La MotoGP continua a regalare spettacolo in pista, ma fuori dai circuiti il movimento italiano deve ancora fare i conti con l’eredità lasciata da Valentino Rossi. A confermarlo è stato Davide Tardozzi, team manager della Ducati, che ha parlato apertamente delle difficoltà del campionato nel mantenere in Italia lo stesso impatto mediatico avuto negli anni del “Dottore”.
Alla vigilia del weekend del Mugello, Tardozzi ha spiegato come il ritiro di Rossi abbia inevitabilmente lasciato un vuoto enorme, non solo dal punto di vista sportivo ma soprattutto in termini di popolarità.
“Valentino era un fenomeno unico”, ha dichiarato il dirigente Ducati. “Le gare le guardavano tutti, anche persone che normalmente non seguivano il motociclismo. Era diventato un simbolo capace di coinvolgere intere famiglie.”
Secondo Tardozzi, la MotoGP sta pagando anche il cambiamento del panorama televisivo. Il passaggio alle pay TV ha infatti ridotto notevolmente la platea rispetto agli anni in cui le gare erano trasmesse in chiaro e raggiungevano milioni di spettatori ogni domenica.
Nonostante il dominio recente della Ducati e la presenza di piloti italiani di alto livello come Francesco Bagnaia, il manager bolognese ritiene che il motociclismo non abbia ancora trovato un personaggio capace di replicare il carisma e l’impatto mediatico di Rossi.
Bagnaia rappresenta oggi il volto principale della MotoGP italiana ed è cresciuto proprio nell’Academy fondata dal nove volte campione del mondo. Tuttavia, secondo Tardozzi, il legame emotivo che Rossi era riuscito a creare con il grande pubblico resta ancora ineguagliabile.
Le parole del team manager Ducati arrivano in un momento importante per il motociclismo mondiale, impegnato ad ampliare il proprio pubblico internazionale e a competere con la crescente popolarità globale della Formula 1.
In Italia, però, il paragone con Rossi continua a essere inevitabile. Perché oltre ai risultati, il campione di Tavullia aveva trasformato la MotoGP in un fenomeno culturale capace di andare ben oltre lo sport.
