La gomma posteriore Michelin scelta quasi per necessità nel Gran Premio del Giappone si è trasformata in una delle sorprese del weekend di Motegi. Brad Binder ha infatti rivelato che lo pneumatico hard utilizzato nella gara della domenica disponeva di un margine di durata enorme, tanto da poter teoricamente affrontare fino a tre distanze di gara.
Una conclusione decisamente inattesa, soprattutto considerando quanto accaduto nella Sprint, quando i problemi riscontrati con la soft posteriore avevano costretto Michelin a intervenire sull’allocazione degli pneumatici.
I problemi nella Sprint cambiano i piani di Michelin
Il nuovo asfalto di Motegi aveva creato diverse incognite nella gestione delle gomme. Durante la Sprint alcuni piloti avevano accusato problemi di blistering sulla posteriore soft, con segnali di deterioramento che avevano sollevato dubbi sulla possibilità di utilizzare la stessa soluzione nella gara lunga.
Michelin aveva quindi deciso di togliere la soft posteriore dalle opzioni disponibili per il Gran Premio, indirizzando i piloti verso una soluzione più resistente.
La scelta era ricaduta sulla hard, una gomma che fino a quel momento aveva avuto pochissimo spazio durante il weekend e che era stata portata in Giappone soprattutto come alternativa precauzionale.
La hard convince immediatamente
Il vero problema era rappresentato dalla mancanza di dati. I piloti non avevano infatti accumulato esperienza significativa con quella specifica soluzione nelle sessioni precedenti.
Il Warm Up della domenica è diventato così fondamentale per verificare comportamento, prestazioni e durata della nuova scelta posteriore. Le indicazioni sono state positive e l’intero schieramento ha successivamente deciso di affrontare il Gran Premio con la hard.
Con il passare dei giri è diventato evidente come la resistenza dello pneumatico fosse superiore alle previsioni.
Tra i piloti rimasti maggiormente impressionati c’è stato Brad Binder. Il sudafricano della KTM ha spiegato come il degrado fosse talmente contenuto da lasciare un margine molto più ampio rispetto a quello previsto prima della partenza.
Binder: KTM troppo conservativa
L’incertezza sulla durata della gomma aveva spinto KTM ad adottare un approccio prudente nella preparazione della RC16.
L’obiettivo era evitare di sottoporre la parte centrale dello pneumatico a sollecitazioni eccessive e arrivare alla fine della gara senza problemi. Una strategia comprensibile alla luce di quanto accaduto nella Sprint, ma che si è rivelata fin troppo conservativa.
Binder ha ammesso che, conoscendo in anticipo il reale potenziale della hard, KTM avrebbe potuto adottare una configurazione più aggressiva e sfruttare maggiormente le prestazioni della moto.
Secondo il pilota sudafricano, infatti, lo pneumatico aveva ancora così tanto margine al termine del Gran Premio da poter completare teoricamente altre due distanze di gara.
Un weekend difficile per Binder
La sorprendente resistenza della Michelin non è però bastata a trasformare il weekend di Binder. Il pilota KTM aveva già compromesso parte delle proprie possibilità durante le qualifiche, con una caduta in Q1 che lo aveva costretto a partire dalle retrovie.
In gara il sudafricano ha quindi dovuto recuperare terreno, terminando il Gran Premio del Giappone in undicesima posizione.
Il risultato finale non ha soddisfatto le ambizioni di KTM, ma il weekend di Motegi ha comunque fornito informazioni importanti sulla gestione degli pneumatici e sulle caratteristiche della nuova superficie giapponese.
Per Michelin, soprattutto, quanto accaduto rappresenta un dato significativo. Una gomma inizialmente considerata principalmente come soluzione di sicurezza è diventata l’unica scelta per il Gran Premio, mostrando contemporaneamente affidabilità e una resistenza decisamente superiore alle aspettative.


