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La guerra fece danni incredibili in tutta Europa. Nessuno poteva dire di essere uscito dalla II guerra modiale meglio di un altro, sia che esso fosse vincitore che vinto. Ma una cosa era comune a tutti, la voglia incredibile di cominciare. Cavalcando l’onda di ottimismo che alimentava la ricostruzione, dopo che molti grandi costruttori come Bentely, Bugatti, e Alfa Romeo smisero di partecipare alla classica 24h, si affacciava un nome nuovo nel panorama del motorport. Decisamente spettacolare come si correva in condizioni assurde con le vetture stradali ai lati della pista…la stessa dove stanno correndo le vetture prototipo…attualmente!

Nel 1949 La Ferrari portava in gara una 166MM dove 166 era la cilindrata unitaria del modello e MM stava per Mille Miglia. Infatti la gara era fresca partecipante ad un altro pezzo di storia come la classica stradale Italiana. A portare alla vittoria la prima Ferrari a Le Mans fu Luigi Chinetti che da quel momento legò in modo indissolubile il suo nome a Ferrari non solo come pilota ma come importatore per l’America delle celebri vetture del cavallino rampante che con quella affermazione cominciarono a costruire il loro mito come l’Alfa Romeo negli anni antecedenti la guerra.

I francesi comunque non avevano certo intenzione di lasciare campo libero ad un piccolo costruttore Italiano e così ci fu la risposta della Talbot-Lago che a Le Mans con qualche piccolo trucco portò la versione della sua T25 da formula che con l’aggiunta dei parafanghi ti tipo motociclistico si impose senza troppa difficoltà

Nemmeno gli inglesi stavano con le mani in mano dopo il ritiro della Bentley, infatti a raccogliere il testimone furono le mitiche, leggerissime e affusolatissime, oltre che bellissime Jaguar con la serie C-Type che nella varie versioni la più famosa delle quali con una vistosa pinna aerodinamica alle spalle del pilota.

Una delle prime case costruttrici che capì l’enorme importanza mediatica che la 24 ore portava con se fu la Mercedes che non partecipava alla maratona francese con un prototipo o una vettura sport, ma portava in gara la sua Mercedes 300SL, derivata direttamente da quella che si poteva acquistare nelle concessionarie dando così il via alla partecipazione delle vetture da gran turismo nella classica di endurance.

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