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Sono le 10 del mattino a Pomposa. Il clima è caldo ma un po’ ventilato dalla brezza dei lidi ferraresi. La pista di Pomposa apre le danze al quarto round del campionato italiano supermoto, una delle massime competizioni in Europa della disciplina. Non abbiamo potuto non incontrare un grande protagonista del campionato europeo e italiano, il campione in carica Diego Monticelli. Proprio con l’alfiere TM abbiamo scambiato quattro chiacchiere.

  • Quando ebbe inizio la tua avventura nel mondo del motociclismo professionistico ? Era una passione che si respirava comunemente in casa Monticelli ?

Sì, la moto era una passione comune, tutta la famiglia amava le moto. Mio nonno era molto appassionato di motocross, il mio babbo e anche quello di Ivo [Monticelli, pilota del mondiale motocross ndr]erano piloti. Ivo, poi, ha continua a correre in motocross io a 14 anni ho iniziato, invece, con il motard e sono diventato professionista di questo sport.

  • L’approdo in TM in che circostanze è avvenuto ? Sono stati gli ottimi risultati ottenuti in Honda in S2 nel 2017 ad aprire le porte al colosso italiano ?

Con i risultati in Honda ho ottenuto l’accesso in S1, certo. Quell’anno ho vinto il campionato in S2 e un anno dopo sono stato ingaggiato in TM. L’obiettivo era provare a vincere il campionato europeo ma, purtroppo, fui vittima di un incidente e mi lussai la spalla. Sono stato costretto, perciò, a saltare due prove e, alla fine, persi il titolo. L’anno dopo, invece, c’è stata una variazione nel regolamento e il campionato mondiale è stato unito a quello europeo. Non sono riuscito a tenere a bada quell’osso duro di Chareyre con il quale mi sono ritrovato a competere. Ma i risultati di rilievo non sono mancati. Ho vinto l’anno scorso il campionato italiano, mentre quest’anno siamo secondi a 4 punti.

  • L’anno scorso sei stato un grande protagonista del mondiale supermoto e traino indiscusso del Supermoto delle Nazioni in terra spagnola. Sei pronto a bissare o, perché no, migliorare ancora il tuo già ottimo risultato ?

Certo, sicuramente, l’anno scorso è stata amara come sconfitta dato che è abbiamo perso per un solo punto. Ho ottenuto degli ottimi risultati se non ricordo male. Ho fatto un 1° posto ed un 2° posto di manche, molto buono davvero data la presenza dei fuoriclasse francesi. Quest’anno cercheremo di migliorare anche se correremo in terra francese, in terra “nemica” [ride].

  • Attualmente occupi la 6° posizione in campionato europeo ma a brevissima distanza dalla seconda posizione di Elia Sammartin. Quali sono gli obiettivi per questo campionato 2019 ?

L’obiettivo per il campionato europeo è sicuramente arrivare nei primi 3. Finora le gare non sono state troppo veritiere in termini di capacità personali e velocità perché ha piovuto sempre. La prossima gara è in Polonia e sarà un po’ l’occasione per cercare di riconquistare un po’ di punti. Con l’auspicio che ci sia il sole. Non mi piace molto la pioggia [ride].

  • Che rapporti intrattieni con Thomas Chareyre ? E’ stato un tuo punto di riferimento o preferisci adottare un tuo personale metodo di guida ?

La guida è un qualcosa di molto soggettivo e dipende molto anche dalla fisionomia della persona. Comunque, è sempre importante imparare con gli occhi ed, avendo un pluricampione mondiale in squadra, ho sicuramente un buon aiuto.

  • Cosa ne pensi della copertura mediatica del vostro sport ? Pensi che sia uno sport che sta andando in crisi ?

Penso che, come in ogni sport, la visibilità sia veramente importante. Tuttavia, ultimamente, ce n’è poca. Stimo molto gli organizzatori degli Internazionali d’Italia che riescono a realizzare la diretta streaming della gara (tra l’altro, ottenendo ottimi risultati in termini di visualizzazioni). Per quanto riguarda – invece – il campionato mondiale e quello europeo, sembra che non provino alcun interesse nell’investire su questo sport nel tentativo di farlo crescere. La diretta è qualcosa di fondamentale importanza per un appassionato in quanto deve vedere l’intera gara per potersi legare ad un pilota per la grinta che dimostra o la velocità che riesce ad avere in pista.

  • Cosa pensi dell’intervento a volte, forse, troppo “invasivo” della direzione gara che influisce anche pesantemente sui risultati dei piloti ?

Come anche in altri sport molto più seguiti del supermoto, anche qui le gare, a volte, dipendono molto più dalla decisione della giuria che dallo sport in sé. Qualche anno fa, per esempio, mi hanno squalificato perché sono arrivato lungo in una curva. Era il punto dove si entrava nella parte di fuoristrada e, per non prendere in pieno un pilota, ho evitato lo sterrato e sono rientrato sull’asfalto Ho fatto passare tutti per evitare penalizzazioni. Ho rimontato e ho vinto. Tuttavia, mi hanno, comunque, squalificato. Anche in questo caso lo sport ha perso. Ci vorrebbe qualcuno con un po’ di buon senso in direzione gara.

  • Descrivi il supermoto in 3 parole.

Sliding o traverso, adattamento, adrenalina. E’ sicuramente uno sport complicato per via dell’unione del tratto di asfalto con quello fuoristradale.

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