La MotoGP guarda alla Formula 1 e valuta l’introduzione di un tetto al budget per i costruttori. L’ipotesi è stata confermata da Carlos Ezpeleta, direttore sportivo del campionato, che ha sottolineato come un limite alla spesa possa rappresentare un’opportunità importante per il futuro della categoria.
L’idea nasce dalla volontà di rendere più sostenibile il campionato e di evitare che i costruttori siano costretti a investire risorse sempre maggiori per mantenere la competitività. Un progetto tutt’altro che semplice, considerando le profonde differenze tra le aziende impegnate in MotoGP.
«È un obiettivo molto ambizioso perché i costruttori provengono da aziende, realtà e organizzazioni diverse», ha spiegato Ezpeleta. «Deve essere studiato, ma se c’è la volontà, c’è un modo per farlo».
La MotoGP non ha un problema di competitività
Ezpeleta ha però chiarito un punto fondamentale: l’eventuale introduzione del budget cap non nasce da una crisi dello spettacolo in pista.
Al contrario, la stagione attuale dimostra che spendere di più non garantisce automaticamente risultati migliori. Le prestazioni di Aprilia rappresentano un esempio significativo: il costruttore italiano è riuscito a competere ai massimi livelli pur confrontandosi con rivali dotati di risorse economiche importanti.
«Non abbiamo un problema in pista. È molto importante sottolinearlo», ha affermato Ezpeleta. «Stiamo vedendo che alcuni costruttori stanno ottenendo risultati migliori rispetto a quelli con budget più elevati».
Secondo il direttore sportivo della MotoGP, quindi, il budget cap avrebbe soprattutto una funzione economica e strategica. «Credo che alcuni costruttori abbiano un margine significativo per ridurre i propri budget», ha aggiunto.
Il precedente della Formula 1
La Formula 1 rappresenta il principale punto di riferimento. Dal 2021 il campionato utilizza un cost cap che limita le spese legate allo sviluppo e alla gestione tecnica delle vetture. Il sistema prevede anche controlli finanziari da parte della FIA.
Non tutte le spese rientrano però nel limite: tra le principali esclusioni figurano gli stipendi dei piloti, quelli dei tre membri dello staff più pagati, il marketing e i costi di viaggio.
Il modello è stato concepito per contenere la crescita dei costi e ridurre il vantaggio dei team con maggiori disponibilità economiche, contribuendo inoltre a rendere la partecipazione alla F1 più sostenibile per i costruttori.
Steiner: «La soluzione è semplice»
L’idea troverebbe un sostenitore anche in Guenther Steiner, ex team principal di Haas in Formula 1 e oggi alla guida della struttura Tech3 KTM.
Steiner aveva già indicato il budget cap come una possibile soluzione per ridurre i costi della MotoGP, criticando al tempo stesso l’ipotesi di introdurre un’unica moto per costruttore.
«Se volete risparmiare, la soluzione è molto semplice: il budget cap», aveva dichiarato. «Sappiamo tutti dove ha funzionato, in Formula 1, con ottimi risultati».
La strada, tuttavia, è ancora lunga. Un sistema applicabile alla MotoGP dovrebbe tenere conto delle differenti strutture societarie dei costruttori, delle modalità con cui vengono sviluppate le moto e della necessità di stabilire con precisione quali spese includere nel limite.
Per ora non esiste ancora un progetto definitivo. Ma le parole di Ezpeleta confermano che il budget cap è entrato ufficialmente tra le possibilità sul tavolo per il futuro della MotoGP.
