L’arrivo di Lewis Hamilton a Maranello continua a far discutere, ma per Francesco Cigarini — per anni meccatronico nella Scuderia — la direzione da seguire è chiara: la Ferrari deve imparare a sfruttare fino in fondo l’esperienza del sette volte campione del mondo, se vuole tornare a competere ai massimi livelli.
Secondo Cigarini, Hamilton rappresenta un patrimonio tecnico inestimabile, maturato in oltre un decennio all’interno delle strutture inglesi, note per metodi di lavoro e approccio ingegneristico molto diversi da quelli tradizionali di Maranello. Un valore aggiunto che, però, rischia di andare sprecato se non gli verrà garantito il giusto peso nei processi decisionali.
Nonostante l’attuale distanza in classifica da Charles Leclerc, Cigarini non ha dubbi: la Ferrari deve usare la sua esperienza come guida per la crescita della vettura. «Se un pilota del livello di Hamilton condivide un’idea tecnica e questa non viene considerata perché il compagno è più veloce in pista, il rischio è creare un clima in cui il pilota non si sente coinvolto. E a quel punto si perde una risorsa enorme», avverte l’ex tecnico.
Il paragone con Michael Schumacher non è casuale. Anche il tedesco, ricorda Cigarini, nei primi anni in Ferrari dovette costruire passo dopo passo un rapporto di fiducia totale con la squadra. Solo quando ogni sua indicazione fu accolta e integrata nel progetto nacque il ciclo di successi che ha segnato la storia della Formula 1.
Hamilton, sostiene Cigarini, può essere l’uomo giusto per guidare un processo simile. «Leclerc è velocissimo, ma ha bisogno di una monoposto più solida. Le indicazioni di Hamilton, se ascoltate, possono indirizzare lo sviluppo in modo decisivo. Il vero salto di qualità può avvenire nel tempo, non nell’immediato.»
Lo sguardo va già al 2026, stagione chiave per i nuovi regolamenti tecnici. In quell’ottica, avere un pilota con l’esperienza di Hamilton integrato pienamente nelle strategie di sviluppo potrebbe fare la differenza. E anche Leclerc, secondo Cigarini, trarrebbe beneficio dalla presenza di un compagno così preparato.
In sintesi: la Ferrari ha ingaggiato Hamilton non solo per la sua velocità o per l’impatto mediatico, ma per la sua capacità di costruire un progetto vincente. Ora sta alla Scuderia decidere se trasformare questa opportunità in un nuovo ciclo di successi.
