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L’ingaggio di maggior impatto nella storia della F1?

L’arrivo di Lewis Hamilton alla Ferrari ha sorpreso tanto quanto l’impatto sportivo stesso. Nessuno se l’aspettava, né in Inghilterra né in Italia, dopo il recente rinnovo con la Mercedes ed in procinto di iniziare la stagione 2024.

Ma l’arrivo del pilota che ha battuto tutti i record, con più di 100 vittorie e pole in F1, nel team che ancora detiene il maggior numero di campionati mondiali piloti e costruttori, entra a pieno titolo nella storia degli acquisti più importanti del Grande Circus, di questo secolo e chissà se di tutta la storia. 

Sarà un nuovo campione che si lascerà sedurre dalla Ferrari, come lo sono stati prima di lui Fangio, Prost, Vettel, Alonso o Schumacher, ma nessuno di loro è arrivato con sette titoli sotto il braccio e alla ricerca dell’ottavo.

Liberty Media si frega le mani e anche la Ferrari, per tutto quello che Hamilton porta con sé dal 2025, la sua legione di fan in tutto il mondo, il suo profilo vegano, musicale, ecologico e glamour e, soprattutto, un pilota monumentale. E vista l’impennata delle azioni Ferrari in borsa, ci vorrà del tempo per analizzare la dimensione finale della firma.

Come Senna, Schumacher e Alonso

Un episodio simile è stato l’ingaggio di Fernando Alonso da parte della McLaren per il 2007, non solo perché era il campione in carica, ma perché lo annunciò ancora sotto contratto con la Renault, il 19 dicembre 2005, e fu in grado di vincere il titolo 2006.

All’epoca lo spagnolo era il nuovo talento della F1 e, soprattutto, l’uomo che strappò l’invincibile Michael Schumacher dal suo trono di spade. Anche la sua partenza da Woking, un anno dopo, dopo una feroce battaglia con Hamilton, ebbe toni epici, una delle battaglie più feroci della storia.

Michael stravolse il campionato nel 1996 quando arrivò in Ferrari con i due Mondiali Benetton sotto il braccio, portando con sé Rory Byrne e Ross Brawn, per realizzare insieme la Ferrari più formidabile che si ricordi, quella dei cinque titoli consecutivi tra il 2000 e il 2004. Era il migliore, ingaggiando la migliore squadra dell’epoca, anche se ci vollero quasi cinque anni perché i titoli si concretizzassero a causa della trasformazione di cui avevano bisogno a Maranello e guidati da Jean Todt.

Un passo che non riuscì a fare Ayrton Senna, che nel 1994 tentò di passare a Maranello, come ha recentemente riconosciuto Luca Di Montezemolo e che fu interrotto dall’incidente mortale del brasiliano a Imola. 

Senna era già in grado di firmare nel 1992, ma con il contratto già abbozzato una telefonata del presidente della Honda bloccò l’uscita all’ultimo minuto. Senna rimase per lealtà a Nobuhiko Kawamoto e perse i titoli del 1992 e del 1993; quando arrivò nel ’94, nelle uniche tre gare che ha disputato, il cambio d’epoca si vedeva già in pista con un certo Schumacher con la Benetton.

Alessio Mazzocco
Alessio Mazzoccohttps://www.giornalemotori.com
Appassionato di fotografia e di motori

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