21 luglio. Siamo all’estremo nord dell’Europa. La piccola tenda da campeggio si apre e la vista spazia su uno dei tanti laghi presenti nella zona di confine tra Norvegia e Russia. È il grande giorno. Il secondo tentativo di entrare in Russia. Si organizzano nuovamente documenti e bagagli e con calma e con il cuore in gola ci si avvicina al posto di frontiera. Ultimo tentativo. Nel caso la Panda venisse respinta alla frontiera non resta che tornare a casa.
Ci si accoda al cancello ancora chiuso, siamo la quinta macchina, ovviamente l’unica con targa europea. Con calma si entra e si affronta il lungo iter doganale. Proprietario della vettura e passeggeri vengono separati. Ma alla fine, viste le difficoltà si riesce poi a riunirsi per compilare i moduli necessari per far entrare l’auto in Russia. Il controllo dei documenti porta via tantissimo tempo. E poi resta ancora da controllare tutti i bagagli. La Panda viene completamente scaricata e tutto il bagaglio minuziosamente controllato.
Sorgono alcuni problemi: uno legato alla prenotazione del primo hotel, uno legato ai farmaci trasportati, un altro sugli occhiali da vista da consegnare alla Missione in Mongolia (la scatola viene aperta e controllata) ed infine uno legato alle apparecchiature video e foto. Non si potrebbe entrare con uno degli strumenti portati. Si riesce comunque, non senza difficoltà ad ottenere il permesso, a patto di non utilizzare questa specifica attrezzatura in tutto il territorio russo.
Dopo quasi 5 ore si passa. Siamo finalmente in Russia. Con emozione si percorrono i 220 chilometri che portano a Murmansk, prima tappa nella terra degli Zar. La zona è fortemente militarizzata. Niente foto e niente video, ma il contesto panoramico mozza il fiato, con una curatissima lingua d’asfalto che taglia il grande nord.

Risolti con qualche difficoltà problemi legati all’assicurazione della macchina, al cambio dei contanti (in tutto la Russia non si possono usare le carte di credito) e altre questioni burocratiche, inizia la lunga discesa verso Mosca, che viene raggiunta 4 giorni dopo.
L’equipaggio di PANDUMA viene accolto da un contatto a Mosca, che risolve anche la questione legata alla prenotazione obbligatoria di un hotel nella capitale. La visita nella capitale è emozionante, con la Piazza Rossa, il Cremlino e la Cattedrale di San Basilio in tutto il suo splendore. La città è viva, curatissima, pulita ed ordinata e piena di turisti (non occidentali) e di giovani e famiglie che affollano il centro ed i suoi locali. Non ci sono segni di pericolo o di guerra. L’unica difficoltà resta l’utilizzo dei sistemi GPS. Per motivi di sicurezza il segnale non è disponibile e quindi ci si trova a dover “navigare a vista” per l’enorme città con carte stradali ed orientamento.
Ma è tempo di partire e di puntare il cofano della Panda verso est, seguendo il tracciato della ferrovia transiberiana. Le strade iniziano ad essere un problema. Spesso in condizioni pessime, con grosse buche e dossi. I camion sfrecciano a velocità folle. Si riesce a by-passare il problema sfruttando per diverse centinaia di chilometri la nuova autostrada, una delle poche, che collega Mosca a Kazan.
Il viaggio prosegue verso est. Il contrasto tra le grandi città attraversate, come Kazan, Ufa, Celjabinsk e Omsk, e le piccole cittadine o paesi rurali lascia il segno. Le città sono moderne e curate. I palazzi storici del regime perfettamente conservati. I centri commerciali ricchi di prodotti. I paesi sono invece fermi all’inizio del secolo scorso. Le strade non sono asfaltate, spesso manca la pubblica illuminazione. Le cittadine più grandi conservano un centro fatto di grossi edifici in stile regime sovietico, ormai fatiscenti. Le periferie sono fatte di piccole case in legno, tipiche in tutta la Russia. I supermercati sono spesso poco riforniti.

Le distanze tra i centri urbani si allungano ed in un paio di occasioni si ricorre alle taniche per rabboccare il carburante. Sulla strada ci si ferma in posti spartani, gli unici che offrono ospitalità. Siamo fuori da qualsiasi rotta turistica e quindi ci si affida a posti di ristoro per camionisti. Spesso la piccola Panda viene parcheggiata in mezzo ai mastodontici camion russi, molti del quali muniti di pericolose borchie sui copricerchi. Si mangia solo cibo locale, servito in posti di ristoro al limite delle condizioni igieniche. Si dorme cercando il posto per la notte giorno per giorno. Impossibile prenotare o sperare in qualche hotel stellato. Tutto però procede al meglio.
Con difficoltà la Panda supera anche la catena dei Monti Urali. Qua esistono aree dichiarate parchi naturali. Ma non esistono strutture ricettive o di turismo. In compenso un enorme cantiere squarcia in due qualche vallata. Si sta costruendo l’autostrada che collegherà Mosca a Vladivostok. Il traffico di merci si spartisce in parti uguali tra i grandi convogli che corrono sulla ferrovia transiberiana e i numerosissimi camion che affollano l’unica via di comunicazione principale che taglia tutta la Russia.

Fuori da questa via di comunicazione si trovano lunghe strade sterrate che portano ad altre cittadine, spesso lontanissime tra loro. Non vengono asfaltate perché qua, d’inverno, la temperatura scende anche a meno 30 gradi e la manutenzione sarebbe troppo costosa.
Il 31 luglio la Panda arriva a Novosibirsk, terza città per grandezza della Russia. La città è bellissima, con i suoi monumenti e il suo teatro, il più grande dell’intera nazione. Si lascia la rotta verso est e si punta a sud, direzione Mongolia. Per arrivare al posto frontiera di Tashanta occorre risalire tutta la valle dell’Altaj. Il posto lascia senza fiato. In alcuni tratti ricorda panorami degni di Canada o Alaska, con il grande fiume che scorre tra foreste di conifere rigogliose. In questa zona ci sono insediamenti turistici: campeggi, hotel anche di lusso, attività escursionistiche di qualsiasi tipo, rafting nel fiume. Salvo e Fabri invece trovano anche ospitalità in una casa privata che affitta una stanza. Un altro modo per entrare in contatto con la popolazione locale.

Risalendo la valle cambia poi il paesaggio. Si affronta l’enorme altopiano che porta a Tashanta, minuscolo varco di frontiera con la terra di Gengis Khan posto a quota 2.200 metri. La vegetazione si fa più rada e si incontrano, a sorpresa, i primi cammelli. Nel posto scelto per l’ultima notte in Russia una piacevole sorpresa: una moto con targa italiana. Una coppia in viaggio dalla Puglia. Sono arrivati fino al lago Bajkal e poi hanno attraversato la Mongolia. Sono usciti dal paese e stanno tornando verso casa.
Siamo a 10.500 km dalla partenza da Vercelli. La Panda, Salvo e Fabri stanno per entrare nella meravigliosa Mongolia.
Nella prossima puntata “MERAVIGLIOSA MONGOLIA”
Credito fotografico ©Fabrizio Carrubba



















