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Dall’Italia al Giappone in Panda! Vercelli – Tokyo, quasi 100 anni dopo Francis Lombardi

Cosa succede quando due uomini alla soglia dei 50 anni decidono di mettersi in discussione? Semplice! Si prende una vecchia auto, in questo caso una Fiat Panda, e si parte per il Giappone.

Niente di più facile! Scherzi a parte: quella di Salvo e Fabri nasce quasi come una sfida con se stessi, ma diventa presto il viaggio della vita. Un viaggio capace di unire una piccola cittadina come Vercelli, nel nord dell’Italia, con il fantastico mondo giapponese, fatto di appassionati veri, che con tanta attesa hanno aspettato i due viaggiatori per oltre 50 giorni di viaggio.

L’idea del viaggio nasce oltre un anno fa. Ma forse nasce ancora prima, rimanendo però riposta nel famoso cassetto dei sogni. Arriva però il tempo di aprire questo cassetto, spinti un po’ dalla continua visione su internet di viaggiatori coraggiosi intenti ad attraversare il mondo con un mezzo a motore.

Va bene. Ma da dove cominciare? Magari pensando ad un grande viaggio verso est, verso gli immensi spazi della Mongolia ad esempio. Si potrebbe pensare di iscriversi al Mongol Rally, gara non competitiva che porta alcuni temerari automobili su improbabili vecchie auto verso il traguardo di Ulan Bator. Ma la situazione geopolitica degli ultimi anni fa sì che l’organizzazione di questo evento sia incerta fino all’ultimo.

Allora perché non organizzare in autonomia un viaggio che resterà nella storia di questa piccola cittadina di provincia? E perché non prendere ispirazione da chi, quasi un secolo fa, decise di battere il record di collegamento tra Europa e Giappone, partendo proprio dal piccolo aeroporto di Vercelli?

Questa persona ha un nome storico, legato in maniera indissolubile al mondo dell’automobilismo e della Fiat in particolare. Si tratta di Carlo Francesco Lombardi, più noto come Francis Lombardi. Lombardi nasce come aviatore e poi costruttore di aeroplani, per poi aprire, sempre a Vercelli, la carrozzeria dalla quale uscirono famose auto su base Fiat, come la 500 My Car e la 850 Grand Prix. Francis Lombardi decollò da Vercelli il 13 luglio 1930 e raggiunse, insieme al motorista Gino Capannini, Tokyo dopo 9 giorni.

Salvo e Fabri trovano l’ispirazione, si mettono a pianificare il percorso e si lanciano nella ricerca della macchina più congeniale ad un viaggio di questo tipo. La scelta cade ovviamente su una Fiat, anche per prestare onore al nome di Lombardi. E quale modello è il più adatto per questo tipo di viaggio se non la piccola ed affidabile Panda?

Mentre la programmazione e la risoluzione dei tantissimi problemi burocratici vanno avanti, a 3 mesi dalla partenza viene trovata la Panda ideale. Si tratta di una 900 CLX del 1996. Con il suo piccolo motore 900cc ed il piccolo iniettore al posto del carburatore pare essere la macchina perfetta. Semplice, parca nei consumi, con una discreta velocità di crociera ed una buona capacità di carico, eliminando la panca posteriore.

Iniziano i lavori. Assetto rialzato di 2 cm e sospensioni preparate per reggere un carico extra di 200 Kg. Impianto elettrico rivisto, con l’utilizzo di una seconda batteria dedicata a tutti i servizi aggiuntivi (PC, caricabatterie varie, gestione dell’inverte montato a bordo, fari aggiuntivi) comandata da una apposita centralina. E poi qualche comodità all’interno per affrontare il lungo viaggio, come nuovi sedili di derivazione Fiat 600, tavolino interno porta pc e altre piccole chicche.

La voce in città si sparge. Arrivano i primi sponsor interessati non solo al viaggio, ma anche allo scopo benefico che Salvo e Fabri decidono di portare avanti: raccogliere un euro al chilometro a sostegno di Avma (Associazione Vercellese Malati Alzheimer).

Il percorso prevede 17.000 km passando da sud, dalla Turchia per risalire in Georgia ed entrare in Russia verso Volgograd, per poi immettersi sulla Transiberiana e deviare verso la Mongolia. Poi il rientro in Russia per il traghetto che da Vladivostok porterà la Panda verso la Corea del Sud ed infine, finalmente in Giappone.

Tutto questo fino al 15 di maggio, quando le notizie dal fronte Ucraino-Russo parlano di bombardamenti sulla strada che la piccola Panda dovrà affrontare.

Mancano 2 mesi alla partenza e bisogna cambiare rotta. Si pensa di passare dalla Lettonia, attraversando parte della cara vecchia Europa per entrare in Russia passando da Mosca.

Si arriva al giorno della partenza, quel famoso 13 luglio. La città è mobilitata. Viene messo a disposizione il campo dell’aviazione per ripercorrere le gesta di Lombardi. La Panda parte in mezzo ad ali di folla festante. Si punta a nord, direzione Lettonia dove la Panda arriva dopo 4 giorni di viaggio. Qua la prima brutta sorpresa: i tempi di attesa sono incerti e lunghi. Si parla addirittura di 4 o 5 giorni di attesa nel nulla, senza servizi e cibo se non le scorte caricate in macchina.

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Salvo e Fabri non si arrendono e prendono la decisione di salire fino all’unica frontiera alternativa. Quella di Kirkenes, all’estremo nord della Norvegia, è l’unico valico sicuramente aperto. Ma si tratta di una deviazione di oltre 3.500 km da percorrere in 6 giorni. Si parte dalla Lettonia e si attraversa velocemente Estonia, Finlandia e parte della Norvegia per affrontare la frontiera russa, dove con molte difficoltà la Panda passa per una lunga discesa verso Mosca.

La Russia viene attraversata ed esplorata sia nelle sue grandi ed ordinate città, sia nei desolati paesi che punteggiano la sconfinata Siberia. Una Russia ricca di contrasti, ma piena di gente dal buon cuore che dimostra curiosità ed amicizia nei confronti della piccola Panda e del suo equipaggio.

Arrivati a Novosibirsk la Panda piega verso sud per risalire la Valle dell’Altaj, direzione Mongolia. Qua i due amici hanno anche un altro compito: consegnare occhiali da vista per bambini in una missione religiosa che opera negli spazi desertici della Mongolia. La terra di Gengis Khan affascina l’equipaggio della Panda, regalando anche lunghi tratti fuoristrada nel deserto e su lunghe piste solitarie. I protagonisti di questa avventura sono attesi e ricevuti anche nell’Ambasciata Italiana ad Ulan Bator. Ma il viaggio continua ed è tempo di rientrare in Russia per correre verso Vladivostok. La lunga deviazione a nord ha imposto di spostare di una settimana il traghetto per la Corea, mentre ci sono ancora difficoltà per prenotare la tratta Corea – Giappone.

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La Panda arriva finalmente a Vladivostok, dopo aver attraversato la parte più remota della Siberia. Nella cittadina russa, sede del capolinea ferroviario della mitica ferrovia Transiberiana, Salvo e Fabri trovano il tempo di riposarsi. La Panda deve essere consegnata in dogana quattro giorni prima dell’imbarco. La dogana impone ai due di lasciare a terra molti dei bagagli, tra cui tutta l’attrezzatura da campeggio. Ma i due non si scoraggiano. La meta è ormai vicina.

Arriva il giorno dell’imbarco per il porto di Donghae, Corea del Sud. 22 ore di navigazione e la Panda può essere sdoganata anche in Corea. Segue un veloce trasferimento di 400 km verso la città di Busan da dove un nuovo traghetto avrà il compito di portare Salvo e Fabri in Giappone.

È l’alba del 26 agosto quando Salvo, Fabri e la Panda toccano la terra giapponese nel porto di Hakata – Fukuoka. Sono arrivati in Giappone dopo un viaggio incredibile. La risalita verso Tokyo è quasi una fuga dal tifone che in quei giorni si sta abbattendo sul Giappone. La Panda si ferma ad Hiroshima, poi prosegue verso Himeji per visitare il suo famoso Castello. Qua avviene il primo grande incontro con Yuko e i rappresentanti del Pandarino Club. Sono saliti sulle loro Panda, percorrendo anche centinaia di chilometri solo per festeggiare e rendere omaggio alla Panda italiana. È un momento di grande festa e di amicizia tra Italia e Giappone. Un momento che Salvo e Fabri non dimenticheranno mai.

Si prosegue verso nord. Bisogna raggiungere Tokyo, ma prima bisogna fermarsi al Museo delle 500 di Nagoya da Seiro Itoh. Itoh è un vero amico. Diventa la guida per Salvo e Fabri nei giorni a Nagoya, si occupa e preoccupa di aiutarli con i bagagli, con l’hotel, con i ristoranti, con tutte le necessità, tra cui il treno con cui raggiungeranno Tokyo.

Già perché la Panda si fermerà a Nagoya presso il museo. Troppo complicato entrare in Tokyo, troppo rischioso anche per via del maltempo, tanto che anche il treno è costretto a rientrare a Nagoya dopo 8 ore di attesa in mezzo al nulla.

Salvo e Fabri non si perdono d’animo ed il 30 agosto arrivano finalmente a Tokyo. L’incontro con l’Ambasciatore Italiano, proprio come accadde per Francis Lombardi, mette fine a questa fantastica avventura.

Attraverso 19.200 km hanno potuto capire e conoscere le usanze di 14 nazioni, fare incontri con persone che rimarranno per sempre nel loro cuore, emozionarsi per l’accoglienza fantastica che il Giappone ha riservato a loro. Un viaggio che realizza un sogno che da troppi anni era rimasto in un cassetto.

Nella prossima puntata “LA PREPARAZIONE”

Credito fotografico ©Fabrizio Carrubba

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