La MotoGP potrebbe presto andare incontro a una delle trasformazioni più radicali della sua storia recente. I costruttori stanno infatti discutendo la possibilità di eliminare la storica regola delle due moto per pilota a partire dal 2027, in una mossa pensata principalmente per ridurre i costi.
Secondo le indiscrezioni emerse nelle ultime ore, il tema sarebbe già sul tavolo nei colloqui tra le case costruttrici, MotoGP Sports Entertainment e Liberty Media, destinata a prendere sempre più peso nella gestione commerciale del Motomondiale.
Attualmente ogni pilota della MotoGP dispone di due moto durante tutto il weekend di gara. Una soluzione che permette ai team di lavorare su assetti differenti nelle prove, di avere una moto pronta in caso di incidente e soprattutto di effettuare il celebre cambio moto durante le gare flag-to-flag in caso di pioggia improvvisa.
È proprio questo uno degli aspetti che rischierebbe di cambiare maggiormente. Con una sola moto disponibile, il campionato dovrebbe infatti trovare nuove soluzioni per gestire le gare in condizioni meteo variabili.
Fino al 2006, prima dell’introduzione del flag-to-flag moderno, le corse venivano spesso interrotte con bandiera rossa quando il meteo cambiava improvvisamente e si rendeva necessario passare dalle slick alle gomme rain.
Con la possibile introduzione della moto unica, la MotoGP potrebbe tornare a quel sistema oppure adottare pit stop obbligatori per il cambio gomme, come già accade nel Superbike World Championship.
Nel mondiale Superbike, infatti, ogni pilota utilizza una sola moto, mentre una eventuale seconda moto può essere autorizzata soltanto in situazioni eccezionali dalla direzione tecnica. Anche in Moto2 e Moto3 il regolamento della moto unica è in vigore ormai dal 2010.
Le conseguenze sportive sarebbero enormi anche durante prove e qualifiche. Oggi una caduta non compromette necessariamente una sessione, perché il pilota può tornare subito in pista con la seconda moto. Con il nuovo sistema, invece, qualsiasi incidente rischierebbe di chiudere anticipatamente il lavoro del weekend.
Un esempio concreto si è visto recentemente al GP di Catalogna. Piloti come Pedro Acosta e Fabio Di Giannantonio — poi vincitore della gara — dopo i rispettivi incidenti probabilmente non avrebbero avuto la possibilità di ripartire senza una seconda moto disponibile.
La spinta verso questa rivoluzione nasce soprattutto da motivi economici. Ridurre il numero di moto, componenti e personale necessario durante i weekend consentirebbe infatti un taglio significativo dei costi per le squadre e per i costruttori.
Per il momento si tratta ancora di discussioni preliminari, ma il tema è destinato a diventare centrale nei prossimi mesi. Qualsiasi modifica regolamentare dovrà infatti essere approvata ufficialmente dalla Grand Prix Commission prima di entrare in vigore.
