Ahhhh, il Mugello, pista meravigliosa, tecnica, da pelo sullo stomaco e per piloti puristi, dove manco il dritto va dritto e praticamente nemmeno la tavoletta del cesso è piana. Senza contare bistecche di una bontà che definirei poetica, vino che va giù che è un piacere, e crostini di tutti i tipi da sfondarsi il fegato. E’ arrivato il momento della pagella del Mugello, non che ce ne fosse bisogno, ma è ciò che in fondo in fondo volete…dai, si che lo volete…daiiii…
Mai come in questa stagione il Mugello è il vero crocevia non solo per questo mondiale, ma anche per i prossimi 2. Se parliamo del 2024, Bagnaia è chiamato a rispondere alle critiche e a confermare la vittoria di Barcellona. Se parliamo del prossimo biennio, beh, ne parleremo più avanti un articolo dedicato.
Iniziamo, poso il fiasco e parto coi voti…

Francesco Bagnaia – 10: è stato semplicemente perfetto, quasi fastidioso. Nella gara lunga, dopo la penalità che lo ha retrocesso in griglia, è partito come un evasore inseguito dalla Finanza e si è fumato tutti in due curve. Il ragazzo ha appoggiato i maroni sul bancone e ha fatto paura per davvero. Tanta roba, ora deve martellare così.

Marc Marquez – 8: vederlo guidare è sempre un piacere, anche se è sempre molto impiccato. Porta a casa un altro podio e una medaglia di legno, anzi, un tagliere che gli ha regalato il team. Poi aveva il sorriso beffardo di chi sapeva…ah se la sapeva.

Enea Bastianini – 8: peccato per la sprint, ma nella gara lunga gli ultimi due giri sarebbero da studiare all’università in un corso dal titolo “Passare sopra al tuo avversario, 1000 modi per farlo da bullo”. In particolare il sorpasso su Martin, utimo giro, ultima curva, e che curva, beh…un “mecojioni” ci sta tutto.

Jorge Martin – 6: poco lucido, ed è questo il suo grande limite. Gli è andata bene nel contatto con Bastianini a non essere sanzionato (anche qui…stendo un velo pietoso ma ci arrivo), ma poi si stende da solo e la domenica si addormenta all’ultimo giro. Aprilia lo aspetta, ma ci sono molte incognite.

Pedro Acosta – 8: non dimentichiamoci che è un rookie e nonostante tutto sta dando la paga ai suoi compagni di squadra con più esperienza. Impressionante soprattutto la quantità di menefreghismo davanti alle telecamere quando spara frasi ad minkiam ridendo come un matto. Ci piace.

Maverick Vinales – 5: per me rimane un oggetto misterioso, ormonalmente altalenante come una donna in gravidanza. Siamo sicuri sia proprio lui il pilota da tenere?

Franco Morbidelli – 6: minimo sindacale, ma piano piano sta risalendo la china. Rimane un mistero il suo sviluppo negativo, ha ancora veramente tanta strada da fare e molte incognite per il futuro.

Fabio Di Giannantonio – 7: zitto zitto sta dando paga al “pesante” compagno di squadra, porta in saccoccia punti e se la gode alla grande. Merita di restare dov’è, magari con un occhio di riguardo.

Le Honda e Yamaha – 3: dobbiamo davvero parlarne? Serve? Anche no…

Gli altri? Mah, non saprei, ha senso dare voti a gente che, per carità, va fortissimo e non dimentichiamolo mai, ma che rispetto ai nominati sopra prendono schiaffi un giorno si e l’altro anche? In KTM arriva un talento giovane e inesperto e li fuma tutti, i clienti Honda e pure gli ufficiali non sanno da che parte andare, le Yamaha prendono i tempi con le clessidre…insomma, tristezza.

Direzione gara – 2: se metto lì mia nonna, il primo ubriaco del bar sotto casa e un terrapiattista, beh, farebbero meno danni di chi c’è ora. La decisione di non punire i due contatti della Sprint è ridicola. Se in un contatto, uno dei due piloti finisce a terra, l’altro va almeno sanzionato per quella gara. Oliveira ha dimenticato i freni a casa e si è portato via Quartararo, Martin ha fatto lo gnorry ben sapendo che avrebbe preso Bastianini. Il problema è che se avessero punito il primo contatto, avrebbero dovuto inevitabilmente dovuto prendere provvedimenti anche per il contatto tra ducatisti. Definirli pressapochisti è un eufemismo. Posate il fiasco.

Bene, qui abbiamo finito, il mercato ha preso un bello scossone e molte carte si sono mischiate. Ci sarà da scrivere qualche bella riflessione, perché molti sono i dubbi e tante le certezze. Una su tutte, la Ducati se la ghigna alla grande.