Dopo oltre vent’anni trascorsi come architetto silenzioso ma determinante del progetto Red Bull in Formula 1, Helmut Marko sembra avviarsi verso l’uscita di scena. Le sue parole ad Abu Dhabi, pronunciate con un’insolita cautela dopo la sconfitta di Max Verstappen nel duello mondiale con Lando Norris, hanno il sapore di una riflessione che va ben oltre la delusione sportiva del momento: “Devo dormirci sopra, poi vedrò cosa fare.”
Il declino dell’ultimo guardiano dell’era Mateschitz
A 82 anni, Marko è l’ultimo presidio della vecchia Red Bull, quella costruita da Dietrich Mateschitz con una visione chiara, una gerarchia solida e una fiducia quasi incondizionata nel suo consigliere austriaco. Con la scomparsa del fondatore nel 2022 e l’ascesa della nuova leadership — sempre più centralizzata attorno a Red Bull GmbH e al dirigente Oliver Mintzlaff — il ruolo di Marko è progressivamente cambiato.
Ciò che un tempo era intoccabile, oggi è sotto osservazione. Il vento interno è mutato, e Marko lo percepisce.
Frizioni, successioni e un equilibrio che si spezza
La stagione 2025 si è inserita in una fase di profonda ristrutturazione manageriale: l’uscita di scena di Christian Horner e la nomina di Laurent Mekies segnano un punto di non ritorno per l’assetto del team. Nel nuovo ordine, Marko è diventato un elemento da valutare, non più un cardine automatico.
Le indiscrezioni parlano di tensioni crescenti, anche su temi minori, come scelte per il vivaio piloti prese unilateralmente. E l’incidente diplomatico al GP del Qatar, con le sue parole su Kimi Antonelli sfociate in un violento attacco social verso il giovane italiano, pare aver incrinato ulteriormente la fiducia.
Da mesi circola l’idea di un piano di successione al quale sono stati accostati nomi di grande peso simbolico: Sebastian Vettel, Gerhard Berger. Segno evidente che la Red Bull sta immaginando un futuro senza Marko.
Mekies loda Marko, ma non lo blinda
Mekies, interpellato sul tema, si muove con attenzione diplomatica. Da un lato riconosce il contributo dell’austriaco — “È stato straordinario nell’aiutarci a raddrizzare una stagione iniziata male” — dall’altro ribadisce un concetto chiave: la squadra, oggi, è un organismo che si aggiorna continuamente, e nessuna posizione è garantita per principio.
È la dichiarazione che, in controluce, conferma: tutto è sul tavolo.
Una stagione che somiglia a un epilogo
Nella storia di Red Bull, Marko rappresenta continuità, strategia, selezione dei talenti, disciplina. Ha costruito una generazione di piloti — da Vettel a Verstappen — plasmando la cultura competitiva dell’intera scuderia. Ma l’epoca d’oro inaugurata da Mateschitz è ormai finita, e la nuova Red Bull è sempre meno sua.
Per ora, ufficialmente, nulla cambia. Ma nella Formula 1 moderna, quando un dirigente ci tiene a dire che deve “dormirci sopra”, il copione è già in scrittura.
E il prossimo capitolo potrebbe non avere il nome di Helmut Marko.
