Raikkonen ha vinto l’ultimo romantico titolo con la Ferrari o l’ultima gara per la Rossa in America lo scorso anno. E va benissimo così nessuno lo mette in dubbio. Ma bisogna anche essere oggettivi e riconoscere meriti e simpatie anche a chi, con la nostra nazione, non c’entra nulla. Alexander Albon è thailandese ed è andato a punti in 2 gare su 5 sfiorando la top 10 in altri 2 appuntamenti. Corre con la Toro Rosso, poco importa, è bravo accidenti.

Max Verstappen ha riportato sul podio un motore Honda dopo anni di dominio Ferrari, Mercedes e Renault, bravo, complimenti a lui e alla sua tenacia, alla sua testardaggine alla sua aggressività, non bisogna vergognarsi di dirlo. Lando Norris è un pilota giovanissimo che, al debutto, sta già portando la McLaren ad ottenere risultati mai visti dall’era dell’ibrido per la scuderia di Woking.

E’ questo il bello di uno sport come la F1: non guardare solo chi ha vinto e chi ha perso ma chi ha impressionato, chi ha deluso, chi ha fatto sperare e sognare, anche solo per un giro.

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