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Le Road Race: uno stile di vita. Cosa spinge un pilota a correrle?

Dopo la scomparsa del giovane pilota Lee Vernon all’Ulster GP, in molti ci hanno chiesto il senso di una gara su circuito cittadino come Ulster, NW200, Tourist Trophy o Macao (e molti altri eventi nel mondo). Cosa si prova a correre una gara simile? Proverò a dirvelo…..

I piloti che corrono queste gare vengono additati come matti nel migliore dei casi, come “donatori di organi” dai più cafoni (sono stato catalogato così alla mia partenza per il Manx). La verità è che ci sono persone che, anche se non velocissime e che forse non vinceranno mai una di queste gare, sono attratte da queste corse per passione, follia, voglia di mettersi alla prova.

Lo ho detto e ripetuto molte volte: lontano dai riflettori e dallo sfarzo, il motociclismo è e rimane uno sport estremo, una passione pericolosa. Lo è per chi pratica il turismo viste le condizioni delle strade e del traffico, lo è ancora di più per chi corre amatorialmente o professionalmente. Non devo ricordarvi le tragedie di questi ultimi tre anni sia in pista che in strada.

Tutti, non so per quale motivo, hanno la convinzione che una corsa su strada sia molto più pericolosa di una corsa in pista. Forse per la vicinanza dei pali, alberi o marciapiedi, forse perché vedono la pista dal divano e non si rendono conto che anche il nastro d’asfalto con le vie di fuga cela in verità mille variabili.

Forse hanno ragione. In strada se sbagli qualcosa non hai la via di fuga, ma la moto rimane pericolosa sia se utilizzata in strada sia in pista. E allora tutti chiedono: “perché vai a correre se sai di rischiare la vita?”

Quali sono le differenze tra Road Race e gare in pista? Cosa spinge centinaia di piloti sulle strade del TT, NW200 e altre gare simili? In fondo, sia in pista che in strada si lotta contro il cronometro, c’è un vincitore e c’è l’ultimo, c’è il lento e il velocissimo. Sono gare, come tutte, e quindi dove sta la differenza?

La differenza sta nell’atteggiamento: si parte per una Road Race per mettersi alla prova, perché la sfida è innanzitutto con se stessi e non con gli altri. Questa cosa vale per tutti i piloti, per chi parte per vincere e per chi lotterà per arrivare fino alla fine. E sapete come ci si sente?

Il pensiero che possa accadere qualcosa è sempre presente, ma appena si indossa il casco tutto sparisce e tutto il corpo si prepara ad affrontare la corsa o il semplice turno di prova. E’ difficile da far capire, ma i sensi si acutizzano, il corpo risponde a velocità doppia rispetto al solito, l’adrenalina si fa sentire sul fondo delle guance.

Non esiste paura, non esistono altri pensieri oltre a quello di vedere dove si sta andando, di come affrontare il pezzo successivo, di come muoversi per ottenere il meglio. Non si vede altro che il nastro asfaltato di fronte a te, come in un tunnel dove il panorama e tutto quello che è ai lati della strada svanisce, si sfuma.

Senti solo il motore, il tuo cervello calcola il tempo della cambiata mentre gli occhi cercano il riferimento per la frenata o per l’inserimento alla curva che sta arrivando. Non esiste nient’altro che la moto, la strada e la tua mente….si, solo la mente, perché il tuo corpo si muove in base a quello che vedono gli occhi, dalle vibrazioni che il tuo corpo percepisce. La mente reagisce semplicemente di conseguenza.

Io ho corso la mia più bella gara della vita all’Isola di Man, ho vinto la mia sfida correndo in un posto leggendario e portando al limite il mio fisico e la mia mente. Lo rifarei altre mille volte, perché ci sono persone che si distinguono dal altre proprio per questa attitudine alla ricerca del limite, il proprio limite, sia esso in moto o a scalare una montagna.

E’ esagerato, esasperato, troppo? Si, forse si. Serve a dare un senso alla propria esistenza? Assolutamente si, io sono gratificato dalla ricerca del mio limite quotidianamente. E se fa stare meglio, perché no? Vivere i nostri sogni è un diritto, e quando si corre in condizione limite sappiamo bene che potrebbe essere l’ultima volta che abbracciamo una persona cara.

8 Commenti

  1. Non c è altro da aggiungere pur pensandola allo stesso modo io non ho una esperienza come.la tua ma capisco queste sensazioni il motociclista morto in Ulster e morto facendo la.cosa che amava di più e.non si.biasimare

  2. smeriglio forse ti 6 lanciato nella difficile inpresa di descrivere ladrenalina a chi non la provata.
    cosa x niente semplice ma il tuo tentativo lo apprezzo molto.
    ps nep mio piccolo posso dire che afrontare lo stelvio e una gran bella botta di adrenalina.

  3. Samba spero di essermi lanciato giusto!!! 😀

    Ci provo…per far capire anche il punto di vista che vede la normalità in cose apparentemente folli

  4. Ogni persona costruisce una immagine ed un ruolo di se che non esce da certi limiti, limiti che sono correlati alla società che ci circonda…

    Se vivi in un circo, è normale saper camminare su di un filo, ma quando uno non è conforme a ciò che si definisce generalmente “normale” nella società in cui vive… Allora è un folle!

    Quindi Danny, se essere folli è una devianza a ciò che per il resto del mondo è normale, io sarei contento di essere taggato come un po’ folle, soprattutto dalla normalità di oggi giorno!

    Folle è normale x noi! 😉

  5. Gran bel pezzo Danny!

    Putroppo sono sensazioni che tanti hanno provato e che reputano importanti nella propria vita, ma il senso delle quali è difficile da far comprendere per chi non vive una passione così profonda.

    Quando succede qualcosa c’è sempre grande dispiacere, ma anche la consapevolezza che dietro c’era una passione grande, incontenibile. Che quella storia era difficile da cambiare. In queste occasioni mi piace ricordare il sorriso grande, pieno, di Shoya Tomizawa, che spiegava benissimo tutta la gioia di quel ragazzo che viveva di questo sport. Oppure a Patrick De Gayardon, che mai avrebbe potuto rinunciare alla passione per il volo.

    Che il cielo protegga la libertà, le grandi emozioni e i doppi dischi anteriori.

  6. Sottoscrivo! Ammiro ogni singola persona che nei vari sport porta al limite il proprio corpo ed i propri sensi, che si chiamino: RoadRace, Apnea, Alpinismo, etc.
    Si può dire: mi piaco o non mi piace, ma giudicare poi con frasi pffensive è sciocco. Anche perché sono esperienze che chi le fa le vive sulla sua pelle e non nuoce a nessuno. Non si arricchiscono sulla pelle degli altri.

    Nelle Road Race, come nelle altre discipline estreme, capita poi di trovare persone talmente straordinarie che anche il solo incontrarle ed ascoltare i loro racconti ti arricchisce.
    Non ho mai incontrato Dunlop, ma come posso leggo tutto di lui, perché oltre che il Re delle Road, era una persona pazzesca.

    “Il coraggio non è la mancanza di paura, piuttosto la consapevolezza che esiste qualcosa di più importante della paura stessa.
    L’impavido forse non vivrà in eterno ma il cauto non vivrà affatto”

    PS @Smeriglio: dal basso della mia cultura sul TT conosco solo un Italiano che corre il TT: Stefano Bonetti.
    Di la verità sei tu questo 😀

    http://youtu.be/9JXgkPJYfFo

    http://youtu.be/NfDum2QuJ_g

  7. Haha Jigen, no non sono io Stefano Bonetti…. magari!! 😀
    Stefano è un amico, sono stato all’Isola con lui ed è un personaggio veramente fenomenale.

    Oltre ad essere completamente matto (nel senso buono) e uno con il quale ti fai delle serate dal mal di pancia da quanto si ride, è un ragazzo di un’onestà incredibile. Gran manico, grande persona.
    Lavora come saldatore alla JollyMoto (quelli che fanno le marmitte per i 2tempi) e la sua ditta praticamente lo sponsorizza dandogli le ferie!

  8. Grande! Ne sono sempre più convinto, che per fare cose così straordinarie ci vogliono persone straordinarie.

    Se torni al TT faccelo sapere così altre che Bonetti, McGuinness, Huchinson, Martin, Dunlop, etc etc etc faremo il tifo pure per te.

    PS quando lo vedi gli chiedi: ha detto un nostro lettore, come cavolo fai a quella velocità a vedere la “K” sull’albero. Sai che c’è, perché se riesci a vederla ti compra il mantello e la tuta di Superman.
    Vedendo quel filmato e tutte le cose che spiega: i moltecipli asfalti, curve, traiettorie da conoscere a memoria, buche e tombini; ti rendi conto che come hai detto nel tuo articolo, li i sensi stano al 2000%, acchiappi le mosche al volo!

    Pazzesco! Ma quante centinaia di volte devi girare sull’isola solo per avere in mente tutte queste cose aldilà dei tempi?

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