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Questa è la lettera che Latifi ha diramato attraverso i social network, denunciando quanto accaduto dopo il controverso Gran Premio di Abu Dhabi, dove

“Ciao a tutti, sono restato volontariamente distante dai social media per cercare che le cose si calmassero dopo gli eventi dell’ultima gara. Si è detto tanto su quanto successo dopo il mio ritiro di Abu Dhabi. Ho ricevuto migliaia di messaggi sui miei account social, pubblicamente o in privato. Molti sono stati di supporto, ma ci sono stati tanto odio e abuso.

Ho cercato di capire quale fosse il miglior modo per gestire tutto questo. Ignoro e lascio andare? O mi occupo del problema che è, di fatto, una realtà quando si usano i social media? Questo non è un comunicato vero e proprio, ma il mio pensiero nella speranza che si possa aprire un altro dibattito riguardo il bullismo online e le gravi conseguenze che questo può avere sulle persone. Usare i social media come canale per attaccare qualcuno con messaggi di odio, abuso o minacce di violenza è scioccante, ed è qualcosa dal quale mi dissocio.

Tornando alla gara, appena mostrata la bandiera a scacchi ho capito come le cose sarebbero andate sui social media. Aver capito che sarebbe stato meglio cancellare le app di Twitter e Instagram per qualche giorno dal mio telefono dice tutto su quanto crudele possa essere il mondo online. I conseguenti odio, abusi e minacce non sono state una sorpresa, ma solo la desolante realtà del mondo in cui viviamo in questo momento. Non è una cosa nuova per me, credo che ogni sportivo sappia di essere sempre sotto severo giudizio.

Ma come abbiamo visto più e più volte, e questo vale per tutti gli sport, basta un incidente al momento sbagliato per mandare all’aria tutto e portare alla luce le peggiori persone che si definiscono “appassionate” dello sport. Quello che mi ha colpito è stato il tono delle accuse, dell’odio e le minacce di morte ricevute. Riguardo quanto accaduto durante la gara, c’è solo un gruppo di persone con il quale devo scusarmi e questo è il mio team. L’ho fatto subito dopo, ma quello che è successo dopo è fuori dal mio controllo.

Alcune persone hanno detto che stavo correndo per una posizione che non importava a nessuno a pochi giri dalla fine. Ma che io stia correndo per vincere, per un podio, per dei punti o anche per l’ultima posizione, do sempre il massimo fino alla bandiera a scacchi. E, in questo, sono uguale a tutti gli altri piloti. Chi non lo capisce, beh, per me va bene. Si possono avere opinioni diverse. Ma l’uso di queste opinioni per innescare odio, abusi e minacce di violenza, non solo nei miei confronti ma anche in quelli di chi mi sta vicino, mi dice che queste persone non sono vere appassionate dello sport.

Fortunatamente mi sento bene con me stesso e vivo in questo mondo abbastanza a lungo da saper lasciarmi alle spalle la negatività. Ma non sono il solo a pensare che un commento negativo sembra sempre prevalere e può, a volte, essere abbastanza per affossarne cento positivi. Le persone avranno sempre la loro opinione e questo va bene. Avere le spalle larghe fa parte di essere un atleta, specialmente quando si è sempre nella posizione di quelli giudicati. Ma molti dei commenti che ho ricevuto nella scorsa settimana hanno oltrepassato la linea dell’estremo. Mi preoccupa come qualcun altro potrebbe reagire se ricevesse simili reazioni. Nessuno dovrebbe lasciare che una piccola minoranza possa dire chi sei.

Gli eventi dell’ultima settimana mi hanno mostrato quando sia importante lavorare insieme per fermare questo tipo di comportamenti e supportare chi li subisce. Capisco sia impossibile convincere chi si è comportato così con me a cambiare idea e queste persone potrebbero usare proprio questo messaggio contro di me, ma credo sia il momento di sollevare il problema e non stare più in silenzio. A tutti i fan e le persone che mi sono state vicine in questa situazione voglio dire grazie. Ho letto tanti vostri messaggi e li ho apprezzati. È bello sapere che tante persone mi supportano.

Lo sport è, per sua natura, competitivo, ma dovrebbe unire le persone, non dividerle. Se condividere il mio pensiero e sottolineare la necessità di fare qualcosa può aiutare anche solo una persona, significa che ne è valsa la pena. In vista del prossimo anno, spero vivamente che la mia esperienza dopo il GP di Abu Dhabi rinforzi questo messaggio. La mia intenzione è cercare un modo per spingere questo processo. Siate gentili con tutti. Infine vi voglio augurare Buone Feste: rimanete al sicuro e non vedo l’ora di tornare tutti in pista nel 2022.

Nicky”

Un episodio gravissimo che ha colpito il giovane pilota della Williams, reo, secondo alcuni deficienti da tastiera, di aver piantato di proposito la propria monoposto a muro per permettere a Verstappen di vincere il mondiale. E come conseguenza, Latifi ha ricevuto una valanga di insulti sui suoi canali social e, peggio ancora, anche minacce di morte.

Chi ama davvero lo sport, indipendentemente che sia F1, calcio o bocce, non scende a certi livelli. Lo sport è principalmente RISPETTO verso tutti, verso la propria squadra, il proprio pilota ma anche verso l’avversario, chiunque esso sia.

Anche in passato, purtroppo, abbiamo assistito ad episodi dove il rispetto è venuto a mancare, come per esempio i sassi lanciati contro a Prost a Monza o le esultanze quando dopo l’incidente di Senna ad Imola nel 94. Ma oggi queste situazioni sono amplificate dai social network, una giungla dove regna l’anarchia totale e dove i frustrati e repressi della vita possono sfogare le proprie ire scagliandosi contro tutto e contro tutti. Senza regole e senza rispetto.

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