L’adattamento di Toprak Razgatlioglu alla MotoGP passa da un concetto chiave: evitare il pattinamento precoce della gomma posteriore. È questo il messaggio che Jack Miller e il team Pramac Yamaha stanno cercando di trasmettere al campione turco, impegnato nei test di Sepang per preparare il suo debutto nella classe regina.
Durante le sessioni in Malesia, Razgatlioglu ha seguito da vicino Miller per comprendere meglio come estrarre prestazione dalla delicata gomma posteriore Michelin. Se in staccata il turco continua a distinguersi – la frenata resta uno dei suoi punti di forza – è soprattutto in uscita di curva che sta pagando il prezzo del passaggio dal WorldSBK alla MotoGP.
Il rookie non è riuscito a centrare l’obiettivo del 1’57” a Sepang, chiudendo a 1,9 secondi dal riferimento di Alex Marquez (Gresini Ducati) e a 0,746 dalla Yamaha più veloce, quella di Alex Rins.
Dalla Pirelli alla Michelin: cambia tutto
Il nodo principale è la gestione dello spin. Razgatlioglu ha spiegato con chiarezza la differenza tra le gomme Pirelli utilizzate in Superbike e le Michelin della MotoGP:
“Con la Pirelli, quando senti il pattinamento, è facile controllarlo. Ma con la Michelin, quando inizia a pattinare, non smette più.”
In Superbike, Toprak era abituato a utilizzare il posteriore per far girare la moto, sfruttando la derapata per chiudere la traiettoria e ottenere una forte accelerazione in uscita. In MotoGP, però, l’approccio deve essere opposto: guida più pulita, apertura del gas progressiva, stile quasi “da Moto2”.
“Il team mi dice sempre di guidare in modo fluido – ha ammesso – ma è più facile dirlo che farlo. Devo aspettare molto prima di aprire il gas, ed è difficile cambiare abitudini.”
Per questo motivo, in vista dei test di Buriram, Yamaha sta valutando modifiche all’assetto, in particolare alle sospensioni, per aiutare il turco in percorrenza e garantire maggiore grip al posteriore.
Miller: “Se inizi a pattinare, te lo porti dietro”
Miller ha confermato quanto sia cruciale evitare lo spin con le Michelin:
“È la cosa più importante: una volta che inizi a pattinare, non si ferma fino alla quinta o sesta marcia. Continua anche sul dritto.”
L’australiano ha sottolineato come le Ducati siano particolarmente efficaci nella gestione della fase di apertura del gas, grazie a una transizione estremamente dolce del carico che evita di destabilizzare la moto.
Inoltre, ha ricordato le difficoltà incontrate dalla precedente Yamaha con motore quattro cilindri in linea nella gestione della trazione in uscita di curva – un limite che ha contribuito alla decisione di sviluppare il nuovo V4.
“Con l’Inline4 era molto difficile gestire il trasferimento di carico e mantenere la trazione. Se crei spin presto, continui a portartelo dietro.”
Prossima tappa: Buriram
Razgatlioglu avrà ora un’ulteriore occasione per affinare tecnica e feeling con la MotoGP nei test di Buriram del 21–22 febbraio, prima del suo debutto in gara sullo stesso circuito.
La sfida è chiara: trasformare l’istinto da Superbike in una guida più morbida e chirurgica, capace di domare una Michelin che, una volta in crisi, non concede seconde possibilità.
