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Dall’Italia al Giappone in Panda! Episodio 2: la preparazione!

La leggenda, nei racconti di Salvo, narra che Fabri abbia pianificato il percorso in una notte, dopo una chiacchierata di fronte ad una birra! Ovviamente non è così, ma con i mezzi odierni e con qualche conoscenza di geografia in effetti basterebbe inserire qualche città su google maps per avere un tracciato da seguire.

Poi ovviamente ci si scontra con una realtà ben diversa e si capisce fin da subito che un viaggio di questa portata, che attraversa mezzo mondo, va pianificato e programmato con dettaglio. Nella base operativa (un negozio sfitto sul corso principale di Vercelli, che resterà illuminato per parecchie notti) ci si dividono i compiti.

Salvo si occuperà degli aspetti tecnici sulla vettura, su quelli legati alle comunicazioni durante il viaggio e sulle apparecchiature tecnologiche da portarsi in viaggio. Fabri, invece, si occuperà della parte burocratica, delle questioni legate alle frontiere, dei permessi, dei visti ed ovviamente della parte più importante: la rotta da seguire.

Siamo a metà del mese di ottobre del 2023. Unica certezza è che il viaggio si compirà nell’estate 2024. La prima idea era quella di iscriversi “semplicemente” al Mongol Rally, evento non competitivo che porta parecchi folli a percorrere strade diverse con improbabili auto verso le terre di Gengis Khan. Ma poi Salvo e Fabri trovano l’illuminazione di ripercorrere le gesta di Francis Lombardi, pilota, costruttore di aerei e poi di automobili, che proprio partendo da Vercelli, nel 1930, stabilì il record di collegamento in volo tra Europa e Giappone.

I due hanno finalmente un punto di partenza, uno di arrivo e stabiliscono anche una ipotetica data di partenza: 13 luglio, proprio come fece Lombardi. Mancano 9 mesi alla partenza e c’è praticamente tutto da fare.

La prima bozza di tragitto prevede il passaggio a sud: Slovenia, Croazia, Bosnia, Serbia, Bulgaria, Grecia. Poi attraversamento della Turchia per passare dalla Georgia ed entrare finalmente in Russia. Fabri inizia a passare in dettaglio le strade, ricerca informazioni sulle frontiere, trova contatti con altri viaggiatori per reperire più informazioni possibili soprattutto sulla delicata e difficile frontiera russa.

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Intanto si inizia con la ricerca del mezzo ideale per questo tipo di viaggio. La scelta cade sulla piccola utilitaria di casa Fiat. Si pensa prima al modello 4×4 e si inizia a spulciare annunci e visionare auto. Intanto passano le settimane ci si organizza meglio in vista del grande raid. Viene costituita una ASD. Viene scelto il nome di PANDUMA. In dialetto vercellese ANDUMA sta per ANDIAMO…andiamo in Panda, quindi PANDUMA.

La voce in città di sparge. Anche perché Salvo e Fabri decidono di non compiere un viaggio fine a se stesso. Hanno un sogno: raccogliere un euro al chilometro da devolvere in beneficenza ad AVMA – Associazione Vercellese Malati Alzheimer. Viene messa in moto la macchina della solidarietà. Arrivano anche i primi sponsor interessati al viaggio: chi con materiale utile al viaggio, chi a livello economico. È il punto di non ritorno, ma manca ancora la cosa più importante: la macchina.

Dopo aver pianificato il percorso fino a Vladivostok passando per la Mongolia ci si convince che il mezzo ideale è una più semplice 2 ruote motrici. Su 17.000 km previsti circa 3.000 saranno di fuoristrada su pista più o meno battute, l’altitudine massima sarà prossima ai 3.000 metri. Serve una macchina che sia facile da riparare, semplice, robusta, parca nei consumi. Viene trovata una Panda 900 CLX del 1996 dalle parti di Brescia. L’auto arriva a Vercelli il 13 aprile, quando mancano solo 3 mesi alla partenza con ancora tutto da fare.

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Intanto la strada è pressochè tracciata. I visti per la Russia (doppio ingresso, 90 giorni) vengono richiesti ed arrivano, ma una notizia sconvolge i piani. A metà maggio azioni di guerra ucraine bombardano Volgograd (la vecchia Stalingrado) e Saratov, due città che dovevano essere tappa del viaggio. Anche la strada che sale dalla Georgia è soggetta ad attacchi con i droni. Non ci sono condizioni di sicurezza sufficienti.

Mancano solo 2 mesi alla partenza. Mentre i lavori sulla Panda procedono grazie all’aiuto di Nino Lombardi, che dedica il suo tempo alla revisione e preparazione del mezzo, Fabri deve rivedere tutta la prima parte del tragitto. Trova contatti tra motociclisti ed individua nella frontiera di Grebnova (Lettonia) un probabile passaggio, mentre le frontiere tra Polonia e Bielorussia, Estonia e Finlandia restano chiuse. Esiste una possibilità di passaggio dalla Norvegia, troppo estremo, troppo lungo, troppo a Nord, ma Fabri lo prende in considerazione.

La Panda passa dalle sapienti mani di Nino (che opera nello spazio concesso dagli amici di 100 Ottani di Vercelli) a quelle di Marco Binati, noto preparatore biellese che si occupa dell’assetto rialzato e rinforzato e della messa a punto finale del piccolo motore Fiat. Poi la Panda viene portata in un magazzino della Bassa Vercellese, dove Salvo si occupa di tutto quello che manca. Con l’aiuto dell’amico Gabriele viene rivisto l’impianto elettrico, dotando la Panda di una seconda batteria dedicata ai servizi. Vengono autocostruiti (con l’aiuto di un altro amico, Luca) portapacchi e piastra paramotore. La Panda prende vita, mentre un altro gruppo di persone (Patrizia, Benedetta, Alberto, Piergiorgio, Massimo, Mattia, Michele) si unisce per dare supporto prima e durante il viaggio.

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Resta la grande incognita del traghetto che caricherà la Panda da Vladivostok alla Corea e poi quello dalla Corea al Giappone. In molti dicono addirittura non ci siano rotte che permettono di caricare mezzi. Fabri ne è convinto e con ragione. Ma la procedura di prenotazione si dimostrerà lunga e complicata e per la prima tratta sarà risolta solo durante il viaggio grazie a Patrizia, instancabile da casa. Unico problema: un unico viaggio a settimana e obbligo di consegna alla dogana del porto 4 giorni prima della partenza. Vietato arrivare in ritardo….a 15.000 km da casa.

I bagagli e tutta l’attrezzatura intanto vengono minuziosamente organizzati. Manca un settimana alla partenza ed arriva l’OK per poter partire dallo stesso aeroporto che vide decollare, all’alba del 13 luglio 1930, Francis Lombardi con il fido motorista Gino Capannini alla volta del Giappone.

Nella prossima puntata “SI PARTE! LA CARA VECCHIA EUROPA”

Credito fotografico ©Fabrizio Carrubba

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