Una Formula 1 con V8, V10 o V12 non tornerà in tempi brevi, come ha spiegato Nikolas Tombazis. Permettere ai costruttori una maggiore libertà nella costruzione di V6, V8, V10 o persino V12, entro il tetto di spesa del campionato F1, porta alla domanda “Perché no?”, ma l’idea romantica è stata stroncata dalla FIA, secondo Tombazis.
La F1 utilizzerà una power unit ibrida V6 nel 2026, impiegando un’architettura modificata rispetto a quella “congelata” usata tra il 2022 e il 2025, mentre lo sport si sposta verso carburanti sostenibili e una maggiore elettrificazione.
V6, V8, V10, V12… Perché la F1 non consentirà più tipi motore diversi
L’introduzione dei nuovi ibridi V6 avviene nel contesto di discussioni in corso sul futuro regolamento motori della F1, in considerazione dei compromessi che sono dovuti essere fatti sul telaio per adattarsi ai nuovi motori. Per mantenere tempi sul giro paragonabili a quelli odierni, la FIA introdurrà anche l’aerodinamica attiva per la prima volta in oltre 30 anni, con le monoposto che utilizzeranno modalità “X-Mode” e “Z-Mode” per commutare attivamente tra basso drag e alta downforce, a seconda della posizione in pista.
In più, è previsto un sistema elettrico “override” (una specie di boost) che funzionerà come un “push-to-pass”, sfruttando l’energia elettrica immagazzinata nella batteria; le auto avranno un tasso di decrescita dell’energia in rettilineo – il che serve a evitare azioni innaturali da parte dei piloti, come frenate in rettilineo, per rigenerare energia elettrica.
Se tutto questo suona complesso, è perché lo è, e ha dato avvio quest’anno a discussioni su cosa fare per il regolamento motori successivo. Sono state discusse seriamente idee su se abbreviare il ciclo delle regole motore successive, per passare a un V8 (aspirato o turbo) più semplice nel 2029 o nel 2030.
Una riunione tra FIA e produttori di power unit doveva svolgersi a Londra la settimana dopo Monza, ma, accorgendosi che non avrebbe avuto il sostegno della supermaggioranza dei costruttori, l’ente ha rimandato l’incontro; quindi la F1 correrà con i motori in arrivo fino almeno alla fine del 2030, come pianificato.
Il tetto di spesa e perché non basta
L’introduzione di carburanti sostenibili offre comunque uno spunto interessante: se la F1 dovesse allontanarsi dall’elettrificazione per il futuro regolamento motori, perché non permettere maggiore libertà tecnica, dato che esiste già un tetto di spesa che impedisce ai costruttori di sbilanciare la competizione con budget ingiustificati?
Nel 2026, i nuovi produttori di power unit potranno spendere fino a 190 milioni di dollari, mentre quelli già presenti dovranno restare sotto i 148,5 milioni. Tutti saranno vincolati a 148,5 milioni nel 2027.
Ma, anche se tutti hanno un budget limitato, perché non allentare le regole e permettere che costruiscano secondo l’architettura che preferiscono? Questo permetterebbe un’ampia gamma di idee, come si vedeva negli anni ’90, quando V8 gareggiavano contro V10 e V12.
Tombazis cita un esempio suggestivo: Sebastian Vettel ha guidato a Imola l’anno scorso la MP4/8 del 1993 con motore Ford V8 utilizzando carburante sostenibile, e ha guidato la Williams-Renault con V10 di Nigel Mansell al Goodwood Festival nell’estate del 2024.
Perché la libertà motore è considerata impraticabile oggi
Secondo Nikolas Tombazis, non è così semplice come sembri.
- Il costruttore di power unit o le squadre operano in condizioni molto diverse: alcuni sono OEM ben consolidati, altri indipendenti; alcuni hanno sedi in paesi con costi del lavoro, leggi e infrastrutture diverse. Queste differenze renderebbero l’impatto del tetto di spesa diseguale.
- Se si dicesse solo “Hai X soldi e poi fai ciò che vuoi”, queste differenze nei contesti nazionali, modelli aziendali e risorse si amplificherebbero, causando grandi disparità prestazionali.
- Il tetto di spesa, da solo, non può essere l’unico meccanismo per controllare i costi.
- Se ci fosse libertà tecnologica massima unita al solo tetto di spesa, le squadre cercherebbero scappatoie regolamentari per guadagnare cavalli in modo scorretto, e questo finirebbe per peggiorare lo spettacolo.
In sintesi: la FIA riconosce il valore romantico e nostalgico dell’idea di motori liberi — V8, V10, V12 — ma ritiene che oggi le condizioni (economiche, tecnologiche, sportive) non rendano realistica una simile libertà. Il compromesso è restare su motori ibridi V6, con regole tecniche molto precise, fino almeno al 2030, mantenendo il controllo dal punto di vista prestazionale, dei costi e dell’equità tra concorrenti.
