All’indomani della gara di Miami, ci sono due affermazioni del passato che vengono in mente per descrivere la prestazione di Charles Leclerc e la Ferrari. Una viene dal suo fondatore. Il Vecchio diceva, quando i britannici lottavano con vetture leggere introducendo concetti aerodinamici primordiali. Ferrari asseriva che per vincere bastasse avere un motore più potente che spingesse di più senza la necessità di ricorrere a diavolerie aerodinamiche. Dall’altra parte un’affermazione di un campione indiscusso come Ayrton Senna che diceva che non esiste una curva dove non è possibile sorpassare.

Ecco, la SF-75 ha dimostrato di avere un limite di velocità di punta che sta influenzando anche la bontà prestazionale sul giro secco. Nelle fasi di gara dove Leclerc era in scia a Verstappen, pur avendo la possibilità di avere un passo migliore, non è riuscito a portare un attacco valido. In sostanza, mentre Verstappen si è trovato una sola volta nella zona DRS, quella più breve, per giunta, ha passato il monegasco senza senza possibilità di difesa. A parti invertire, invece, non sono state sufficienti tre zone DRS. Anche con Leclerc a 0.6s di distacco portare l’attacco era impossibile.

La Ferrari ha un problema di efficienza aerodinamica ad alta velocità. Non genera velocità di punta, e quando apre l’ala posteriore non c’è abbastanza incremento per attaccare. La soluzione non è facile. Ridurre il carico aerodinamico sviluppato dal fondo piatto per abbassare la resistenza è possibile ma la coperta è corta. Già oggi ci sono problemi nel degrado gomme, non nell’usura ma nel graning. Ridurre il carico potrebbe peggiorare le cose con uno svantaggio maggiore rispetto al guadagno di velocità. Cambiare la forma della monoposto per migliorare la penetrazione aerodinamica, impone una riprogettazione completa della monoposto. Un lavoro di riprogettazione complesso per tempi, di realizzazione e per costi soprattutto alla luce del budget cup voluto da Binotto.

Non resta che far fronte al problema con l’altra affermazione quella di Senna. Leclerc, in sintesi, deve imparare a sorpassare dove la monoposto è veloce, in curva! In ogni caso alla luce di quanto visto nel Gp di Miami, è comunque più facile che il campioncino di Monaco riesce ad compiere l’impresa del sorpasso del millennio che la Ferrari a modificare la monoposto in tempi rapidi per risolvere il problema della velocità di punta. Intanto si campa di rendita. Per conservare il vantaggio si deve sfruttare senza errori le piste dove c’è un maggiore favore. Questo per portare la lotta per il mondiale più avanti possibile sperando in qualche difficoltà di affidabilità dei rivali. La RedBull ogni volta che è arrivata ha vinto. Senza appello!

Max Verstappen 10: Ha dominato la gara. Dopo una pessima qualifica, è partito bene, si sbarazza della prima Ferrari e poi fa un solo boccone di Leclerc alla prima occasione utile. Il proseguo della corsa, è una difesa fatta di gestione gomme, passo gara ottimale senza lasciare nessuno spazio di attacco a rivale della Ferrari.

George Russel 8: Una gara perfetta, considerando il messo a sua disposizione. Una tattica conservativa che ha pagato quando è arrivata la tanto sperata safety car. Un rischio andato a buon fine. Una conferma quella del quinto posto, che lo tiene a galla nel mondiale. Ancora una volta davanti al compagno blasonato, questa volta lottando in pista.

Esteban Ocon 8: Partito dal fondo, con una monoposto che non è certo una RedBull, senza commettere errori con una buona tattica conservativa riesce ad arrivare in zona punti e davanti ad Alonso. Un risultato notevole sia per il team che per se stesso nelle gerarchie interne alla Alpine.

Charles Leclerc 7: Ha fatto quello che poteva. Non si è potuto difendere in nessun modo nell’attacco iniziale da parte di Verstappen. Quando è toccato a lui attaccare si è guardato bene da fare cose sciocche che potevano portare ad una perdita di punti maggiore dopo l’errore di Imola. Può respirare per almeno un altro paio di gare poi se il vento non cambia deve cambiare il suo atteggiamento con un aggressività maggiore.

Alexander Albon 7: Il migliore investimento che la Williams potesse fare. L’ingaggio di Albon sta portando punti importanti al team. La lotta per le ultime posizioni si fa serrata e la Williams fa parte della partita. Albon è veloce quanto basta per trovarsi sempre nelle posizioni chiave quando ci sono problemi per approfittarne. Un esperienza che vale oro per il team britannico.

Carlos Sainz 6: Parte male, timidamente. Una condizione comprensibile, già tre volte era finito male, non poteva certo rischiare un contatto con uno tosto come Verstappen. Una difesa debole che ha messo il compagno nella condizione peggiore. Doveva fare da cuscinetto, non è avvenuto. Ha difeso bene il podio per salvare il salvabile nella classifica costruttori. Deve fare meglio, soprattutto deve essere una seconda guida più efficace.  

Sergio Perez 6: Ha provato a prendere il podio per completare la buona giornata della RedBull. La monoposto non lo ha sopportato. Nel finale ci ha provato ed ha fallito. In ogni caso il suo apporto come seconda guida è più efficace che il rivale della Ferrari.

Lewis Hamilton 6: Ha corso una buona gara. Onesta senza infamia. Un buon passo che ancora una volta è stato rovinato dalla safety car nel momento sbagliato. Lo hanno lasciato fuori per non fargli perdere la posizione ma non ha potuto lottare per diversità di gomme. Poteva imporsi nella scelta, ma nel team il suo carisma sta diventando sempre più flebile.

Lance Stroll 6: Recupera un punto dopo la gara per effetto della penalizzazione di Fernando Alonso. Una buona prestazione ha dovuto lottare per tutto il tempo nel centro gruppo, uscendone con un punto che fa speranza per un team in netta difficoltà.

Lando Norris 6: Parte bene, si tiene fuori dai guai per tre quarti di corsa, ma i guai lo vanno a cercare comunque. Forse poteva fare maggiore attenzione alla posizione di Gasly mentre lo sfilava ma non è colpevole dell’inettitudine altrui.

Valtteri Bottas 5: Un bel week end, punti importantissimi per consacrarsi come quinta forza del mondiale in lotta per le posizioni di vertice. Poi un solo errore, una sbavatura che gli fa perdere due posizioni che i due della Mercedes non avrebbero mai recuperato in pista. Un errore grave anche se piccolo per un team che ha bisogno di ogni punto possibile per la sua crescita.

Pierre Gasly 5: In qualifica non era male ma in gara si è letteralmente perso per strada. Non aveva passo, veniva attaccato da tutto il gruppone e non è stato in grado di cambiare passo per difendersi perdendo posizioni importanti. Alla fine, la ciliegina sulla torta con un errore madornale che ha spedito fuori il povero Norris.

Yuki Tsunoda 5: Peggio che il compagno. Non ha commesso errori, ma è finito male nelle retrovie. Non aveva passo.

I bibitari 8: Hanno mostrato i muscoli. Hanno una monoposto equilibrata, veloce sul dritto, quanto basta sul lento e dolce anche con le gomme. Gli sviluppi hanno pagato pur restando nei limiti di budget. Se non rompono il recupero è una questione di tempo. E le gare sono tante.

La Banda Binotto 6: una gara in difesa su una pista difficile. In ogni caso sono emersi in modo preoccupante i limiti di una monoposto nata bene, pronta subito, ma che deve essere in grado di crescere per rintuzzare il recupero degli avversari. Il problema non sono i due decimi indicati da Binotto, ma la reale capacità di recuperarli. Due decimi potrebbero essere difficili da recuperare come due secondi se non si interviene in modo tempestivo.

Il Gp di Miami 6: Creare uno show per poi smantellarlo completamente in un mese è tipicamente americano. In ogni caso la storia della F1 inteso come tracciati che ne compongono l’ossatura da sempre, non è più garantita. Lo spettacolo c’è stato, il divertimento pure e quindi nessuno ha più deroghe per restare nel mondiale Montecarlo compreso. Nel 2022 basta fare un porto finto per essere più bello di uno vero.

Stefano Domenicali 5: Va bene il lavoro che sta svolgendo per lo spettacolo in F1. Va bene anche correre a Miami, ma nella giornata dell’8 maggio a 40 anni dalla morte di Gilles Villeneuve. In terra americana, per un pilota americano, non c’è stato un solo riferimento. Bastava un palloncino con scritto “Salut Gilles” di questo passo per correre dietro al moderno a tutti i costi ci si dimenticherà anche di altri miti!

Pirelli 8: Mandare i piloti che stavano per morire dal caldo, con un altro casco, quello di football, in onore dello stadio che ha ospitato il tracciato, è una strategia da genio del male!

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