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Quando Haas ha fatto il suo debutto sulla griglia a Melbourne nel 2016, è stata una ventata di aria fresca per la Formula 1. Un modello di business innovativo ha permesso al team americano di ridurre i costi operativi pur mantenendo un alto livello di prestazioni in pista. Ha terminato in ottava posizione nella classifica a squadre nelle prime due stagioni e nel 2018 è balzata fino al quinto posto con 93 punti totali.

Le aspettative per il 2019 erano quelle di continuare a questa progressione di risultati per arrivare ad essere il team di riferimento del centro gruppo, vale a dire il diretto inseguitore di Mercedes, Ferrari e Red Bull.

Nei test invernali di Barcellona, la Haas ha lavorato bene e si è dimostrata una monoposto tutto sommato competitiva, tanto che a Melbourne la VF-19 condotta da Magnussen è arrivata sesta al traguardo. Dopo questa prestazione, il team si era illuso di essere diventato a tutti gli effetti la quarta forza del mondiale, ma dalla gara successiva, quella del Bahrein, il team è ritornato con i piedi per terra rendendosi conto che la realtà prestazionale era ben diversa.

In tutta la stagione, la Haas è riuscita ad entrare nella top 10 in altri quattro Gran Premi, ottenendo uno scarso bottino di 28 punti. Le qualifiche tendevano a lusingare il pacchetto del team mentre le gare hanno dimostrato crudelmente l’incapacità della VF-19 di portare i suoi pneumatici in temperatura, indipendentemente dalla pista o dalla configurazione aerodinamica, lasciando i piloti in difficoltà.

Testa a testa

  • Kevin Magnussen: P16, 20 punti
  • Romain Grosjean: P18, 8 punti

Quando si tratta di confrontare i compagni di squadra di Haas, c’è un chiaro vincitore. Mentre entrambi i piloti erano indubbiamente frenati dai limiti della vettura, Kevin Magnussen era in grado di adattarsi meglio e ottenere il massimo. Ha superato Romain Grosjean in qualifica su 13 delle 21 occasioni e ha ottenuto un vantaggio simile, 12-8, nei risultati di gara (entrambe le auto si sono ritirate nel GP di Gran Bretagna).

Di conseguenza, non sorprende che Magnussen abbia conseguito il 70% dei magri 28 punti del campionato in questa stagione. Ma il danese difficilmente celebrerà questo scarso risultato, e sia lui che la squadra guarderanno sicuramente al 2019 come una stagione da dimenticare e da non ripetere.

Guardando al futuro

Dopo una terribile crisi nel 2019, Haas può ritrovare la sua competitività nel 2020, o hanno semplicemente raggiunto il limite del loro modello pionieristico di sviluppo in outsourcing per aziende come Ferrari e Dallara?

Quest’anno hanno patito parecchio e molto prima della fine della stagione hanno ammesso che non hanno idea di quale sia stato il problema fondamentale alla base della vettura.

Il modo in cui il team ha rinnovato umilmente i contratti di Magnussen e Grosjean è stato un altro segno preoccupante, quando molti si aspettavano che il team provasse a potenziare le proprie energie portando nuovi talenti. Qualcuno come Nico Hulkenberg, per esempio, la cui considerevole esperienza avrebbe potuto aiutarli a capire i loro problemi tecnici.

Invece, Haas si dirige verso il 2020 con l’aria piegata e sconfitta e, inoltre, privo di idee originali. Hanno bisogno di riportare un po’ di quello spirito originale americano nella loro operazione quotidiana, altrimenti le loro speranze per il prossimo anno potrebbero già ritirarsi velocemente.

Foto: Wikipedia

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