La Lancia ha svelato le forme della sua nuova ammiraglia, dalle dimensioni medio-grandi con una lunghezza di 467 cm e una linea fastback che ricorda la vettura degli anni ’70-’80 di cui porta il nome, offrendo motorizzazioni ibride ed elettriche con oltre 700 km di autonomia. La nuova Gamma rappresenta il secondo pilastro del rilancio del marchio dopo la Ypsilon. Sebbene nasca all’interno del gruppo Stellantis, la piattaforma tecnica è stata elaborata completamente dai tecnici a Torino e il modello viene prodotto nello stabilimento Stellantis di Melfi, insieme alla DS 7 con cui condivide l’architettura STLA Medium. A differenza del modello originale, nel 2026 la Gamma assume le forme moderne di un filante crossover caratterizzato da una coda molto rastremata. Il frontale è dominato dalla firma luminosa a calice del marchio torinese, composta da tre sottili lame di luce a LED, mentre i fari principali sono incassati più in basso. La fiancata è resa fluida dalle maniglie a scomparsa, che migliorano l’aerodinamica insieme a un tetto che scende dolcemente verso il posteriore.

La gamma motori: dall’ibrido da 1.000 km alle elettriche fino a 375 CV
La gamma motori parte dalla versione ibrida a 3 cilindri 1.2 turbo con cambio automatico da 145 CV, accreditata di un’autonomia complessiva superiore ai 1.000 km. Per quanto riguarda la gamma 100% elettrica, saranno disponibili tre varianti: una d’ingresso da 230 CV con 540 km di autonomia dichiarata, una versione da 245 CV capace di percorrere oltre 740 km con una ricarica e la top di gamma a trazione integrale AWD da 375 CV, che promette fino a 675 km di percorrenza.

Collaudi finali, debutto sul mercato e produzione a Melfi
I primi esemplari della Lancia Gamma sono impegnati nelle fasi finali di collaudo su strada per affinare la meccanica e l’assetto. Il marchio torinese ha confermato che a giorni saranno aperti gli ordini e verranno svelati anche gli ultimi dettagli relativi agli interni e ai prezzi di listino. La produzione a Melfi sottolinea la volontà di valorizzare la manodopera e la tecnologia italiana per un modello che punta a riportare il brand nei segmenti alti del mercato, una scelta che appare come un cambio di direzione incoraggiante per il futuro dei marchi italiani.

