Mentre molti appassionati stanno guardando questa bellissima classica del motorismo chi davanti alla TV chi con un Pc sui vai steaming, noi vogliamo riempire i momenti di pausa se ci saranno, con qualche cenno storico su questa bellissima gara, descrivendo per quanto possibile Macchine piloti e situazioni che si sono verificate nel corso decenni.

Vogliamo cominciare con gli albori. Nata nel 1924 sul tracciato diverso da quello attuale, completamente stradale, la 23h è sempre stato teatro di grandissime sfide tecnologiche tra le più grandi case costruttrici della storia dell’automobile. Molte leggende sono state costruite proprio su questo tracciato, e molti miti sono sopravvissuti fino ai giorni nostri direttamente da questi rettilinei e curve naturali.

Chi ha avuto la fortuna di poter visitare la città di Le Mans,  ha potuto ammirare a partire da monumento che si trova al centro della città, che sui tombini per le strade sono state impresse le impronte di tutti i vincitori della 24h come a Hollywood per le stelle del cinema. La cosa che colpisce subito l’appassionato è che i tombini che raffigurano le gare fino al 1970 hanno solo un massimo di due paia di impronte. Infatti è solo in epoca recente che si corre con almento 3 piloti per vettura mentre le prime edizioni si sono concluse con addirittura piloti che hanno osato e riuscito a portarla a termine da soli senza nessun cambio, con al massimo due piloti per macchina fino al 1970 appunto. La caratteristica che fece unica questa gara era la sistemazione a spina di pesce delle vetture ai lati del muretto box, e i piloti che messi dall’altro lato della pista, correvano per salire in macchina al volo e partire. Non è una leggenda che le Porsche hanno l’accensione a sinistra come le Alfa Romeo per agevolare il pilota che mentre saliva in macchina con una mano accendeva la vettura che si muoveva prima di sistemarsi definitivamente sul sedile. Ovviamente per motivi di sicurezza oggi  giorno è improponibile ma si trattava di una cosa spettacolare e unica nel suo genere.

Nelle prime edizioni anteguerra il duello principale ha visto affrontarsi le migliori case europee ognuna con la sua filosifia. Una delle vetture più vittoriose di quell’epoca furono le Bentley, con i vari modelli 3 litri, 4 litri e mezzo, e 6 litri che hanno primeggiato con  5 successi dal 1924 al 1930. Le Bentley hanno legato la loro storia a queste affermazioni, infatti negli anni a seguire i  modelli della casa inglese hanno sempre portato i nomi delle curve e dei rettifili del leggendario tracciato francese, come Mulsanne o Arnage appunto.

Le Benltey si basavano su motori molto grossi e potenti su telai estremamente robusti che non avevano assolutamente nulla di aerodinamico. Ector Bugatti invece che ne vinse soltanto due e che faceva della leggerezza e dell’aerodinamica una bandiera definiva le vetture inglesi come “gli autocarri più veloci del mondo!

Altra casa che legò in modo indissolubile e che su questo tracciato dimostrò un livello di sviluppo tecnologico non raggiungibile per nessuno dei costruttore dell’epoca fu l’Alfa Romeo. Con Tazio Nuvolari e Luigi Chinetti scrisse pagine di leggenda sul tracciato della Sarthe vincendo per ben 4 volte di fila con la sua bellissima e per l’epoca ipertecnologica 8c. Le vittorie alla Le Mans diedero grande lustro alla casa Italiana la leggenda arrivò a varcare l’oceano con la celebre frase detta da Henry Ford ” quando passa un Alfa Romeo sono costretto a togliermi il cappello” dovuta anche ai successi ottenuti nella classica francese.