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Ormai tutti sanno della vicenda che ha visto coinvolto il giovane kartista Luca Corberi nella gara di mondiale Karting che si è svolto sul tracciato di Lonato.

Per i pochi che non fossero a conoscenza degli eventi basta dare un occhio al video inequivocabile sotto. Immagini che hanno fatto il giro del mondo e che hanno mostrato il peggio del motor sporto moderno. La reazione sconsiderata ed eccessiva del 23 enne figlio del proprietario della pista di Lonato, non è la causa, ma l’effetto. Il problema va quindi cercato a monte. C’è una questione educativa che va affrontata una volta per tutte.

 

 

Non parliamo educazione quella canonica che ogni famiglia per bene dovrebbe insegnare ai propri figli, aiutati dalle istituzioni scolastiche e della società. Più specificatamente ci stiamo riferendo all’educazione sportiva legata all’attività agonistica del Motorsport. Correre in Kart, come un auto, è un attività pericolosa. Buttare addosso all’avversario, Paolo Ippolito, per quale sia stata la sua colpa, il paracolpi anteriore se suo Kart, rende chiaro ed evidente che il giovane Luca non ha compreso che su un mezzo meccanico si rischia la vita.

Niente e nessuna motivazione può venire meno al principio che le proprie azioni possono essere causa di rischio per la vita degli avversari. Ancora più grave se il suo istruttore, manager o peggio padre non ha saputo imprimere a fuoco queste fondamentali regole al ragazzo.

Del resto lo stesso papà nel dopo gara si è scagliato sull’avversario per picchiarlo dando man forte al figliolo. Per la serie al peggio non c’è fine. Luca ha chiesto scusa, volevamo pure vedere che non lo facesse. Inoltre ha spontaneamente lasciato la licenza per non correre mai più. Per quanto vogliamo comprendere il momento e dare una possibilità di redenzione, ciò che è avvenuto è troppo grave per poter essere messo nel dimenticatoio passandoci sopra con delle scuse.

La Fia, che aveva la legida della gara, e la federazione italiana devono prendere atto della cosa e muoversi in modo esemplare. Non è tollerabile che in futuro questa faccenda possa rappresentare un precedente da cui la si può scampare. Basta scusarsi per tornare a correre non deve essere possibile.  Così come lo stesso ragazzo si è reso conto non sarà mai più possibile che prenda parte a nessuna competizione motoristica così deve essere anche per vie ufficiali.  E se ha buon senso da seguito alle sue dichiarazioni contemplando anche quelle amatoriali.

In ogni caso il problema resta sempre a monte. Parafrasando un noto film degli anni 80 sulle arti marziali “Karate Kid” il maestro Miagi amava dire in relazione agli insegnamenti del Cobra Kai, “non esistono cattivi allievi ma solo pessimi maestri!” 

Daniele Amore

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